Linkin Park – Recensione: A Thousand Suns

Era l’anno 2000 e, nonostante i miei miseri undici anni, rimasi totalmente catturata dalla voce graffiante di Chester Bennington e dai Linkin Park. Era l’anno di “Hybrid Theory” e di grandi successi del calibro di “Papercut”, “Crawling” e dell’indimenticabile “In The End”: era anche l’anno in cui vendettero circa 30 milioni di copie conquistando l’universo musicale. Oggi siamo nel 2010, sono passati dieci anni e i Linkin Park di “Hybrid Theory” possono considerarsi morti e sepolti.

Se una volta i Linkin Park potevano fare da sfondo ad un festival alternativo, ora potrebbero quasi rientrare nella playlist di una discoteca. Per chi come la sottoscritta è cresciuta con la loro musica in testa, questo album sarà un duro colpo. Direi che la parte strumentale (e per strumenti intendo chitarra, basso e batteria) è quasi totalmente inesistente, eccezione fatta dal pianoforte che qua e là fa capolino. Classificarli in un genere è assolutamente impossibile, ma sono più che certa che questo non sia il nu metal che in molti si aspettavano. C’è da chiedersi come mai un tale album sia uscito sotto il nome “Linkin Park” quando, ahimè, non ha nulla a che vedere con la storia musicale legata a questo nome. Ad avere gravi mancanze non è solo la parte strumentale ma anche il cantato. Se Chester ci aveva abituati a salti vocalici incredibili, all’alternanza tra clean e grawl, qui si può dire che è piatto e totalmente inespressivo. L’unico che leggermente conserva la sua storia è Mike Shinoda, che di metal ha avuto sempre poco o nulla. Le tracce sono quindici, ma di esse a salvarsi sono forse giusto tre: “Burning In The Skies”, “Blackout”, ma solo ed esclusivamente il ritornello, e “The Messenger”, forse l’unica canzone in grado di comunicare qualcosa.

Si può confermare la teoria di molti, cioè che “Meteora” sia l’ultimo lavoro dei Linkin Park degno di essere chiamato album. Il campanello di allarme lo avevano dato nel 2004 con “Collision Course”, allarme confermato dal successivo “Minutes To Midnight” del 2007, ma di certo nessuno si aspettava una tale amenità musicale.

Voto recensore
4
Etichetta: Warner Bros Records

Anno: 2010

Tracklist:

01. The Requiem

02. The Radiance

03. Burning In The Skies

04. Empty Spaces

05. When They Come For Me

06. Robot Boy

07. Jornada Del Muerto

08. Waiting For The End

09. Blackout

10. Wretches And Kings

11. Wistom Justice And Love

12. Iridescent

13. Fallout

14. The Catalyst

15. The Messenger


Sito Web: http://www.myspace.com/linkinpark

francesca.carbone

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Scribacchina dal 2008 e da sempre schietta opinionista del mondo musicale. Dagli Iron Maiden ad Immanuel Casto il passo è breve, almeno per me.

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