Age Of Distraction – Recensione: A Game Of Whispers

E’ un bel problema, quello della distrazione. Iper-stimolati e continuamente strattonati da suonerie, notifiche ed aziende che combattono una cinica partita di sussurri per accaparrarsi almeno un briciolo di attenzione, concentrarsi, escludere il resto e concedersi completamente è diventato – per molti – quasi impossibile. E se per alcuni c’è ancora un modo per contrastare il fenomeno (“Se ti perdi, riprenditi”, dicono su psicologiacontemporanea.it), per altri il moto di questo fiume in piena è troppo poderoso (“Rassegniamoci a vivere nell’era della distrazione”, dice ilfoglio.it) per essere arrestato. Un dilemma simile deve averlo avvertito anche il chitarrista John Cook (ex-This Winter Machine e This Other Eden), se l’anno scorso ha deciso di chiamare Age Of Distraction un nuovo progetto che lo vede impegnato al fianco di Charlie Bramald (Ghost of the Machine, Shadows On Mercury) alla voce, Mark Gatland (Hats Off Gentlemen It’s Adequate, IT) al basso e Dom Bennison (Last Motion Picture, ex-This Winter Machine) alla batteria, nato col proposito di dare vita ad un progressive melodico, atmosferico ed accessibile, tra sonorità rock ed altre di stampo più marcatamente metallico. Grazie a tematiche che includono la tossicità di alcune relazioni e la crescente difficoltà nel comunicare, nonostante la varietà di mezzi che ci viene offerta per farlo, gli Age Of Distraction vogliono offrire una visione tagliente e contemporanea, attenta alla produzione come si conviene alla raffinatezza del genere ma anche in grado di evocare una riflessione profonda ed una tensione vibrante, continua, ragionevolmente scomoda.

Introdotto dalla bella copertina realizzata dall’artista e designer serba Andjela Vujić, “A Game Of Whispers” muove i suoi primi passi sulle note orchestrali di “The Uninvited”, brano parlato e distorto che può contare sull’arrangiamento e sul pianoforte languido di Ruby Jones (già a fianco di Patrick Spillane nel new wave synth-pop degli The Exotic Ices Project). E’ però con la successiva “Break My Bones” che la formazione inglese si presenta al gran completo, animando un brano brillante nel quale sono le tastiere di Bennison a fare gli onori di casa. Cori distanti, cantato pulito ed abbondante uso di semitoni fanno perfettamente il paio con le eleganti, composte immagini di presentazione del quartetto: questo è un prog musicalmente accessibile, riflessivo nei testi e scintillante nella produzione, capace in molti momenti di passare da strutture più intime ed esili (“Take Me Down”) ad altre – in occasioni degli assoli di chitarra, ad esempio – di impatto grandioso. Le facce pacate dei suoi esecutori non ingannino, perché “A Game Of Whispers” vibra e solletica con un basso imprevedibile ed un riffing metal (“Compromised”), che in alcuni momenti mi ha ricordato quello dei tedeschi Vanden Plas.

La sua è una varietà ben gestita, perché nonostante la natura di prima volta il disco è coerente, mai timido e sempre riconducibile ai suoi iniziali propositi: cambiano le ritmiche ed anche l’incisività del drumming, ma il proposito di produrre musica moderna e raffinata – talvolta anche in una maestosa versione strumentale – non viene mai tradito. C’è insomma una linea marcata e rock che unisce tutti i cinquantatre minuti di esecuzione, dai toni adulti ma non troppo, intellettuali ma non troppo, composti ma non troppo… che è poi il concetto di apertura ed accessibilità al quale questa prima opera si ispira. Questa sensibilità, che dona all’album una convincente dose di equilibrio ed umanità, si avverte soprattutto negli episodi più soffusi: “Protect Me” è una ballad ed un grido d’amore, una disperata richiesta d’aiuto interpretata con passione ma anche una canzone piccola e delicata, che essa stessa invoca ascolto e protezione. “Oceans”, allo stesso modo, possiede un arrangiamento nobile che ne esalta la vocalità e spinge l’ascoltatore a concentrarsi sulle parole, con un trasporto che sembra esso stesso diventare il vero antidoto al generale disinteresse, alla distrazione.

Con gli Age Of Distraction forma, contenuto e ferite vanno sempre a braccetto, componendo un’immagine dai toni urbani e grigiastri che omaggia la provenienza del quartetto (Leeds) e colloca le sue storie in un tempo liquido ed uno spazio che, geograficamente non troppo lontano, appartiene a ciascuno di noi: la pulizia formale dell’album è qui il mezzo per apprezzarne ancora di più i dolorosi scostamenti umani ed i momenti ruvidi come quello della title-track, offrendo un’esperienza che coinvolge senza affaticare, e diverte senza mezze misure nei suoi momenti più lineari e diretti. Curato nel dettaglio, gentile sui timpani ma ficcante con le parole, “A Game Of Whispers” è un debutto maturo e intelligente, ancora più interessante quando considerato ed assimilato nella sua dimensione intera. Il suo è un mondo che viene tratteggiato canzone dopo canzone, che sopravvive alle sue stesse durezze (“Sneak Attack”), che pulsa grazie all’entusiasmo con il quale le sue storie sono raccontate e le sue luci accolte, celebrate, amplificate. Un mondo crudele e profondamente umano che affascina per la complessità della quale noi stessi facciamo parte e nel quale si continua a coltivare la speranza, nonostante le continue distrazioni e la possibilità fortemente dibattuta di comprenderne – e risolverne – i problemi.

Etichetta: Gravity Dream

Anno: 2024

Tracklist: 01. The Uninvited 02. Break My Bones 03. Compromised 04. Protect Me 05. The Plea 06. Take Me Down 07. A Game Of Whispers 08. The Point Of No Return 09. Oceans 10. The Left Unsaid 11. Sneak Attack 12. My Peace
Sito Web: facebook.com/ageofdistractionband

Marco Soprani

view all posts

Folgorato in tenera età dalle note ruvide di Rock'n'Roll dei Motorhead (1987), Marco ama fare & imparare: batterista/compositore di incompresa grandezza ed efficace comunicatore, ha venduto case, lavorato in un sindacato, scritto dialoghi per una skill di cucina e preso una laurea. Sfuggente ed allo stesso tempo bisognoso di attenzioni come certi gatti, è un romagnolo-aspirante-scandinavo appassionato di storytelling, efficienza ed interfacce, assai determinato a non decidere mai - nemmeno se privato delle sue collezioni di videogiochi e cuffie HiFi - cosa farà da grande.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Accedi