Angels In Vein – Recensione: Long Time Coming

Era l’ormai lontano 2016 quando davamo notizia della formazione degli Angels In Vein, band americana che registrava al suo interno la presenza di musicisti noti quali il cantante Chris VanDahl (L.A. Guns), i chitarristi Todd “Taz” Anthony e Stacey Blades (L.A. Guns), il bassista Eric Stacy (Faster Pussycat) ed il batterista Troy Patrick Farrell (White Lion). All’epoca il nuovo gruppo suscitò un certo interesse grazie alla pubblicazione di una manciata di singoli, ma non giunse – con quella formazione – alla pubblicazione di un vero full-lenght. Ci sono infatti voluti tutti questi anni, durante i quali la sezione ritmica è stata rivista con l’ingresso di Adam Kury al basso (Pack Of Wolves, Legs Diamond, Candlebox) e Troy Patrick Farrell alla batteria (White Lion, Gilby Clark, Enuff Z’ Nuff, Tantric) – per dare alle stampe “Long Time Coming”, disco di debutto il cui titolo non potrebbe quindi essere più azzeccato ed autobiografico. Considerate la lunga gestazione e l’esperienza dei musicisti coinvolti nel progetto, si è dunque creata una certa attesa nei confronti di questo esordio, i cui quaranta minuti si aprono sulle note di “No One Gets Out Alive”, uno sleaze/hard ritmicamente arrembante ma più svogliato dal punto di vista melodico: se il supporto delle chitarre di Anthony e Blades non si fa desiderare, nemmeno al momento dell’assolo, dal punto di vista dei cori il brano si avvale di un cantato graffiante ma mai troppo coinvolgente.

Registrata anche una resa stereofonica piuttosto spinta, come per dare al disco un sentore di artificiosa spazialità, si prosegue con una “With Me Tonight” appena più invitante: non che si possa parlare di un brano composto con particolare malizia o frutto di una grande esperienza, perché siamo ancora nel territorio in cui si prendono le misure, ma la sensazione è quella che la parte centrale della scaletta possa presentare un qualche crescendo che vada oltre la semplicità dei primi episodi. Archiviati ben presto il ritornello pigro di “Ready To Roll” ed il giro di blues di “Bang A Gong (Get It On)”, un brano leggerino nel quale l’apporto dei fiati sembra più che altro una mossa disperata per dare spessore, la realtà dei fatti comincia però a farsi spazio. L’idea che prende forma è infatti quella di un disco prodotto tutto sommato bene ma che si sia voluto completare per dovere, piuttosto che per dare spazio ad un momento di reale ispirazione.

Il cantato monocorde e disinteressato di VanDahl sembra esso stesso comunicare uno scarso coinvolgimento, ed il fatto che la copertina del disco sia un’immagine che la band aveva già utilizzato per pubblicizzare i singoli pre-pandemia sta lì a testimoniare la natura di un lavoro che, dall’illusoria verve di “1973”, non ha conosciuto una vera evoluzione né un meritevole impulso. Una considerazione triste ma anche capace di indurre ad una riflessione su quanto è cambiato da allora nel mondo, nella musica e nelle differenti aspettative che forse nutriamo oggi nei confronti dell’arte e della sua capacità di leggerci e descriverci. Come se, con il passare del tempo, il compito degli artisti si fosse fatto sempre più difficile e complicato, anche più interessante, ed il linguaggio del quintetto americano fosse rimasto imperdonabilmente ancorato ad un passato lineare che non esiste più.

Long Time Coming” è una specie di capsula del tempo che racconta di una band, o forse solamente di un’idea, che dal momento della sua formazione non ha ancora saputo avviare la propria evoluzione, confrontarsi col mondo ed uscire dal bozzolo. Gli undici brani con i quali gli Angels In Vein si presentano oggi rimangono propositi – più o meno buoni – che descrivono il solido background hard rock di questi musicisti ma nulla dicono riguardo alle motivazioni ed alle aspirazioni di questa nuova avventura. Il problema non è che per arrivare a “Long Time Coming” ci siano voluti otto anni, che noi si sa aspettare, ma che questi anni non siano stati sufficienti a giustificare questi quaranta minuti di musica anacronistica, senza personalità né vero mordente. Ascoltare la cover da oratorio di “Don’t You (Forget About Me)” per credere, e soffrire in silenzio.

Etichetta: Perris Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. No One Gets Out Alive 02. With Me Tonight 03. Bang A Gong (Get It On) 04. Ready To Roll 05. 1973 06. If Only 07. Don’t Want Love 08. Just Like You 09. Don’t You (Forget About Me) 10. Black Blossom 11. Trip Of A Lifetime
Sito Web: facebook.com/angelsinvein

Marco Soprani

view all posts

Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi