Autumn – Recensione: Altitude

Gli Autumn sono una band preparata e professionale, peccato che l’indecisione sembri guidare i suoi intenti da troppo tempo. Se il precedente album “My New Time” esplorava in toto il calderone del gothic metal alternando sonorità accessibili a brani più ricercati, “Altitude”, complice forse la presenza della nuova vocalist Marjan Welman, strizza (e non poco) l’occhio al progressive, ponendo i connazionali The Gathering come principale termine di paragone.

L’act olandese offre una serie di tracce dal forte sapore vintage, in cui le sperimentazioni dei seventies, che aleggiano su tutto il lavoro, incontrano una forte malinconia di fondo, scandita dal ricorso costante a dei passaggi acustici. Queste parentesi dall’ampio respiro melodico sono a loro volta spezzate da irrobustimenti in chiave metal, entro i quali emergono echi degli Anathema del periodo mediano, mentre la voce di Marjan, comunque molto buona, lascia sempre vincere la potenza sulla delicatezza.

Ne esce un ascolto più che discreto, in cui alcune ombre sono dettate dalle similitudini che fanno capolino nella visione d’insieme dei pezzi, ma nel complesso, i fruitori del progressive più che del gothic metal a tutto tondo, dovrebbero apprezzare. Dal canto nostro segnaliamo l’indubbia onestà dell’ensemble olandese che tuttavia, al momento vive ancora all’ombra di più blasonati colleghi.

Voto recensore
6
Etichetta: Metalblade / Audioglobe

Anno: 2009

Tracklist:

01.Paradise Nox
02.Liquid Under Film Noir
03.Skydancer
04.Synchro-Minds
05.The Heart Demands
06.A Minor Dance
07.Cascade (For A Day)
08.Horizon Line
09.Sulphur Rodents
10.Answers Never Questioned
11.Altitude
12.One World Reminder (Bonus Track)
13.Closure (Bonus Track)


Sito Web: http://www.myspace.com/autumnband

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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