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Abyssal – Recensione: A Beacon in the Husk

Nomen omen.

Abyssal (da non confondersi con altri 7 gruppi musicali con lo stesso nome) è il progetto solista di Greg Cowell, ex-chitarrista dei Neuroma. I tre album finora pubblicati dal progetto sono un ambizioso, derivativo ma comunque interessante tipo di death/doom metal basato su accordature in La#, alternazioni fra blast-beat e tremolo ossessivi e claustrofobici e rallentamenti potenti, growl profondi e produzioni cavernose all’inverosimile: in poche parole, una possibile colonna sonora degli incubi di ognuno di noi. Sicuramente varie volte i ricordi dei lavori passati di Incantation e Morbid Angel scattavano a tratti, ma “Antikatastaseis” era un album convincente, segno che quanto fatto da Greg non era poi stato vano, dopotutto.

Ora, “A Beacon in the Husk” continua la strada del progetto, quella di creare death metal con tendenze epiche, teatrali e decisamente lontane dall’essere accessibili. Tutto l’album è organizzato come una suite, con la prima e l’ultima traccia che formano un’introduzione e un outro: comunque, “Dialogue” è abbastanza lunga da essere considerata come una traccia a sé, ed anticipa gran parte degli elementi riscontrabili nell’album, tra cui breakdown potenti con power-chord in La, melodie serpentine e quasi incomprensibili in chiave minore e diminuita, blast-beat a profusione e sezioni in tremolo con tendenzw post-black. Il resto dell’album, come prevedibile, poiché non segue la forma canzone, è un po’ dispersivo, ma qualche elemento risalta nel mix sulfureo all’inverosimile: “I – Recollection: Shapes upon the Retina” non si ferma mai in un groove fisso a lungo, ma anzi segue un crescendo senza fine di tastiera e growl in multi-traccia esplodendo solo per un paio di minuti, “I – Recollection: Awakening / Metamorphosis” segue ritmiche pachidermiche tipiche del funeral doom e una progressione in semitono, mentre la scarica di blast-beat viene ripresa con la più breve “II – Discernment: The Cloister Beneath the Grime”. La seconda parte dell’album non si discosta molto, anche se, purtroppo, “II – Discernment: The Triumph of Fools” è il punto più debole dell’album, a causa di una struttura eccessivamente ripetitiva e una cattiva scelta di melodie: anche le altre tracce, comunque, mostrano sezioni più dilatate del normale.

C’è qualcosa da dire riguardo a quest’album. Può essere che il progetto sia arrivato ad un punto morto e che non si riesca più a discostare da tantissime simili uscite basate su un tipo di death metal “soffocante” (come dice la categorizzazione sul loro profilo Facebook), claustrofobico e in qualche modo che si rifà ai romanzi di Lovercraft, ma “A Beacon in the Husk” non ha l’immediatezza e la coesione dell’album precedente. Forse gli Abyssal e Gregg Cowell hanno solo il bisogno di aggiustare un po’ il tiro. L’unica altra cosa certa che posso dire è che questo album non deluderà di certo i fan.

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