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Dogpound – Recensione: A Night In The Gutter

In un mare di uscite di nomi grandi e grandissimi, una piacevolissima sorpresa arriva da una band decisamente minore, che con questo secomdo album fa parecchie scintille.

Le melodie vibranti dei Dogpound sono un riuscitissimo incrocio fra le sonorità dissonanti dei King’s X e i cori ad effetto dei connazionali House Of Shakira, con cui hanno in comune anche un approccio decisamente diretto. Altro nome cui potrebbero essere accostati è quello dei Grand Illusion, ma questa sfilza di similarità non deve sminuire il valore di quella che è una band decisamente in forma e con una personalità che speriamo possa garantire un luminoso avvenire. ‘A Night In The Gutter’ è il nuovo lavoro degli svedesi e non si può non notare la grande maturità compositiva unita ad una freschezza invidiabile. Piacevolmente ironica la copertina, con il gruppo ritratto…"in the gutter" e il font del titolo che richiama quello di ‘A Night At The Opera’. Questo lato della band riemerge nel finale, affidato a trenta folli secondi di grida a squarciagola e batteria impazzita.

La parentela con i texani King’s X è particolarmente evidente nell’ottima ‘Sail On’, ma già le armonie vocali dell’opener ‘Captain Hook & Jesus’ lasciano intravedere ciò che verrà. La successiva ‘5 Seconds Away’, tra i pezzi più efficaci dell’album, mette in mostra in maniera esemplare l’anima più aggressiva della band, che si supera nel glorioso ed esaltante chorus di ‘Not By Choice’. Anche quando il cantante Henrik Andersson si muove su tonalità più basse (‘Dreamworld’, ‘Loaded My Guns’) lo fa con gusto e classe. L’unico pezzo che non convince appieno è, forse, la ballad ‘Worries Of Yesterday’, semplicemente perchè le sonorità dei Dogpound sono fatte per essere sparate a mille nel cielo.

Perfetto nel suo combinare suggestive armonie vocali ed efficaci ripartenze sostenute da chitarre sempre e comunque al servizio di melodie immediatamente memorizzabili, ‘A Night In The Gutter’ si impone anche grazie alla freschezza che riesce a trasmettere. Rinunciando al tecnicismo (praticamente assenti gli assoli sopra le righe), i Dogpound ci restituiscono un suono elettrico e frizzante, unito a dei chorus che quasi sempre centrano il bersaglio grosso. Consigliatissimo a fan di pomp rock e AOR ipervitaminizzati e…ancora una volta, King’s X.

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