AAVV – Recensione: A Tribute To Kill ‘Em All

La versione tedesca della rivista Metal Hammer ha deciso di celebrare il trentennale di uno dei dischi più importanti del thrash, forse, addirittura quello che ha contribuito maggiormente a creare l’intero movimento al quale, ad oggi, appartengono svariate centinaia (se non migliaia) di band.

Dopo aver ascoltato questo disco (siamo negli anni ‘90) anche il sottoscritto ha deciso di imbracciare uno strumento e dedicare la propria vita alla musica, suonata o ascoltata che sia (questa comunicazione non era strettamente necessaria, ma tant’è…).

Stiamo parlando di “Kill ’Em All”, seminale disco d’esordio dei Metallica, che contiene episodi divenuti dei classici sin da subito e che la band di San Francisco ripropone ancora adesso dal vivo.

Come, i teutonici colleghi di Metal Hammer, hanno deciso di celebrare questo importantissimo disco? Con la “solita” soluzione del tributo, ovvero, ogni canzone qui originariamente contenuta è stata “coverizzata” da un altro gruppo.

E, quindi, insieme a gruppi arcinoti come Motorhead, Anthrax, Rage, Cannibal Corpse e Primal Fear, troviamo compagini meno conosciute come i Dew-Scented o più oscure come i Dust Bolt (un arcano per il sottoscritto…), tutti impegnati a reinterpretare I classici (ormai) senza tempo del debut-album di Hatfield, Ulrich e soci.

Il disco inizia con i Black Tide che suonano “Hit The Lights” in maniera praticamente uguale all’orginale (tranne per i suoni un pò più moderni e qualche terza ogni tanto). Si prosegue con i Burden Of Grief e la loro azzeccata versione di “The Four Horsemen”, soltanto più aggressiva per ritmiche, (quasi tutte le) distorsioni e cantato.

I Rage, invece con la versione live di “Motorbreath” mantengono intatta la carica dell’originale differenziandosi prettamente (e ovviamente) nelle timbriche vocali. Anche i Dust Bolt mettono sul piatto una versione degna e per niente lontana dall’originale di “Jump In The Fire”, tranne per la chiusura del brano e qualche botta di doppia cassa in più.

Discorso diverso per gli Eisregen & The Vision Bleak, spiritosissimi già dall’inizio visto che dichiarano che la versione di “(Anesthesia) Pulling Teeth” che stiamo ascoltando, altro non è che la duemilacinquecentoventisettisima prova di registrazione (questo, sicuramente, per omaggiare il talento e il genio di Cliff Burton). La canzone (o l’assolo di basso) prosegue liscia e quasi del tutto fedele all’inarrivabile originale, ma, eccessi di wah a parte, si sente che qualche soluzione è stata attuata per semplificare l’esecuzione del brano, rendendolo un po’ meno virtuoso dell’originale.

“Whiplash”, cazzuta e riuscitissima, mostra, invece, dei Motorhead completamente a loro agio col brano, forse perché, già in originale, la canzone ricalcava e omaggiava ritmiche proprio da “Ace Of Spades”. La chicca del pezzo è quella piccola parte di testo cambiata furbescamente apposta per permettere a Lemmy di dichiarare: “We Are Motorhead”, invece di: “We’re Metallica”.

Riconoscibilissimo anche il marchio degli Anthrax, che con la successiva “Phantom Lord” mantengono vivo il ricordo di quei giorni dell’ottantatre, anche se il tocco di ogni singolo musicista è talmente unico che il pezzo sembra davvero quasi una song originale dei newyorchesi piuttosto che un omaggio ai “cugini” californiani.

“No Remorse”, invece, si riconosce nella versione dei Cannibal Corpse, grazie all’inconfondibile cantato, per il resto rimane del tutto conforme alla versione originale, al contrario dei Primal Fear, che, per non snaturarsi del tutto, presentano una versione abbastanza scarica, svogliata e poco convincente del pezzo-emblema di tutto il lotto, ovvero “Seek & Destroy”.

Chiusura, infine, affidata ai Dew-Scented che con “Metal Militia” mostrano di non saper suonare solo thrash tedesco quadratissimo e ripetitivo. Anzi, in questo brano, si prendono anche delle “licenze poetiche” abbastanza intriganti.

Finito l’ascolto, però, si rimane con la consapevolezza che,  a voler (proprio) tirare le somme, quest’album tributo, come il più delle volte, non aggiunge niente, ma, almeno (ad esclusione dei Primal Fear), neanche sottrae nulla a queste canzoni (ormai) eterne, e prova a celebrarle nel migliore dei modi. Che, poi, oltre che vero e proprio tributo, questo disco sia principalmente una mera operazione commerciale per aumentare la tiratura del giornale… bè, questo lo si poteva immaginare sin da subito.

Etichetta: Metal Hammer

Anno: 2013

Tracklist:

01. Black Tide - Hit The Lights
02. Burden Of Grief - The Four Horsemen
03. Rage - Motorbreath (live)
04. Dust Bolt - Jump In The Fire
05. Eisregen & The Vision Bleak - (Anesthesia) Pulling Teeth
06. Motorhead - Whiplash
07. Anthrax - Phantom Lord
08. Cannibal Corpse - No Remorse
09. Primal Fear - Seek & Destroy
10. Dew-Scented - Metal Militia


Sito Web: http://www.metal-hammer.de/

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