Intervals – Recensione: A Voice Within

Per il loro esordio sulla lunga distanza gli Intervals si lasciano alle spalle la loro incarnazione di band unicamente strumentale e standardizzata e, con l’aggiunta della voce di Mike Semesky (ex The Haarp Machine), vanno a creare qualcosa di più concreto ed in generale più apprezzabile.

Quanto proposto dai canadesi in “A Voice Within” è un metal moderno con pulsioni djent (i passaggi staccati di “The Self Surrendered”) ed altre post/emocore (“Ephemeral”) ma, nonostante una certa inflazione di questo sottogenere, il risultato è davvero positivo; ovunque in rete questo ibrido tra sfuriate core e tecnica strumentale di alto livello viene additato come il nuovo “progressive metal” e ciò non trova la nostra approvazione visto che si va ad utilizzare una terminologia già abusata dal decennio scorso.

La voce di Semesky è sempre pulita (caratteristica abbastanza originale per la proposta) per un risultato finale non lontano dai momenti più tranquilli dei Dillinger Escape Plan e qualche cenno degli ultimi Cynic (“Moment Marauder”); spiccato inoltre il gusto del chitarrista Aaron Marshall che li avvicina ai misconosciuti polacchi Disperse (band che vi consigliamo assolutamente di recuperare).

L’apice del disco è riscontrabile a nostro gusto in “Atlas Hour”, pezzo completo ed esemplificativo delle potenzialità degli Intervals, gruppo caldeggiato a tutti gli estimatori delle sonorità più moderne e cervellotiche, che purtroppo ci siamo persi in occasione della recente calata italica dei Protest The Hero ma che speriamo vivamente di poter giudicare live prossimamente.

Voto recensore
7,5
Etichetta: Self release

Anno: 2014

Tracklist:

01. Ephemeral

02. Moment Marauder

03. Automation

04. The Self Surrendered

05. Breathe

06. The Escape

07. Atlas Hour

08. Siren Sound

09. A Voice Within 


Sito Web: https://www.facebook.com/intervalsmusic

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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