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Abnormality – Recensione: Sociopathic Constructs

Prendete nota: chitarre in Do# costantemente in palm-muting plettrati, blast-beat con snare a 340 BPM, basso che neanche si sente e growl cavernosi in stile George Fisher. Fatto? Bene, avete praticamente l’ultimo album degli Abnormality, “Sociopathic Constructs”, in poche righe. In una scena musicale così piena di saturazione e gruppi che suonano uguali fra loro, un gruppo brutal death del genere difficilmente verrebbe notato da chi non è appassionato morboso del genere in questione. Ed è poco importante il fatto che il cantante sia donna (vi ricordate i Cerebral Bore del decennio scorso? No? Ecco, quello che intendevo), quando il materiale registrato è così generico e convenzionale.

Il gruppo non si sposta poi molto dai confini del genere: il primo brano pubblicato via web, “Curb Stomp”, segue ritmiche costanti, dimezzate o raddoppiate quasi a caso, tendenti allo slam/deathcore di gruppi come Carnifex, mentre “A Catastrophic and Catalyzing Event”, il secondo, include partiture di chitarra costantemente alla deriva fra scale cromatiche che terminano ogni verso ed improvvise pause. “Penance” e “Kakistocray” sono quelle con meno secondi in rallentamento, l’ interludio è inutile e le altre tracce non presentano particolari degni di nota.

Come già detto, in un genere come il brutal death, in cui ci si ritrova ad ascoltare gli stessi pezzi riciclati all’infinito da ogni band esistente, gli Abnormality non aggiungono nulla: solo mazzate, mazzate e ancora mazzate. “Sociopathic Constructs” è un perfetto compito per chi si accontenta dei soliti vecchi trucchi, ma sconsigliato per chi si aspetta di più, perfino fra altri album simili.

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