Blind Guardian – Recensione: A Night At The Opera

Cosa vi aspettate dai Blind Guardian? Domanda lecita, ma a cui non è certo facile rispondere. Questo perché nessun’altra band ha saputo nel corso degli anni restare tanto fedele ai propri presupposti stilistici continuando a sorprendere ogni volta.

A Night At The Opera‘ non fa certo eccezione. D’istinto viene da definire questa nuova uscita come una elevazione al quadrato delle caratteristiche della band. Tutto si amplifica e si moltiplica rispetto al passato: i cori, gli arrangiamenti, la complessità delle ritmiche e ovviamente anche le difficoltà di Hansi Kursch a reggere l’espressività di composizioni che meriterebbero ben altre capacità interpretative. Ma questo è un vecchio tormentone che non ha mai impedito ai Blind Guardian di convincere legioni di fanatici e che rappresenta una limitazione soprattutto nelle esibizioni dal vivo, considerato l’impressionante numero di cori e sovraincisioni necessarie a garantire un minimo di varietà in studio.

Veniamo quindi ai dettagli. Una ritmica sincopata e lievemente tribale (Chaos A.D.?) ci introduce a ‘Precious Jeruslalem’: una song d’apertura in cui l’evidente tributo a ‘Jesus Christ Superstar’ lascia presagire la determinazione assoluta a non adagiarsi sui comodi guanciali del successo, schivando così la tentazione di ripetersi ad perpetum. Grande pezzo, comunque. ‘Battlefield’ riporta la band sui più sicuri sentieri del power-speed tirato e ricco di arrangiamenti, ma le sorprese continuano con ‘Sadly Sing Destiny’, che altro non fa che demolire i Rhapsody sul terreno dell’orchestrazione pura. E, mentre ‘The Maiden And The Minstrel Night’ ci culla con una suadente melodia tanto classica quanto ben elaborata, non possiamo che inchinarci alla grandezza di ‘Age Of Innocence’: una bellissima rock song dal sapore epico ed antico che nessun’altro al mondo si potrebbe permettere di ideare. Tutto alla faccia di chi ritiene l’heavy metal un genere immutabile ed impossibile da evolvere. ‘Punsihment Divine’ mostra ancora una volta i muscoli di un gruppo che quando decide di pestare lo fa con una potenza senza rivali nel genere e, a conti fatti, sembra che il brano meno interessante sia proprio quella ‘And The There Was Silence’ scelta come antipasto per presentare l’album: troppo prolisso e pretenzioso, il pezzo si trascina per i quattordici minuti della sua durata mischiando indebitamente intuizioni geniali e banalità. Poco male, tanto ormai siamo giunti alla fine e possiamo dirci comunque più che soddisfatti.

Voglia di rischiare: questo spesso distingue i cavalli di razza dai ronzini. E i Blind Guardian accettano la sfida di buon grado confermandosi una delle più rilucenti realtà della scena rock e metal mondiale. Vi aspettavate di più? Non credo. Ultima parentesi per ‘Frutto Del Buio’, bonus acustica che verrà inclusa cantata in lingue diverse a seconda del paese d’uscita. Si preannuncia una brutta gatta da pelare per i collezionisti.

Voto recensore
8


Anno: 2002

Tracklist:

Tracklist: Precious Jerusalem / Battlefield / Under The Ice / Sadly Sings Destiny / The Maiden And The Minstrel Night / Wait For An Answer / The Soulforged / Age Of Innocence / Punishment Divine / And Then There Was Silence / Frutto Del Buio


riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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