The Haunted: Intervista a Anders Bjorler

Il fulmine a ciel sereno rappresentato dall’omonimo debutto dei The Haunted di due anni fa ha elettrizzato tutti gli amanti dell’impatto frontale in campo thrash-core, lasciando presagire un futuro radioso per il gruppo. A complicare le cose sono però arrivati seri problemi di line-up, con relative preoccupazioni sulla sorte della formzione svedese. Anders Bjorler, già ascia dei seminali At The Gates, ci ha spiegato senza troppi giri di parole (e poco interesse per la diplomazia) cosa è successo all’interno di una band decisa a non interrompere la propria crescita artistica. Molte cose sono cambiate dalla pubblicazione del vostro primo album: potresti raccontarci cosa è successo nella band?

"Beh, abbiamo avuto un sacco di problemi con vari membri: Peter (Dolving, l’ex cantante) e Adrian (Erlandsson, batterista) sono fuori dalla band, ora. Volevano provare qualcosa di musicalmente nuovo e questa è stata la ragione principale del loro allontanamento. Peter al momento sta lavorando ad un progetto solista.

Un altro grosso problema veniva dal rapporto fra il nostro management e la Earache, ma adesso tutto è risolto! Adesso vogliamo solo guardare avanti, perché diversamente ci deprimeremmo. In ogni caso abbiamo trovato i sostituti perfetti di Peter e Adrian" Come avete reagito quando Adrian vi ha comunicato la sua intenzione di lasciare la band per entrare nei Cradle Of Filth?

"In realtà non è stato lui ad andarsene. Lo abbiamo sbattuto fuori perché era convinto di poter rimanere contemporaneamente in entrambi i gruppi e, visto che The Haunted non è un semplice passatempo, lui doveva decidere se rimanere con noi e basta o se avremmo dovuto cercare un nuovo batterista. Non è stato in grado di scegliere e così… l’abbiamo estromesso dalla band!!!" Ti va di presentare Marco Aro (voce) e Per Moller Jensen ai vostri fan?

"Marco ha 28 anni, viene da Stoccolma ed in precedenza ha cantato nei Face Down. Lo conoscevamo già, quindi è bastato chiamarlo e chiedergli se era interessato a suonare con noi… Lo era, è tutto è andato alla grande!!!

Per ha 27 anni, è danese (di Copenhagen) e vanta esperienze con Invocator, Konkhra e Artillery, fra gli altri. Dopo la partenza di Adrian, abbiamo dovuto cercare un rimpiazzo per l’imminente tour con i Testament: Jonas ed io avevamo apprezzato la musica degli Invocator ed in particolare il loro batterista, quindi abbiamo riflettuto sulla possibilità di telefonargli. Grazie ad un amico di Jensen abbiamo recuperato il numero di telefono di Peter e lo abbiamo contattato: non conosceva la nostra musica, ma dopo aver sentito l’album si è detto molto interessato… il resto è storia." Il cambio di cantante è sempre un passaggio pericoloso, per un gruppo. Eravate preoccupati per la delicatezza della situazione? Cosa cercavate in particolare negli aspiranti al ruolo di nuovo singer?

"Ovviamente non si può cercare una copia perfetta del vecchio cantante, sarebbe una cosa ridicola, quindi abbiamo scelto Marco perché la sua voce è dinamica ed originale, anche se non assomiglia molto a quella di Peter. La cosa comunque ha donato ancora più freschezza ai nuovi pezzi." Cosa vi siete ripromessi di ottenere con le nuove composizioni? I nuovi musicisti hanno avuto la possibilità di influenzare in modo decisivo il songwriting?

"Non c’è stato nessun obbiettivo preciso. Scriviamo solo quello che ci va e gli altri fattori non hanno bloccato granchè la composizione, dato che Adrian non ha mai scritto musica per la band. A far sentire la loro assenza sono state le idee, sia a livello di testi che di linee vocali, di Peter… Ma come puoi sentire sul disco, le cose che Marco ha tirato fuori sono GRANDI!

Anche Per ha messo molto del suo talento nell’album: è un ottimo batterista ed il suo stile è unico!!!" Le vostre canzoni come nascono?

