Absentia Lunae: “Vorwarts” – Intervista a Ildanach e Climaxia

“Vorwarts” è qui per restare. Sono davvero efficaci le parole di Ildanach, vocalist degli Absentia Lunae e principale interlocutore di questa intervista. Il nuovo album dei triestini (potete leggere QUI la recensione) è di certo una solida conferma dell’ottimo stato di salute di una band che ha ritagliato un posto esclusivo nel panorama italiano, differenziandosi tanto per stile quanto per attitudine.

Sono passati cinque anni prima che “Historia Nobis Assentietvr” trovasse un degno successore. E’ stato faticoso lavorare sul nuovo album?

Ildanach: In realtà no, quando ci mettiamo a comporre materiale per Absentia Lunae tutto fluisce con una naturalità incredibile. Ci conosciamo da anni e le stima reciproca, la comune attitudine, fa sempre fluire e comporre gli elementi della creazione senza troppi intoppi. I ritardi sono stati dovuti semplicemente al nostro approccio alla vita, nella quale la musica è un completamento delle nostre esperienze vissute, nella quale facciamo rifluire le nostre personali sfide ed esperienze. Per questa ragione anche se musicalmente quasi completo “Vorwarts” non era ancora maturo per uscire, lo abbiamo perfezionato dopo un periodo nel quale i suoi principali componenti hanno affrontato situazioni e contesti che non avremmo potuto ignorare. La musica non è mera composizione evasiva per noi, il concept ci riflette, senza entrare nei dettagli l’esperienza vissuta è valsa più di molte elucubrazioni artistiche.

Climaxia: “Vorwarts” è stato concepito in un lasso di tempo piuttosto lungo, nel quale gli Absentia Lunae sono stati soggetti a diversi cambi sia in termini di line up che di vera e propria evoluzione stilistica e personale. Credo che questo ultimo lavoro rappresenti degnamente questo momento di “stabilità” che abbiamo raggiunto e sia il degno coronamento dell’attività svolta dalla band in questi ultimi anni. La stesura dell’album è cominciata al termine del tour che abbiamo intrapreso quasi tre anni fa, un momento molto entusiasmante che ha posto le basi per quest’album che dal mio punto di vista aveva cominciato a prendere forma durante la fine delle registrazioni di “Historia”. Dal mio punto di vista è stato un passo in avanti verso quell’immaginario che ho sempre cercato di ricreare da quando gli AL sono nati, momenti di sperimentazione intervallati da sensazioni piuttosto aspre e pesanti. La scelta anche di un riffing più lento e dei blast meno esasperati sicuramente hanno aiutato a dare al disco un carattere più solenne che ben si adattasse alle liriche di Ildanach e all’immaginario futurista dal sapore militare che oramai ci contraddistingue.

“Vorwarts”: esattamente qual è il significato del titolo della nuova opera? Quali parole usereste per descriverlo?

Ildanach: Lo dice il titolo stesso, è una direzione forte e irrevocabile.  E’ un moto propulsivo che vuole rovesciare l’universo di mediocre stasi che la gerontocrazia imperante sta perpetuando. “Vorwarts” è teso a smuovere le coscienze, ribellarsi alle interminabili convenzioni e veti incrociati che contraddistinguono le loro contorsioni da azzeccagarbugli. Il moto propulsivo della sua energia deve schiantare qualsiasi incertezza nella ricerca di un pensiero che sia puro e avanzato rispetto al conservatorismo decadente, due parole solo apparentemente contrastanti oggi. Noi, occidente borioso, stiamo perseverando una statica mollezza.

Trovo che rispetto al suo predecessore “Vorwarts” suoni sotto molti aspetti più crudo e maligno se mi passate i termini, sebbene non manchino consueti passaggi atmosferici e tratti sperimentali. Voi come la vedete?

Ildanach: Credo che il nuovo lavoro sia di certo molto meno esplicitamente melodico di “In Umbrarum Imperii Gloria”, mentre se confrontato a “Historia” sia meno radicalmente ferale e più atmosferico. Io direi che abbiamo affinato la nostra espressività melodica partendo da una vocazione più accentuata ed immediata ad una più matura e complessa. Coloro che ci stanno seguendo in questo percorso sono riusciti a cogliere questa evoluzione e considerano ogni giorno di più Absentia Lunae una band dal trademark inconfondibile. Già dagli esordi avevamo un songwriting più avanzato di molte realtà che si limitavano a replicare lo stile scandinavo, che era quello che assicurava un più rapido successo in termini di gradimento. Noi abbiamo invece proseguito per la nostra strada, con riferimenti culturali e personali precisi e un gusto per gli arrangiamenti dagli spigoli vivi. Posso convenire sul fatto che il tutto suoni molto più avvolgente che in precedenza, ma non direi maligno nel senso che si è soliti dare a questo termine nel black metal, io direi piuttosto con una crudeltà verista, potrebbe anche esserci il forte odore sulfureo ma è nient’altro che la scia di una fiammata prorompente nel grigio tenore del presente.

