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Antimatter – Recensione: Alternative Matter

Gli Antimatter nascono da una costola degli Anathema, in seguito all’abbandono del bassista Duncan Patterson che decide, dopo l’incontro con il secondo membro cardine Mick Moss, di portare la propria ricerca sonora verso i lidi di un trip-hop oscuro e minimale. Con il passare del tempo gli Antimatter cambiano pelle e si dedicano a un post-rock dalla forte impronta acustica e dagli elementi gotici, tracciando continuità sensibili con la band dei fratelli Cavanagh (che non hanno mai lesinato collaborazioni e comparse con Duncan e Mick). E’ il 2007, Patterson sceglie inaspettatamente di abbandonare la band e Mick Moss ne diventa l’unico responsabile. Il risultato è il discreto acoustic-rock di “Leaving Eden”. Il 2010 segna invece il decimo anniversario del combo inglese e “Alternative Matter” è qui per tributare questo percorso artistico attraverso una raccolta sui generis. I due Cd che compongono l’opera non sono infatti una semplice greatest-hits buttata sul mercato tanto per spillar quattrini ai fan più incalliti, piuttosto una serie di rivisitazioni dei brani più noti, con l’aggiunta di alcuni interessanti inediti. Sono da citare ad esempio l’ottima cover di “Black Sun” dei Dead Can Dance, una vera e propria reinterpretazione del pezzo in chiave acustica e ancora la delicata “Flowers”, ove questa volta è la voce maschile a porsi sugli scudi. Tutto il resto scorre con garbo ed eleganze, tra sognanti arpeggi e alcune contaminazioni sinfoniche che abbelliscono i singoli episodi. Anche gli Anathema sono omaggiati, con due riuscite versioni di “Far Away” e “Lost Control”, quest’ultima davvero struggente. “Alternative Matter” si potrebbe quasi definire un disco nuovo piuttosto che una raccolta e soddisferà sicuramente i fan delle band, rappresentando anche un buon punto di partenza per chi volesse scoprirli in un percorso a ritroso.

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