"Si tratta di spunti che elaboriamo individualmente, considerato che quando suoniamo insieme difficilmente improvvisiamo. A volte vengono fuori grandi spunti da errori di esecuzione delle parti… spesso arrivano nuove idee dagli sbagli. Anche se può sembrare buffo, le cose vanno davvero così: alcuni dei cambi di tempo e degli strani giri di batteria sono nati da errori durante le prove…" Non ho a disposizione dati sulla produzione e lo studio: chi si è seduto dietro al banco del mixer? Come sono andate le registrazioni?

"L’album è stato registrato e prodotto da Berno Paulsson nel suo studio a Malmo, in Svezia. Le registrazioni non hanno presentato problemi, quindi non ci sono episodi sorprendenti da raccontare. Abbiamo impiegato nove settimane per completare il disco approntando undici canzoni, delle quali una finirà come bonus nella versione giapponese di ‘The Haunted Made Me Do It’." Il CD contiene diversi nuovi elementi: la prima cosa che si nota è l’uso della voce pulita (diciamo ‘psichedelicamente pulita’, visto l’uso di alcuni filtri) in un paio di canzoni…

"Anche Peter era in grado di cantare ‘pulito’: alcune delle parti che aveva preparato per il nuovo album erano impostate in quel modo, perciò per noi è stato naturale utilizzare quegli arrangiamenti anche con Marco." Un altro elemento che aggiunge varietà all’album è l’uso di alcuni riff pesantissimi di chiara matrice Black Sabbath in ‘Trespass’, ‘Leech’ e ‘Hollow Ground’: specialmente nella prima metà del disco sembra che abbiate voluto creare un’atmosfera oscura e minacciosa, piuttosto che il semplice impatto frontale… Sei d’accordo?

"Si, concordo. L’assalto frontale è già presente in tutto il primo album e per il nuovo disco volevamo proporre qualcosa di più vario. Non si è trattato di un piano preciso, quello di variare così, ma alla fine questo è stato il risultato." Cosa pensi di tutte le cosiddette ‘stoner band’ che prendono in prestito idee da Toni Iommi senza cercare di ricontestualizzarle in modo personale?

"Mi piacciono comunque, in particolar modo i Kyuss, ma chi può battere i ‘re Black Sabbath’?" La seconda parte del disco è più in linea con il vostro debutto, un’ottima prova di come voi siate una grande, moderna thrash band. Vi considerate eredi di quella tradizione?

"Non molto… Naturalmente ci piace il thrash metal, ma non ci considero affatto una thrash band. E’ un’etichetta che ci è stata assegnata fin dall’inizio, ma non capisco da dove sia saltata fuori! Io direi che siamo brutal/violent thrash/death metal…. " (contento lui…) Ci sono diverse giovani band che sono state influenzate dal suono della Bay Area, ma poche sono in grado di evolvere quello stile: cosa pensi del futuro del genere?

"Penso che si sposterà sempre più verso il suono industrial, con campionamenti e cose di quel tipo" Riguardo ai testi cosa puoi raccontarci? A cosa vi siete ispirati, questa volta?

"Come al solito si tratta di argomenti personali, ma si possono incontrare alcune sorprese, leggendo fra le righe."

Il titolo dell’album è chiaramente ironico: qual è la vostra opinione su tutti i censori che cercano di addossare alla musica (heavy e non) la responsabilità della violenza e dei problemi sociali? Mettere le foto di famigerati serial-killer in copertina è un evidente tentativo di provocare reazioni moraliste. Credete che ‘seppellirli con una risata’ sia abbastanza?

"E’ esattamente questo l’obbiettivo dell’album. Le persone devono essere responsabili delle proprie azioni, visto che è troppo facile dare la colpa ad altri invece che risolvere il problema vero e proprio… Così abbiamo pensato ‘hey, siamo colpevoli addirittura prima della pubblicazione dell’album!’ (ride)" Avete già programmato una serie di concerti?

"Non ancora. Al momento di sicuro c’è solo un tour di due settimane in Inghilterra e tre spettacoli in Giappone, ma probabilmente passeremo in Italia intorno a Gennaio." Qual è la cosa più imbarazzante che ‘gli Haunted ti hanno fatto fare’?

"Beh, non avrei dovuto uccidere quei piccoli bambini innocenti.

FUCK!!!"

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