Angel Witch – Recensione: Angel Witch

Non esiste discussione sul fatto che il movimento nato in Inghilterra sul finire degli anni 70, passato alla storia con l’acronimo NWOBHM, sia il nodo fondamentale che ha portato allo sviluppo successivo della nostra amata musica, favorendone la conservazione e la ramificazione in tutte le sue sfaccettature. Senza quel manipolo di band nate dalla passione per il rock duro, che poco si curava di seguire le tendenze del momento, non sappiamo con quale visione distorta sarebbe potuta arrivare ai nostri giorni la musica di capisaldi come Black Sabbath, Deep Purple, Rainbow, etc… ma abbiamo l’impressione che non sarebbe stata proprio la stessa cosa. Nel novero di questi nuovi eroi gli Angel Witch hanno rivestito un ruolo transitorio ma importantissimo.

Guidati dal cantante Kevin Heybourne i nostri nascono nel 1976 come quintetto e sotto la denominazione Lucifer. Non è dato sapere di preciso quando la band si trasforma in terzetto e quando si appropria del nome con il quale resterà conosciuta, ma quello che non ci vuole molto a capire è che l’occulto e l’oscurità sono la passione di questi ragazzi inglesi: il loro simbolo è il baphomet, il loro look è tanto privo di fronzoli quanto maledettamente dark e la puzza di zolfo che si lasciano dietro è un sigillo di qualità ampiamente riconosciuto. Anziché con il Diavolo i furboni il contratto lo firmano però con la EMI, rimasta impressionata dal successo arrivato dopo la partecipazione del gruppo alla storica collection ‘Metal For Muthas’. Purtroppo il feeling con la major è molto breve (sappiamo bene quale band sarà loro preferita in seguito…) e si concretizzerà unicamente con l’uscita del singolo ‘Sweet Danger‘. Nonostante questa battuta d’arresto gli Angel Witch approdano comunque al debutto discografico grazie all’interessamento della Bronze.

Il disco omonimo uscito nel 1980 è una di quelle pietre miliari su cui molto si è detto e altrettanto si è scritto, ma un piccolo riassunto della lezione impartita da questi maestri dell’arte metallica non farà certo male a nessuno. Dieci tracce, una più riuscita dell’altra, con un livellamento qualitativo verso l’alto che fa di ‘Angel Witch‘ il miglior disco dell’intera NWOBHM: questo in breve il senso della faccenda. A partire dalla trascinante ‘Angel Witch‘, passando alla sconvolgente ‘White Witch‘ e ad un brano caricato in modo sublime dalla caratteristica voce di Kevin come ‘Sorcerers‘, tutto sembra essere stato creato in un’estasi mistica in cui la lucidità raggiunta permette di collocare ogni tassello al posto giusto. Il mosaico viene completato da brani come ‘Gorgon‘, la furia dell’abisso sotto di voi, e soprattutto da ‘Angel Of Death‘, una delle song più maledettamente oscure che l’heavy metal abbia mai prodotto. Se ciò non bastasse ancora a convincervi, ci penserà una dark ballad come ‘Free Man‘, a distanza di oltre vent’anni ancora in grado di procurare emozioni e brividi di freddo. Come a volte accade la perfezione è solo questione di un attimo e dopo tanta creatività Kevin Heybourne, spalleggiato di volta in volta da compagni di percorso temporanei, non si avvicinerà mai più a tali vette. Ma forse anche questo era scritto nel copione che vuole il perfetto rocker sempre a suo agio nel ruolo del perdente.

Etichetta: Bronze

Anno: 1980

Tracklist:

01. Angelwitch

02. Atlantis

03. White Witch

04. Confused

05. Sorcerers

06. Gorgon

07. Sweet Danger

08. Free Man

09. Angel Of Death

10. Devil's Tower


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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