ANA – Recensione: The Art Of Letting Go

Formati poco più di un anno fa a Melbourne, gli Ana sono una realtà artistica nuovissima ma allo stesso tempo composta da musicisti rodati, tra i quali spiccano la cantante Anna Khristenko (che può vantare un solido trascorso in campo operistico) ed il chitarrista Josh Mak (frontman e compositore dei Cynation). Caratterizzati da una presentazione estremamente professionale e da un’immagine non propriamente originale, che vede la bella Anna spesso circondata da musicisti in versione mascherata e borchiata, gli Ana si presentano con un EP di cinque tracce che ha il pregio di raccontare più di quanto i suoi venti minuti abbondanti non farebbero pensare. Diciamo innanzitutto che la componente “sinfonica” passa velocemente in secondo piano: a giudicare dall’opener, infatti, “The Art Of Letting Go” è piuttosto un progetto di rock moderno e robusto, intelligentemente incentrato sull’abilità interpretativa ed espressiva della Khristenko (che fortunatamente canta in stile moderno, e non operistico). Voce e batteria sono posti in primo piano ed il mix tra doppia cassa ed inserti di tastiera in stile Hammond ha qualcosa di fuori posto e bizzarro che è esattamente il tipo di cosa che vorresti ascoltare in un prodotto condannato a raccontarti il più possibile in poco tempo.

Questo lavoro ti dice allora che gli Ana sono ben consapevoli dei propri punti di forza ed anche dotati di un discreto coraggio, che li porta a percorrere la via meno battuta pur di offrire qualcosa di interessante e vagamente originale. La successiva “Scars”, pur soffrendo anch’essa di alcune scelte discutibili per quanto riguarda il bilanciamento dei suoni, si mantiene focalizzata sulla dolcezza apprezzabile delle linee vocali, senza che le parti più marcate dal punto di vista ritmico spezzino l’incantesimo. Per nulla influenzati da un’etichetta “symphonic metal” che col passare dei minuti appare sempre più fuori luogo, gli Ana continuano invece sulla propria strada, sperimentando alla ricerca di una chimica che nei sei minuti di “Ouroboros” trova forse la sua espressione più compiuta. Complice la durata estesa, su questa terza traccia si notano inserti prog, ritmiche di chitarre più incisive, la presenza scenica crescente di Anna ed un ritornello semplice e grintoso che ben coesiste con il colorato resto.

Non si tratta di un bilanciamento perfetto o squisito, dal momento che i cinque australiani sembrano avere ancora una mano piuttosto pesante che li porta ad un approccio non sempre fine, raffinato o sensibile. Ma certamente si intravede la volontà di concedere uno spazio a ogni componente ed alle esperienze che ciascuno ha accumulato prima di intraprendere questa nuova avventura: dai cori epici all’assolo heavy, questo miscuglio – a mio avviso fresco ed intrigante – si può bocciare o promuovere con la stessa leggerezza d’animo, perché è nella natura intrinseca dell’EP la possibilità di raccogliere qualsiasi tipo di feedback per orientare il cammino… e sotto questo aspetto ogni reazione diversa dall’indifferenza avrà un peso sulle produzioni future di questo quintetto.

Nella seconda ed ultima parte della scaletta si assiste ad una parziale semplificazione delle strutture, senza che il disco scada nella banalità: “Sirens” ha uno sviluppo lineare che gli permette di inserire agevolmente i maggiori contributi sinfonici presenti nel disco, mentre “Moth” si apre sulle delicate note di voce e pianoforte per concludere il lavoro con un tocco di eleganza che, auspicabilmente, la band saprà in futuro preservare e sviluppare anche nei momenti musicalmente più elaborati e complessi. Con un progetto che comprende tra le altre cose anche la pubblicazione di un fumetto e la collaborazione con nomi noti dell’industria (come quello di Thomas “Plec” Johansson per il mastering), gli Ana utilizzano la manciata di minuti a disposizione per valorizzare al meglio i proprio punti di forza: dalla voce ben impostata di Anna alla forza creativa dell’insieme, da un approccio democratico che permette a tutti di esprimersi alla chiara volontà di non sottostare alle regole ferree della catalogazione, la band australiana ha il merito di lanciare un messaggio la cui sostanza ed il cui senso sono di facile, e spesso piacevole, lettura. Se lo scopo di un EP è quello di alimentare la curiosità nei confronti di nuove e più rifinite espressioni, con “The Art Of Letting Go” gli Ana da Melbourne possono dire di aver fatto centro.

Etichetta: Eclipse Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. I’m Not The One 02. Scars 03. Ouroboros 04. Sirens 05. Moth
Sito Web: facebook.com/ana.band.0fficial

Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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