Anaal Nathrakh: “Desideratum” – Intervista a Dave Hunt

L’ibrido degli Anaal Nathrakh si evolve ancora. Questa volta la creatura biomeccanica risponde al nome di “Desideratum”, (la recensione) un colosso musicale generato da un incrocio tra black metal, grindcore e musica elettronica. Nelle parole di Dave Hunt, “Desideratum” è uno degli album più fisici e istintivi degli inglesi. Lasciamo la parola al vocalist della band, noto anche per essere il front man dei celebri Benediction.

Per prima cosa benvenuti e grazie per l’intervista. Come vorreste presentare il nuovo album “Desideratum”? Volete dirci qualcosa di particolare sul platter o su come vi siete divisi il lavoro durante la sua composizione?

Per la verità non credo di essere la persona più indicata per parlare del nuovo album, di solito provvedono le etichette e i giornalisti musicali. Quindi dovreste descrivermelo voi. Per quanto riguarda le composizioni, abbiamo lavorato più o meno come al solito, Mick ha scritto la musica e io ho aggiunto le parti vocali. L’unica leggera differenza è stata la presenza di Gore Tech (Dj di Manchester, nda) che si è occupato delle parti elettroniche. In genere eravamo noi stessi a comporre quel tipo di materiale, ma questa volta abbiamo preferito lavorare con uno specialista che si è occupato di inserirle di volta in volta in ogni singola canzone. Così il tutto dovrebbe suonare meglio integrato e anche più solido. Siamo davvero soddisfatti di come sono andate le cose. “Desideratum” è venuto fuori esattamente come lo avevamo in mente, lavorandoci sopra con impegno, passo dopo passo.

Dal mio punto di vista “Desideratum” è per alcuni aspetti un album “logico” e “intellettuale”. Il vostro stile è ben riconoscibile ma sembra che questa volta non abbiate escluso nulla, a partire da un approccio melodico e progressivo. Sei d’accordo?

Non completamente. Di sicuro i testi e le idee che abbiamo utilizzato sono profondi e intellettuali, ma non trovo che il disco suoni così. Non è di Phill Glass. E’ un album viscerale, propulsivo, immediato, selvaggio. Gli Anaal Nathrakh sono da sempre un gruppo istintivo e non c’è bisogno di altro per apprezzare la nostra musica. Ci sono delle cose più accessibili ma le vedo come un extra, non come una parte essenziale del nostro sound. E ad essere sincero non trovo nemmeno che sia più melodico, semplicemente le melodie che abbiamo usato sono più forti e solenni. Non siamo diventati una melodic death metal band svedese, “Desideratum” è un disco fottutamente violento. Puoi avere l’impressione che le melodie siano assimilabili perché, nonostante vi siano così tante cose, il lavoro è molto chiaro e lineare. Suppongo che tu indenta questo per logico. Ma continuo a sostenere che la reazione naturale sia data dell’emozione piuttosto che dalla cerebralità. E’ solo che tutte le atmosfere e le sensazioni sono lì, da cogliere in modo chiaro e diretto.

Avete scelto ancora un titolo in latino. C’è una connessione tra “Vanitas” e “Desideratum”?

E’ anche una termine inglese, ma naturalmente deriva dal latino e posso capire che in molti lo identifichino subito come una parola latina. Sì, ci sono alcuni temi in comune, ma nessuno dei due album è un concept o qualcosa di simile, “Desideratum” è il diretto successore in termini di idee dietro al suo sviluppo. E’ una progressione che parte dove terminava “Vanitas”, niente di più. Mi piacciono i titoli diretti, di una sola parola,  perché possiedono un significato profondo al di là della loro brevità.

Qual è esattamente il significato del titolo “Desideratum” e di cosa parlate nei testi? Siete stati ispirati dalla vita personale o altro in particolare come musica, arte, o letteratura?

E’ difficile da spiegare in poche parole. E’ in sintesi un punto di partenza per spiegare il concetto di desiderio in molti modi. Credo che il termine desiderio abbia molti più significati di quanti non gliene attribuiamo. E’ una parola molto più profonda. In origine l’ispirazione è arrivata quando ho utilizzato il termine “desideratum” durante un discorso di carattere teologico. Quando una cosa è “desiderata”, non necessariamente esiste o è possibile. Questo è difficile da accettare. Parte delle idee di “Vanitas” erano relative al concetto di “memento mori”. Ed ecco dove avviene il collegamento tra il vecchio album e quello nuovo. A volte desideriamo qualcosa così tanto, da pensare che per averla possiamo vivere per un giorno in più, emettere un respiro in più, esistere dopo la morte, ma per quanto lo desideriamo non c’è la possibilità che questo accada. Ed è una cosa piuttosto sconcertante, difficile da accettare. E’ proprio quello che dice il chorus della quinta canzone (“A Firm Foundation Of Unyelding Despair”, nda) ovvero “no fire, no heroism, no intensity of thought and feeling can preserve an individual life beyond the grave”. Spesso siamo consapevoli di questa realtà, ma confrontarsi con essa può essere devastante. Ma come dicevo, ci sono molti altri aspetti dove è sviluppato il concetto di desiderio. Per esempio io vedo molte società moderne dedicarsi alla manipolazione del desiderio. Ciò che vogliamo, ciò a cui dedichiamo attenzione ma anche ciò a cui non dobbiamo darne, tutto ci è indotto. Tutto è diretto dalla cultura e dalla società. E credo che nella maggior parte dei casi siamo spinti verso cose sbagliate. Diventiamo delle merde venali, miopi, presuntuose. E la cosa ci piace. The Matrix is real.

