Hiems: Algol – Intervista alla band

“Worship Or Die” vede la luce a quattro anni di distanza da “Cold Void Journey”, il vostro debut successivo ai demo. Quali passi avanti sono stati fatti nella vostra maturazione stilistica?

“Hiems è un lungo e sofferto percorso attraverso varie fasi della mia vita. Il primo album è uscito solo dopo nove anni dalla formazione della band, e ce ne sono voluti altri quattro per partorire il suo successore. Questo principalmente perché ho preferito attendere che i tempi fossero maturi, e le armi sufficientemente affilate per l’opera; non è mia intenzione dare alle stampe qualcosa di approssimativo, in cui non riesco a credere pienamente, solo per rispettare le tempistiche di un mercato sempre più sovraffollato e saturo – è triste anche doverlo definire “mercato” se ci pensiamo bene, poiché la musica in alcuni casi dovrebbe essere concepita come arte e non affidata a dubbie strategie di marketing che altro non fanno se non uccidere la spontaneità e stuprare l’ispirazione di un artista. Passi avanti? Una migliore produzione, una progressione tecnica e sicuramente una revisione stilistica della band stessa – ho iniziato a prendere distanza dai cliché e dai canoni tipici del black metal, e questo “viaggio sonoro” è appena iniziato. L’evoluzione – ed anche, perché no, la contraddizione, sono fondamentali per me. Non è mia intenzione ripetere sterilmente il passato.”

Sulle passate release avevi collaborato con altri musicisti, questa volta hai registrato e suonato tutto il materiale da solo?

“Esattamente…un altro dettaglio importante è che su “Worship Or Die” tutti gli strumenti sono stati registrati da me, batteria inclusa – è la prima volta che non mi avvalgo dell’aiuto di un session alle pelli, e sono più che soddisfatto del risultato. Le collaborazioni non sono mancate, ma il loro carattere è cambiato; il “cuore” del disco è rimasto interamente nelle mie mani, ed è stato così più semplice mantenerne intatto lo spirito originario.”

Gli Hiems si esibiscono dal vivo? Chi completa la line-up?

“Ho tenuto quattro concerti con Hiems sino ad oggi, e per ora la decisione che ho preso è quella di interrompere ogni ulteriore attività live. In passato ho collaborato con diversi musicisti con risultati quasi sempre soddisfacenti, ma la grande distanza che separava me da questi ultimi non ha mai consentito una preparazione completa della band. In tutte le occasioni la formazione (sempre diversa) ha provato una sola volta assieme prima del concerto, quasi sempre la sera prima; puoi quindi immaginare quanto sia stato difficile, anche se la grande professionalità delle persone coinvolte ha consentito di portare sul palco uno show convincente. Ricordo con piacere una collaborazione in particolare, la data a Roma con Argento e Azoth; si era creato un particolare feeling tra di noi, è stata sicuramente un’esperienza che ricorderò a lungo. Al momento, se dovessi segnalare un musicista con cui sicuramente collaborerei in un ipotetico futuro per la dimensione live, quello sarebbe sicuramente Razor SK, già con me in Forgotten Tomb, uno dei migliori chitarristi che conosca nella nostra scena.”

Sono rimasto colpito da come tu abbia inserito alla perfezione uno strumento atipico come l’hammond in un contesto di musica estrema. Questa tue passione nemmeno troppo velata per gli anni ’70 da dove arriva e perché hai pensato di utilizzarla anche per il progetto Hiems?

“Ho sempre adorato le sonorità settantiane, e da qui la mia scelta di includere dei richiami a quel determinato sound in “Worship Or Die”. Non credo in una musica monodimensionale, ma piuttosto nella libera e catartica espressione dell’artista che opera spinto da una sincera necessità di esternazione di quello che più tocca la sua persona.”

Ho usato l’espressione “nemmeno troppo velata” perché in effetti sull’album c’è un omaggio ai mitici Gun, con la cover di “Race With The Devil”. Perché hai scelto quella canzone? Quali altre band del periodo annoveri tra le tue principali influenze?

