Algos – Recensione: Upon The Rivers Of Night

Gli Algos, dio del dolore nella mitologia greca, sono una band italiana formata nel 2021 da un’idea del chitarrista Massimiliano Elia (Valgrind, Metal Detektor), al quale si sono aggiunti Giuseppe Tatangelo (Zora/Glacial Fear) al basso, Marco Spagnuolo (Pentagon) alla voce e Vincenzo Infusino, batterista indipendente con base a Londra noto (anche) per la sua partecipazione all’evento di raccolta fondi “Drumathon”. Ispirati a Candlemass, Black Sabbath e Rainbow, gli Algos debuttano con un album di otto tracce – due delle quali più brevi e strumentali – caratterizzato da un incidere epico e cadenzato, al quale la voce pulita di Spagnuolo dona una componente melodica che ben contrasta i suoni pastosi, ruvidi ed articolati delle chitarre. Per quanto lo stesso quartetto non faccia mistero delle proprie influenze stilistiche, che nelle accelerazioni strumentali attingono anche all’heavy classico degli anni ottanta, la densità e la scorrevolezza che coesistono in tracce di durata impegnativa (con una media che si assesta sui sette/otto minuti) sono un biglietto da visita interessante. Diciamo subito che né la produzione presso i KKrecording Studios di Cosenza né l’offerta sciagurata di file compressi a 128 kbps permettono di andare troppo per il sottile ed alla ricerca dell’impalpabile dettaglio, quando di ascolta “Upon The Rivers Of Night”: qui è piuttosto un discorso di pesi e di masse sonore considerevoli ma spostate con agilità (“Spotless At Dawn”), di un’interpretazione vocale lineare ma allo stesso tempo dotata di buona personalità, di aperture dal timido ma stuzzicante carattere sinfonico (peccato per l’inserimento un po’ low-cost delle tastiere), di un lavoro di chitarre instancabile che si affida orgoglioso alla quantità – più che alla qualità – per evitare cadute di tensione e silenzi.

Ecco, se c’è un elemento che caratterizza questo album come un lavoro di debutto, esso è forse la mancanza di silenzi, in potente disaccordo con l’impressionista Debussy quando predicava che la musica non è nelle note, ma nel silenzio tra una nota e l’altra. A differenza di quanto predicato dal compositore francese, il quartetto italiano si concede giusto un paio di passaggi più atmosferici (“Doomed By The Teeth Of Hydra” è il più riuscito), se escludiamo il carattere di puro intermezzo riservato ai due brani strumentali “Upon The Rivers Of Night” e “The Ineluctable Fate”, passaggi peraltro spezzati sul nascere dall’assalto ritmico di chitarre e batteria. Una scelta comprensibile e fisiologica, se si considera che il gruppo è stato formato e voluto anzitutto dal suo vulcanico chitarrista calabrese, ma che allo stesso tempo confina nell’angusto recinto delle sei corde i suoi spunti più personali e brillanti: quando la bio della band dice che al nucleo originale composto dal solo Elia “si sono aggiunti” Tatangelo, Spagnuolo ed Infusino, l’idea che più o meno volontariamente si offre è proprio quella di una pura addizione, piuttosto che di uno spumeggiante amalgama di contributi, carattere peraltro confermato dal modo in cui tutti gli strumenti – citerei in particolare il basso un po’ troppo ossequioso di Tatangelo – gravitano intorno alle chitarre piuttosto che fondersi con esse in un qualcosa di più coeso, ricco ed organico. Tuttavia, la coesione che caratterizza quasi interamente la tracklist fa in modo che la rigidità di questa impostazione non si traduca in un’insapore opera di incollaggio, con la sola “The Fall” che – complice il suo interessante carattere sperimentale, quasi prog – suona leggermente più disunita, adesiva ed interlocutoria.

Allo stesso tempo va riconosciuto e ribadito il merito agli Algos di riuscire a proporre, nonostante qualche piccolo peccato di gioventù, un disco dall’impronta autentica e dal carattere sfacciato, capace di mettersi alla prova in modo sempre convincente con estensioni considerevoli, trame sinfoniche ed una ricerca melodica dagli esiti interessanti, soprattutto quando il frontman degli italiani appare più deciso e coinvolto (“Accomplice The Night” e soprattutto “In The Valley Of Babel”). “Upon The Rivers Of Night” rappresenta per gli Algos un ottimo lavoro di debutto, che non solo lascia intendere le ulteriori potenzialità di questa formazione tricolore, ma che già in queste otto tracce regala momenti di intensità, orchestrazione e potenza apprezzabili. L’assenza di cali di tensione, così come un’esuberanza generalmente ben gestita, fanno di questo album un prodotto realizzato con passione e dotato di elementi di maturità – se non di vera novità – piacevoli all’ascolto e per nulla scontati. Se consideriamo l’esperienza dei musicisti coinvolti nel progetto, ed i risultati ai quali un approccio più democratico e distribuito alla composizione potrà tendere, il futuro degli Algos assume le forme di un auspicato seguito all’altezza ed una (bella) promessa da mantenere.

Etichetta: Buil2Kill Records

Anno: 2023

Tracklist: 01. The Door To Eternal Nightmares 02. Spotless At Dawn 03. Doomed By The Teeth Of Hydra 04. Upon The Rivers Of Night 05. Accomplice The Night 06. In The Valley Of Babel 07. The Fall 08. The Ineluctable Fate
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Marco Soprani

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Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

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