Alter Bridge: Live Report della data di Gualtieri (RE)

Una serata all’insegna del rock più viscerale. Gli Alter Bridge calano in Italia con un biglietto da visita da non sottovalutare come ‘One Day Remains’ e promettono di fare saltare le coronarie ai fan del hard alternativo. Si comincia bene, sia perché il locale che ospita l’evento è davvero ben strutturato, sia perché il pubblico presente esclusivamente per il concerto sembra abbastanza numeroso da garantire un bel supporto (la serata infatti è stata abbinata alla normale disco-rock e il rischio era quello di vedere una sfilza di volti interrogativi). Si esibiscono per primi i Marla Singer (qualcuno con la fissa per ‘Fight club’ nella band?), discreto esempio di rock nostrano basato su melodia e distorsione che funziona bene da riscaldamento. Difficile giudicare una band in situazioni come questa, ma i ragazzi dispongono certamente di grande voglia e la carica è quella giusta… Da seguire in futuro. Dopo qualche minuto (forse fin troppi) di spasmodica attesa arrivano sul palco Myles, Tremonti e compagnia… Una bomba! La band suona in modo assolutamente impeccabile e la voce di Kennedy è qualcosa di difficile da credere tanto esce pulita e potente. Qualche piccola critica potrebbe essere mossa solo alla diffusione del suono nel locale, che risulta troppo distorto nelle prime file per migliorare decisamente solo abbastanza distante dal palco, cosa che non deve aver lasciato una bella impressione a chi stava nelle prime.Come prevedibile la scaletta presenta praticamente tutti i brani dell’album d’esordio e vista la grande qualità media non stiamo nemmeno qui a spiegarvi come il concerto scorra privo di qualsiasi calo di tensione. Ci sono invece i picchi, toccati soprattutto nell’esecuzione finale del singolo ‘Open Your Eyes’ (cantata da tutti i presenti), nella versione acustica di ‘ In Loving Memory’ e nelle dure ‘Metalingus’ e ‘Watch Your Words’. Da sottolineare la grande comunicabilità della band verso il pubblico (molto disponibili saranno anche dopo il concerto con i fan in cerca di autografi e chiacchiere varie). Particolarmente divertente l’ esecuzione di ‘Enter Sandman’, chiesta a gran voce da un fan e accennata dalla band in assoluta improvvisazione, tra sorrisi ed errori che hanno trasformato per un momento il concerto della band americana in una serata tra amici. Due invece le cover ‘ufficiali’, ‘Rock’n’roll’ dei Led Zeppelin e ‘Crazy Train’ di Ozzy, entrambe suonate con la carica della band heavy fino alle suole delle scarpe ed ennesima dimostrazione di come Tremonti sia più metallaro dentro di tanti rocker all’acqua di rose atteggiati da duri e puri. Imprescindibili.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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