Agghiastru: Live Report della data di Milano

Il concerto di Agghiastru, anima portante degli Inchiuvatu, (anche se per dirla con le parole del poliedrico Michele, si tratta di due lati di uno stesso progetto – nonostante la differenza di sound – accomunati da una base ideologica e melodica) è uno show intimo, toccante, personale, un dialogo tra l’artista e il pubblico che ha voglia di essere lì, scevro da ogni mercificazione superflua.

Innanzitutto la scelta della location, il Pentesilea di Milano è stata molto oculata: il palco del locale è stato infatti calcato da artisti che hanno fatto la storia dell’ underground internazionale, uno tra tutti Vinicio Capossela. E un segno di profondo rispetto verso il pubblico che lo segue – alcuni hanno fatto anche parecchi chilometri per assistervi – è appunto questo concerto che scaturisce dalla parte più profonda dell’eclettico artista, oltre ad essere per lui "un modo per non andare in analisi, visto che si canta di vite andate a male e di amori messi peggio". E’ una versione riveduta e corrotta del vecchio cantastorie il "Saru Mantici" di cui canta, un personaggio che collezionando amori per ogni dove, alla fine conduce una vita solitaria, senza conoscere la vera essenza del sentimento. Molto legata alla tradizione, come suono e idea portante è anche "La Stanza", una canzone che parla della vecchia usanza di esporre il lenzuolo macchiato di sangue dopo la prima notte di nozze dei novelli sposi (e poco importava se il sangue veniva dall’illibatezza perduta della sposa o dalla gola della stessa, visto che era tradizione per il neosposo mettere un falcetto sotto il cuscino con cui rimediare ad eventuali disonori). A seguire una versione che dire struggente è ancora dire poco di un pezzo classico della tradizione siciliana, accompagnato da un teschio per enfatizzare il tutto: "Vitti Na Crozza". "Unia" (agonia) prosegue sullo stesso concept, il tocco delle campane a morto crea una profonda riflessione sul continuo alternarsi di vita e morte, in perenne divenire. A seguire "Suli", un pezzo che riporta al concetto di solitudine, tema su cui verte anche "Paria".

Successivamente il tema trattato è il disincanto, con "Rosa", "Curu’"e l’attesissima "Addisiu", oggetto anche di un acclamato bis a fine serata, infine "Fuii".

L’impressione personale è che dopo due ore intensissime sono uscito dal Pentesilea più maturo e più triste ("and the wedding guest is sad and wiser man", tanto per dirla coi versi di Coleridge o degli Iron Maiden), perché le storie ascoltate sotto le fronde dell’agghiastru ( l’olivo selvatico ) intorno (o dentro) hanno il deserto.

Copyright immagini RITUAL ART 2010

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