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Cryptopsy – Recensione: And Then You’ll Beg

‘And Then You’ll Beg’. Già, chiederai perdono probabilmente. Capita a volte di partire all’ascolto di certi dischi con alcuni pregiudizi: certo, il precedente ‘Whisper Supremacy’ era un ottimo album, ma sarebbero veramente riusciti i Cryptosy a ripetersi senza clonarsi? Non è che per caso si tratta di uno di quei gruppi che rischiano di sciogliersi come neve al sole dopo degli inizi promettenti? Poi metti il CD nel lettore, fai partire un brano come ‘…And Then It Passes’, la titletrack che non è neanche il migliore brano dell’album, e capisci che hai completamente sbagliato strada. Non è facile trovare band che riescano ad essere così estreme eppure così dinamiche, varie ed interessanti, che passano con tranquillità da brani lunghi ed intricatissimi come la devastante ‘ We Bleed’ (un pezzo che ti fa sanguinare veramente!) ad altri più brevi e distruttivi come ‘Back To The Worms’ o ‘Voice Of Unreason’ (per la quale assume un senso anche l’abusato temine ‘ in your face’). Tutto in questo lavoro è estremamente violente, estremamente intricato, estremamente efficace. Estremo, insomma, in tutti i sensi. La biografia esibisce paragoni scomodi con band come Dillinger Escare Plan e Coalesce: una volta tanto non si può che essere d’accordo, perché pur rientrando i Cryptosy in una concezione più classicamente death metal, riprendono da questi gruppi l’attitudine a ricercare soluzioni sonore inaspettate che lasciano letteralmente annichilito l’ascoltatore (ascoltate la conclusiva ‘Screams Go Unheard’ con la sua inquietante intro per credere…). Inutile spendere altre parole: procuratevi questo album, infilatelo nello stereo e premete play. E una volta completato l’ascolto chiederete perdono, oh se chiederete perdono…

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