Ephemeros – Recensione: All Hail Corrosion

Gli Ephemeros, five-piece da Portland che raccoglie membri di alcune realtà del settore (citiamo gli Elitist tra le più note), giungono con “All Hail Corrosion” al proprio debutto sul mercato discografico. La band è foriera di un funeral doom metal ruvido e lisergico che non nasconde riferimenti al death (tra i termini di paragone più ovvi vengono in mente gli Evoken) dal quale non dovrete aspettarvi grosse sorprese né variazioni di stile, ma una perfetta adesione ai canoni espressivi del genere. Questo non è comunque un male. La band non mostra nervi scoperti a livello tecnico o compositivo, essa propone tre lunghe suites per una durata complessiva di quaranta minuti che alternano momenti di assoluta introspezione a grida di rabbia e a ispessimenti di un  sound che solo raramente si concede delle accelerazioni, preferendo rimanere in un contesto plumbeo e granitico. Le chitarre tessono delle linee melodiche particolarmente introspettive ma efficaci, capaci di far vibrare le corde dell’emozione. Ne abbiamo esempio in “Stillborn Workhouse”, a nostro giudizio il momento migliore dell’ascolto, una traccia che ben salda ai dettami del funeral doom, non trascura momenti di maggiore varietà, incattivendosi di sfuriate death e talvolta rendendosi arrendevole. Un growling espressivo tesse le fila di un ascolto che elude troppe complicazioni ma lascia intuire interessanti possibilità evolutive. Un inizio convincente.

Voto recensore
6,5
Etichetta: Seventh Rule

Anno: 2013

Tracklist:

01.  All Hail Corrosion
02.  Stillborn Workhorse
03.  Soilbringer


Sito Web: https://www.facebook.com/Ephemeros

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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