Overhead – Recensione: And We’re Not Here After All

Dopo un paio di lavori assolutamente in linea con la tradizione legata a Pink Floyd, Rush e Marillion i pressoché sconosciuti Overhead sono diventati una band decisamente più introspettiva e personale sia dedicandosi più ad un atmospheric rock che al prog standardizzato sia mettendo in scena un’avventura tematica legata alla gioia di vivere (nonostante la malinconia di alcuni passaggi) che mantiene anche una certa relazione con la tradizione folk finlandese; il genere ibrido che ne scaturisce è davvero poco etichettabile ma ciò non vuol dire che il valore di “And We’re Not Here After All” sia automaticamente alto dato che ci rimane più di un dubbio sulla musica presentataci da questi finnici. A momenti di teatralità avvicinabili ai My Chemical Romance si svolta verso un rock rarefatto tipo quello dei tedeschi Sylvan (“Lost Inside”) anche se spesso si può fare un parallelo con i penultimi Amorphis…e non solo per la provenienza geografica; Alex Keskitalo ha purtroppo un vocalist inconsistente che fa precipitare le azioni degli Overhead in più di un’occasione mentre è sufficientemente originale l’uso delle tastiere da parte di Tarmo Simonen vicino agli ultimi The Tangent. È certamente da preferire l’approccio più agile e moderno di canzoni quali “Entropy” anche se questo CD si assesta su livelli medi e nulla più.

Voto recensore
5
Etichetta: Musea / Frontiers

Anno: 2008

Tracklist: 01. A Method…
02. …To The Madness
03. Time Can Stay
04. The Sun
05. Lost Inside
06. Entropy
07. A Captain On The Shore

Sito Web: http://www.myspace.com/overheadband

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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