Tiamat – Recensione: Amanethes

Che trionfi il romanticismo. Che trionfi la ricerca del bel suono, del passaggio forbito ma non inutilmente complicato, della melodia intrigante ma non stucchevole. “Amanethes” è forse il disco più “intellettuale” che la creatura di Johan Edlund abbia ideato dai tempi di “Wildhoney”, degno successore di quel “Prey” che ebbe forse l’unico difetto di uscire a una distanza troppo breve dalla svolta rock di “Judas Christ”.

“Amanethes” leviga tutte le sbavature lasciate dal suo predecessore, che già riportava i Tiamat sui lidi dell’emozionalità più sincera e lontana dalle tentazioni da mezza classifica. Un lavoro nato dopo cinque anni di attesa in cui ogni tassello è perfettamente al suo posto, inglobando influenze che guardano al passato della band e vanno a pescare anche da panorami musicali assolutamente nuovi. Nulla di ciò che la band di Edlund ha fatto nel tempo è qui rinnegato, ma trova un’armonica collocazione in un discorso musicale di ampio spettro.

Ci sono il death metal e la musica sinfonica in apertura, quando “The Temple Of The Crescent Moon” e “Equinox Of The Gods” riportano alla luce le rovine del popolo sumero che anni fa stuzzicava le fantasie di Johan, qui particolarmente espressivo, tra un growl malinconico e sussurrato, che pare poterti entrare sotto pelle e una voce pulita profonda e narrante. Le sonorità si irrigidiscono da subito, ma i Tiamat non rinunciano alle atmosfere sensuali, al ritrovato melodico sognante. Ci spostiamo allora su “Will They Come?” e “Lucienne”, ove aleggiano le ombre dei Sister Of Mercy e degli stessi Lucyfire e sulle influenze rock/blues delle magnifiche “Summertime Is Gone” e “Meliae”, dove si pone in primo piano l’anima acustica di Edlund e compagni.

Un ritorno ad alti livelli con un disco caldo, malinconico come un temporale estivo.

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist: 01.The Temple Of The Crescent Moon
02.Equinox Of The Gods
03.Until The Hellhounds Sleep Again
04.Will They Come?
05.Lucienne
06.Summertime Is Gone
07.Katarraktis Apo Aima
08.Raining Dead Angels
09.Misantropolis
10.Amanitis
11.Meliae
12.Via Dolorosa
13.Circles
14.Amanes

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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