Reduci dalla lunga esperienza con gli Aeternitas (1999 – 2022), i coniugi Anja Malchau e Alex Hunzinger hanno voluto dare vita ad un progetto sinfonico intriso di sapore cinematografico, che li vedesse impegnati – nella veste di “messaggeri degli dei” – a raccontare in musica di leggende babilonesi ed epici scontri fra le divinità. Un po’ per passione ed un po’ per mestiere sono dunque nati gli Aeon Gods, formazione dall’immagine fumettistica completata da Nino Helfrich e Robert Altenbach alle chitarre ed Elias Knorr alla batteria. Consigliati ai fan di Manowar, Sabaton, Gloryhammer, Wind Rose e Brothers Of Metal, i nostri affidano la propria presentazione ad una prima traccia di buon impatto: “Sun-god” possiede un forte carattere sinfonico, cori potenti ed una ritmica incisiva che lascia pochi dubbi sul tipo di causa sposata dai tedeschi. Il mixing affidato a Sebastian ‘Seeb’ Levermann (Orden Ogan, Angus McSix, Brainstorm) fa in modo che la presentazione si mantenga sempre fluida ed ariosa, con dinamiche estese e continue ripartenze che ricordano in diversi passaggi i nostri Rhapsody Of Fire. Un power fresco ed agile, insomma, che non fa mistero della propria componente visuale: la varietà dei colori, rappresentati anche attraverso una musica di cenni e spostamenti, è un punto di forza che gli Aeon Gods esaltano con suggestioni continue, che spaziano dagli effetti sonori alle rifiniture affidate a chitarre e tastiere.
Rispetto agli italiani, però, le melodie non appaiono altrettanto incisive: il trittico presente nella parte centrale (formato da “Enlil’s Command”, “Nintu’s Lament” e “Enki’s Grace”) sembrerebbe spostare l’attenzione su uno sviluppo più progressivo e concettuale, affidato alla suggestione dell’immagine singola – come nel caso del momento di voce e pianoforte – ma senza che nessun episodio si mostri in grado di oltrepassare la soglia del fatto bene per condurre ad un’emozione autentica e profonda. Il risultato di tanta opulenza mista a poco spessore è che “King Of Gods” rimane più concentrato sul suo concept che non sulla sua resa finale: le sue canzoni scelgono espressamente di non essere asciutte, amplificando gli stimoli e coinvolgendo con cori di presa immediata, in nome di un’esperienza che, come il giro di giostra al luna park, è divertente ma solo fin che dura.
E se il modo in cui immediatezza e barocco sono sintetizzati merita un applauso, anche in virtù di un concept relativamente originale sul quale la band scommette con convinzione, è chiaro che il risultato non aspira ad essere longevo: le tracce si susseguono tutte belle e tutte uguali, con alcune che si differenziano solo per un tono epico leggermente più spinto (“Aeon Gods”), anche grazie a tempi più distesi che permettono di dedicare attenzione ai tanti dettagli che altrimenti si perderebbero nell’impeto. Certamente il carattere usa & getta di questo power stride con la sua ricostruzione storica (la mitologia babilonese risale al secondo millennio avanti Cristo), che qui viene ridotta a mero artificio retorico prima ancora di arrivare a metà della tracklist, anche a causa del fatto che – dal punto di vista della produzione e dei suoni – non vi è nulla che faccia davvero appiglio al concept, alla storia, alla voglia di raccontare qualcosa che l’ascoltatore non conosca già. Le ritmiche sono di quelle buone per tutte le stagioni (“Babylon Burning”), con un lavoro di chitarra puramente funzionale, mentre il cantato di Hunzinger si fa più teatrale e comunicativo ma solo in momenti sporadici e soprattutto isolati, che poco aggiungono al tenore generale del disco perché troppo estemporanei per creare struttura, rete, discorso.
Che “King Of Gods” sia un disco di debutto in grado di suonare competente e filare liscio non deve sorprendere: i sei album pubblicati con gli Aeternitas sono un capitale troppo prezioso per essere disperso o ignorato, e gli Hunzinger hanno lavorato per mettere un’esperienza di oltre vent’anni al frutto di un progetto visivamente accattivante, nonostante la distanza tra la collocazione storica della narrativa e la natura commerciale di questo power – nel quale nemmeno la componente sinfonica raggiunge mai vette elaborate – rappresenti un punto a sfavore difficile da trascurare. Diciamo che, in virtù del trascorso dei coniugi tedeschi, sarebbe stato lecito aspettarsi un lavoro che capitalizzasse sul passato per navigare a vista e spingersi oltre, supportando con i fatti la scelta di un visual così impattante, dispendioso e colorato. “King Of Gods”, invece, è un disco poco sofferto, generico e realizzato con abbondante mestiere, più efficace quando rinuncia apertamente ad ogni ambizione (“Monsters Of Tiamat” è da festival, più Lordi che sinfonica) e perfetto per ripartire da capo, ancora una volta.

|
Etichetta: Scarlet Records Anno: 2024 Tracklist: 01. Sun-god 02. King Of Gods 03. Aeon Gods 04. Babylon Burning 05. Enlil’s Command (The Flood pt. I) 06. Nintu’s Lament (The Flood pt. II) 07. Enki’s Grace (The Flood pt. III) 08. The Descent 09. Monsters Of Tiamat 10. Tablet Of Destinies Sito Web: facebook.com/AEONGODS |
