In Flames – Recensione: A Sense Of Purpose

Qualcosa è cambiato per gli In Flames, basta dare un’occhiata alla copertina del nuovo “A Sense Of Purpose” per capirlo. Un disegno fumettistico che flirta quanto mai con le sonorità “nu” d’oltreoceano (ma avrà ancora senso definire nuovo un genere che ormai ha compiuto dieci anni di vita?) e un logo completamente stravolto potrebbero essere un campanello d’allarme, oppure potrebbero dare il benvenuto a una svolta ulteriore.

Posto che la verità sta nel mezzo, ecco che “A Sense Of Purpose” è definibile come l’album più moderno concepito dall’ensemble svedese e al tempo stesso maledettamente riconoscibile. In linea di massima, se “Come Clarity” andava a ripescare un approccio techno/thrash, il nuovo full-lenght guarda molto di più alle sonorità metalcore degli ultimi tempi. Riff sincopati ma carichi di melodia e una costante ricerca del refrain avvincente sono le costanti di questo lavoro. Un lavoro ottimo, diciamolo subito, l’ennesimo platter griffato In Flames che non scalfisce minimamente una resa qualitativa che non vuole saperne di smuoversi dai livelli più alti.

Già, perché se questi signori dei metallari a tutto tondo forse non lo sono più, riescono comunque a fare breccia tra legioni di fan mutando pelle di volta in volta senza snaturarsi. Spazio dunque alle vocals di Anders Fridèn più che mai al vetriolo e che solo talvolta si concedono alle tonalità pulite, emozionanti ma non troppo laccate, nonostante una produzione degna di un gruppo pop dal successo planetario.

Altro? Certamente, brani non troppo tirati per le lunghe (eccede solo la semiballad “The Chosen Pessimist”, comunque apprezzabile) e i riff tessuti da Jesper Stromblad e Bjorn Gelotte sempre con un occhio di riguardo per la fruibilità, ma adrenalinici ed energici. L’opener “The Mirror’s Truth” è il tipico singolo alla In Flames, veloce, abbellito da ricami melodici e con un refrain corale. Da lì, è tutto un crescendo, con pezzi come l’avvincente “Disconnected”, i ritmi cadenzati e moderni di “Alias”, l’inaspettata delicatezza della già citata “The Chosen Pessimist” e le sfumature dark dell’ottima “Condemned”.

Tutto è al suo posto e gli sforzi tecnico/compositivi della band continuano a dare i loro frutti. E chiunque voglia imbarcarsi in sterili crociate all’insegna del purismo, sappia di aver perso in partenza.

Voto recensore
8
Etichetta: Nuclear Blast / Audioglobe

Anno: 2008

Tracklist:

01.The Mirror’s Truth
02.Disconnected
03.Sleepless Again
04.Alias
05.I’m The Highway
06.Delight And Angers
07.Move Through Me
08.The Chosen Pessimist
09.Sober And Irrelevant
10.Condemned
11.Drenched In Fear
12.March To The Shore


andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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