Alberto Rigoni – Recensione: Unexpected Lullabies

Bassista, compositore e avvocato d’affari italiano, Alberto Rigoni può vantare una carriera prolifica che dal 2008 al 2023 lo ha portato a pubblicare ben dodici album, spaziando dal metal progressivo alla fusion. Un eclettismo stilistico, quello del musicista nato a Montebelluna, che gli ha dato l’opportunità di prendere parte a diversi progetti e nelle vesti più varie (BAD As, The Italians, Natural Born Machines, Vivaldi Metal Project, TwinSpirits), sempre circondandosi di musicisti di caratura internazionale (Jeff Scott Soto, Jordan Rudess, Kevin Moore, Gavin Harrison, Marco Minnemann e molti altri) che, con la loro presenza, hanno in un certo senso cementato lo status internazionale del bassista italiano. E’ dunque sulla scia della continuità e della collaborazione che vede la luce anche “Unexpected Lullabies”, nuovo disco pubblicato dalla lettone Sliptrick Records e composto da quattordici tracce. L’apertura dell’album è affidata all’orchestrale “Vittoria”, breve intro dedicata alla figlia dello stesso Rigoni, nata lo scorso Marzo: dove l’album entra nel vivo è però con la successiva “Fly Me To The Moon”, brano del 1954 – qui proposto in veste strumentale – successivamente portato al successo da Frank Sinatra. La versione di Rigoni non offre una rielaborazione particolarmente interessante dal punto di vista ritmico, limitandosi ad introdurre alcuni momenti nei quali basso, chitarra e tastiere si avvicendano con ordine per conquistarsi la scena. Coerente con la sua idea di proporre ninne nanne inaspettate, il disco del musicista veneto prosegue con passo lieve e delicato (“Azzurra”), con luminose tastiere ed effetti ambientali – vedi il cinguettio degli uccelli – che sembrano anch’essi voler salutare l’arrivo della piccola Vittoria. Le atmosfere sono sempre fresche ed erbose, cariche di rugiada, più riuscite quando assecondano lo stato d’animo e gli entusiasmi del felice papà. Dove le cose vanno meno bene, però, è nelle cover meno ispirate e meno sentite: è il caso ad esempio di una “Dancing With Tears In My Eyes” (Ultravox, 1986) assemblata alle meno peggio con una batteria senz’anima, poca cura nei suoni (con una scena ristretta che fa tanto mono) ed un’interpretazione che in generale non riserva particolari guizzi, né ragioni.

E’ con questa continua alternanza tra introduzioni più riuscite dal punto di vista atmosferico, effetti inutili (come lo scricchiolìo senza senso aggiunto allo studio di basso “Out Of Fear” e – per par condicio – al pianoforte insapore di “Nenia”) e episodi dal potenziale sprecato (“Saga”) che piano piano si accumulano i cinquanta minuti di “Unexpected Lullabies”, sempre a cavallo tra gli entusiasmi del neo-papà e la necessità di trovare altri spunti per dare struttura e coerenza al nuovo progetto: e se anche si potrebbe obiettare il carattere autenticamente biografico di un racconto che procede tra alti e bassi, perché in fondo la vita è così (compresa quella dei nuovi ed indaffarati papà), dall’altro all’album viene a mancare un vero filo conduttore. Ci sono davvero troppo spazio e troppa vita tra l’anima folk di una “Veni Laetitia” di sei minuti, le placide onde new-age di una “Ocean Traveler” e canti dell’Associazione Scautistica Cattolica Italiana (“Un Uomo Che Voga”), con i momenti più riusciti affidati al solo basso di Rigoni (“Slap Lullaby”) e tutto il resto declassato al ruolo di puro ed anonimo contorno. Al punto che un brano banalmente pop come “Peaceful”, che ti aspetteresti di trovare in quelle compilation tipo “Ibiza Luxury Chillout”, finisce col diventare uno dei momenti in grado di farti sentire in pace con te stesso, contento forse di poco ma – almeno – arrivato ad una qualche destinazione. Nonostante la carica e l’amabile entusiasmo che “Unexpected Lullabies” porta in dote, l’album e la sua costruzione disperdono tutto questo patrimonio emotivo con un insieme di studi strumentali (“Vicky”), cover poco ispirate e velleità sinfoniche rimaste per lo più inespresse. E se da un lato non si può non lodare la profonda umanità di questo approccio, quella stessa mancanza di calcolo che ne evidenzia la spontaneità costituisce anche il suo limite più grave, crudo ed evidente: se possiamo immaginare che alla piccola Vittoria – speriamo futura rocker – siano occorsi circa nove mesi per venire alla luce, molti dei passaggi di questo disco sembrano essere stati realizzati e piazzati in scaletta (come la cover decisamente cringy di “Strangers In The Night”, vedi video) in nome di un azzardo ed una fretta che questa volta non hanno pagato.

Etichetta: Sliptrick Records

Anno: 2024

Tracklist: 01. Vittoria 02. Fly Me To The Moon 03. Azzurra 04. Dancing With Tears In My Eyes 05. Out Of Fear 06. Veni Laetitia 07. Nenia 08. Slap Lullaby 09. Saga 10. Vicky 11. Ocean Traveler 12. Strangers In The Night 13. Peaceful 14. Un uomo che voga
Sito Web: facebook.com/AlbertoRigoniMusic

Marco Soprani

view all posts

Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi