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Appearance Of Nothing – Recensione: All Gods Are Gone

Proposta stranamente aggressiva quella degli Appearance Of Nothing per un’etichetta come la Escape, proposta fatta di un prog metal ritmato e melodico dalle parti dei penultimi Threshold e Seventh Wonder con numerose strizzate d’occhio a influenze più power (vedi l’attacco di “2nd God” che potrebbe ricordare i Rage) senza ombra di dubbio ben congegnato ed eseguito.

Ottima le voce di Pat Gerber (anche chitarra) e Omar Cuna (anche basso), roche e potenti il giusto contrappuntate dal growling di Dan Swanö in “The Mirrors Eyes” e le porzioni strumentali in generale; in particolare sono notevoli alcune parti di organo e tastiera (divertenti i suoni techno su “The Call Of Eve”) di un Marc Petralito che si afferma come musicista preparato ed originale.

Formalmente inattaccabili gli svizzeri a conti fatti non brillano però di una grandiosa inventiva a livello di songwriting e da ciò deriva un coinvolgimento discontinuo dell’ascoltatore; certo la professionalità di questo “All Gods Are Gone” non è trascurabile come dimostra il coinvolgimento alle lead vocals in “Sweet Enemy” di Devon Graves che abbiamo piacevolmente risentito ultimamente con la sua nuova band The Shadow Theory e che arriverà in Italia il mese prossimo per il reunion tour dei seminali Psychotic Waltz.

Nella generale pochezza qualitativa degli ultimi mesi va comunque decisamente bene un’uscita così.

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