“Desideratum” è il vostro primo album con l’etichetta Metal Blade. Siete soddisfatti del nuovo deal?

“Sì, moltissimo. Non diamo un’importanza enorme alle label con cui siamo sotto contratto, qui non si parla della Sony e di musica pop. Non è come quando una label assume funzioni manageriali e di controllo. Ma Metal Blade è l’organizzazione più grande con cui abbiamo lavorato e i risultati si vedono. Hanno uffici dedicati in vari territori, sono ben organizzati e professionali. Proprio tutto ciò che chiediamo a un’etichetta. Hanno un profilo e una portata maggiori. Non siamo interessati a pubblicizzare noi stessi, ciò che desideriamo è che la nostra musica sia a disposizione di chi la desidera e in questo sono molto abili. Quindi sì, il nostro rapporto con loro fino ad ora è stato molto positivo e siamo ottimisti sul fatto che andrà bene anche in futuro.

Siete entrambi coinvolti in altre band, tra cui i Benediction è la più nota. State lavorando su del nuovo materiale o al momento gli Anaal Nathrakh rappresentano la vostra priorità?

Non abbiamo delle vere priorità. Ci impegniamo al cento per cento su quello che facciamo nel momento in cui lo facciamo. Lavoriamo su cose diverse in tempi diversi.

Gli Anaal Nathrakh suonano un ibrido organico tra metal estremo, elettronica e grindcore. Dal tuo punto di vista cosa vi ha spinti verso una simile evoluzione?

E’ stata una cosa interamente istintiva. Non abbiamo mai deciso a priori di combinare generi diversi o cose simili. Abbiamo soltanto cercato di ottenere il sound che volevamo senza dare troppa attenzione agli stili o alle etichette. Se una cosa ci piace e va bene per ciò che stiamo facendo, allora la usiamo. E credo che questo rappresenti l’organicità di cui parli. A me sembra che una band decida una direzione e poi cerchi di suonare in quel modo. Una band decide di essere death metal o black metal o altro e poi cerca di essere l’esempio migliore possibile per quel genere. Noi non la pensiamo così. Cominciamo con un’idea in testa, di solito qualcosa simile ad “AAAAAARRRGGHHH!” e cerchiamo di fare musica che catturi quell’idea in ogni modo possibile.

Avete intenzione di presentare dal vivo il nuovo album? Quali sessions completeranno la line-up?

Sì, proporremo delle nuove canzoni dal vivo e al momento stiamo pianificando gli show per il 2015. La line-up per i live è la stessa che abbiamo da qualche tempo. Steve Powell alla batteria, Jay Walford alla chitarra e Duncan Wilkins al basso. Come dicevo usiamo questa line up da alcuni anni e siamo molto contenti di come vanno le cose sul palco. Non vediamo l’ora di tornare a suonare dal vivo nel nuovo anno, abbiamo già alcune date e festival pianificati. E’ la parte più divertente del lavoro.

Pensi che il sound di “Desideratum” possa essere complesso da eseguire dal vivo?

No. Beh, tutti i nostri spettacoli sono piuttosto impegnativi e gran parte del nostro materiale è complessa, ma ormai abbiamo trovato un modo di mettere insieme le cose dal vivo che funziona bene e lo stesso varrà anche per le canzoni di “Desideratum”. Le nuove canzoni che fino ad ora abbiamo eseguito dal vivo sono andate alla grande e siamo fiduciosi che il nostro gruppo sia sempre forte e coeso. E’ stato faticoso suonarle ma i fan le hanno accolte davvero bene, anche se erano giustamente poco familiari. Siamo comunque molto contenti della loro resa dal vivo.

Non ultimo, volete lasciare un messaggio ai vostri fan italiani?

Non amo gli annunci stereotipati. Per cui tutta la band vuole solo dirvi grazie per il vostro supporto. Lo apprezziamo molto.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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