“Avevo già da tempo questa idea di coverizzare un pezzo tipicamente rock e includerlo in uno dei miei lavori, e quando ho sentito “Race With The Devil” ho pensato fosse perfetta. Un pezzo semplice, energico, con molto tiro e con una venatura psichedelica di spessore.

Sono molte le band di quegli anni che hanno lasciato un segno su di me; partendo dai mostri sacri come Led Zeppelin, Deep Purple, Rainbow, Pink Floyd e Black Sabbath sino ad arrivare a band meno conosciute dai più come Black Widow, Pagan Altar, Blue Cheer ed altri.”

Un titolo forte come “Worship Or Die”, quale panorama lirico sottende? Ho notato anche che l’iconografia del lavoro è piuttosto sui generis per il black metal, con una copertina rosso fuoco. E’ stata una scelta operata per valorizzare la band come una realtà al di sopra delle consuetudini che si trovano nel panorama black?

” “Adora o muori” è quello che ognuno di noi si sente dire ogni giorno. Siamo spinti a venerare idoli di plastica, a consumare e crepare come formiche, ad accettare situazioni umilianti e costrittive; chi esce da questi schemi muore, socialmente e non.

La copertina è in netta opposizione al titolo; un soldato, che rappresenta la cieca obbedienza priva di pensiero proprio, lancia una Molotov, da sempre simbolo di rivolta. E’ un invito a rompere gli schemi, a non dire sempre sì a chi ci comanda, a non abbassare la testa, a sviluppare un proprio pensiero il più possibile indipendente. Bruciamo i televisori, rifiutiamo la spazzatura che ci propinano ogni giorno, non facciamoci dire come ci dobbiamo vestire, cosa dobbiamo mangiare e comprare.”

Circa dieci anni fa ebbi l’occasione di recensire “The Reaper” per una vecchia fanzine cartacea. Al di là del fatto che la maggior parte dei brani sia stata poi ripresa su “Cold Void Journey”, hai mai pensato di ristampare su CD la demografia in cassetta degli Hiems?

“Lo farò quest’anno; Moribund pubblicherà nei prossimi mesi una ristampa di “Cold Void Journey”, il primo disco della band, in doppio Cd. Il primo conterrà l’album completamente remixato, sul secondo saranno presenti tutti i demo usciti dal ’97 al ’99. Penso che oramai il sound di quelle tape sia alquanto datato, ma restano pur sempre un importante pezzo nella storia di Hiems.”

Quali novità dai Forgotten Tomb e dai Tombers, le altre band che ti vedono impegnato?

“Forgotten Tomb: fra poco uscirà “VOL.5”, un doppio live in studio che celebra i dieci anni di carriera della band. Stiamo inoltre discutendo un contratto con una nuova label per l’uscita del prossimo full lenght “Under Saturn Retrograde”, che è già interamente composto ed aspetta solo di essere registrato. Questo disco metterà a sedere parecchia gente!

Per quanto riguarda i Tombers non saprei che dire. La band non è attiva al momento, abbiamo registrato un full ma è ancora chiuso nei nostri cassetti, chissà se verrà mai stampato…vedremo.”

Dal 1996 (data di fondazione degli Hiems) ad oggi, quali cambiamenti hai notato come i più significativi entro il panorama black metal italiano?

“Penso che il nostro underground sia in crescita. Quando sono all’estero percepisco sempre più una visione finalmente positiva di questa “Italia estrema”. Meglio tardi che mai, no?

Sono convinto che l’operato della nostra generazione sia stato riconosciuto.

Ovviamente di band di merda ne abbiamo in quantità, ma ne è pieno il mondo…non ce ne accorgiamo solo perché non se ne parla al di fuori delle loro nazioni – e del resto, se fanno schifo, è giusto così.”

Non ultimo, un messaggio per i lettori di Metallus.it.

“Il vero estremo non può essere riconosciuto, poiché è così libero da ogni vincolo socialmente riconosciuto da diventare invisibile ed impossibile da quantificare.”

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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