Quali argomenti sono toccati nei testi?

Ildanach: Per il significato di “Vorwarts” ti rimando a quanto detto sopra , essendo la titletrack. Per quanto attiene invece a “Rapace Planare”, viene evocato lo scenario catartico e liberatorio della Montagna Sacra, il raggiungimento della vetta. La sostanziale differenza, provocatoria e ribelle è il planare sopra la stessa e con rapace consapevolezza poggiarvisi, già consci del cammino esoterico che ne ha permesso il suo raggiungimento quando ancora si poggiava su umane spoglie.
“Tragedy Told by Golden Horns” è una canzone dalla radice concettuale profondamente neofolk, la malinconia per la prossima fine del viaggio terreno e il sapore della sfida la animano, il grande gioco che ha tormentato per millenni l’uomo e che molti vorrebbero normalizzare sotto un’ovatta allucinogena di lento stordimento verso l’abisso.  Per quanto riguarda invece “Dissolution Mechanism” il tema dominante è l’imperscrutabilità dei segni dell’era dei Kali-Yuga, i suoi attori inconsapevoli, riprende in una chiave ancor più esoterica il tema a noi caro in uno dei pezzi storici del demo “Marching Under The Apocalypse Flag”. In questo sviluppo però l’anacoreta invoca un’investitura diretta di un disegno dai fasti più ampi della stessa umana comprensione.

La scelta di un’estetica futurista per la copertina, trova riferimenti nel panorama lirico?

Ildanach: Senza dubbio, ed è proprio la titletrack che ne enfatizza maggiormente l’associazione. La calamità del cambiamento, l’energia prorompente che nessuna stasi può fermare animano le note di quest’album.
Non esiste stasi in termini assoluti che non sia il frutto della nostra alienazione o passività.

Le note informative sul nuovo album parlano di un prodotto che trova continuità coi i Mayhem dell’ultimo periodo. Io la vedo diversamente in tutta sincerità, trovo che il vostro concetto di black metal sia molto personale. Voi quale band citereste se doveste elencare delle fonti di influenza?

Ildanach: Le etichette sono costrette a dover trovare qualche lontana associazione per indirizzare un pubblico sempre più bombardato da ogni tipo di impulso, ciò è normale e non ci offende. L’associazione potrebbe funzionare se associata al momento più ribelle, menefreghista e coraggioso del gruppo da te citato, ma solo ed esclusivamente per l’attitudine perché musicalmente abbiamo sempre il nostro inimitabile trademark che con gli anni abbiamo sempre più apertamente palesato.
Potrei stupirvi dicendoti che oltre ai Dodheimsgard che potrebbero essere più alla portata del pubblico metal, se ci riferiamo al cantato le mie influenze pescano dall’ambiente punk e post-punk con CCCP/CSI in prima linea, Lindo Ferretti e il suo sacro e profano divenire.

“L’Arriveè” è forse uno dei brani più sperimentali mai composti dal gruppo. Volete raccontarci la sua genesi?

Ildanach: L’arrivo doveva solennizzare e sintetizzare l’aspirazione monumentale dell’album, comunicando l’ampiezza dell’universo che andava ad aprirsi quale uno squarcio nel cielo vivido della luccicante notte. Il testo poi si innesta perfettamente in questo flusso di coscienza, chiudere gli occhi e farsi avvolgere dal flusso, dalla prepotente corrente che esplode nel suo incedere e che poi rifluisce nella maestosità del cosmo.

“Vorwarts” sembra essere stato accolto positivamente dalla stampa specializzata. Con quali opinioni vi trovate più d’accordo e da quali prendete le distanze?

Ildanach: Lasciamo alla stampa di fare le sue considerazioni, non siamo tra quelli che spendono il loro tempo a prendersela sul personale per qualche parola di troppo dei recensori o perché qualcuno in cuor suo ha interpretato la nostra musica dal suo personale universo. “Vorwarts” è qui per restare, opinioni, supporti, invidie o cattiverie che siano.

Sono in previsione delle date live per la promozione del nuovo album? State già pianificando del materiale futuro?

Ildanach: In marzo una data a Vienna e credo che in febbraio faremo una data nel nord-est.
Sì stiamo preparando la canzone che andrà sul prossimo 7’’ con gli americani Kommandant.

Non ultimo, il vostro congedo dai nostri lettori.

Ildanach: Armate la vostra anima

 

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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