Grabak – Recensione: Agash Daeva

Intransigenza, tecnica, melodie ipnotiche. Questo è il black metal secondo i Grabak, five-piece di Lipsia che giunge con ‘Agash Daeva’ al suo quarto studio album. Il sound della band deve molto a Marduk, Dark Funeral ed Enthroned (non a caso Nornagest, il vocalist di questi ultimi, partecipa al platter in veste di ospite), per una resa sonora quadrata e senza compromessi ma al tempo stesso sufficientemente varia da togliere all’ascolto ogni punta di noia.

Una interessante caratteristica del gruppo tedesco è l’utilizzo di due bassi, una mossa volta a rendere il muro sonoro ancora più spesso grazie all’energia della sezione ritmica. Alcune soluzioni corali e aperture melodiche a base di arpeggi, unite allo screaming raggelante di Jan Klepel, rendono brani come ‘The Beauty In A Gorgon’s Eye’ e ‘Code666:Blasphemie’ enfatici ed avvincenti.

Di certo la band percorre dei sentieri già battuti, ma ‘Agash Daeva’ ha tutte le carte in regola per imporsi come una più che apprezzabile release di genere, grazie anche all’ottima produzione affidata a Vurtox dei concittadini Disillusion, che garantisce un sound nitido e potente.

Un pizzico di personalità in più sarà necessaria ai Grabak per compiere il definitivo salto di qualità, per il momento accontentiamoci di un lavoro comunque buono.

Voto recensore
6
Etichetta: Black Blood / Masterpiece

Anno: 2007

Tracklist: 01.Beyond A Black Horizon
02.Nightworks
03.Dominion Stigmatized
04.Homo Diabolus
05.The Beauty In A Gorgon’s Eye
06.Judas Iscariot – A Wolf Amongst Sheep
07.Furia
08.Code666:Blasphemie
09.Strigoi
10.Through The Ten Circles Of Hell
11.Agash Daeva

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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