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A New Tomorrow – Recensione: Universe

Nonostante l’abusatissima combinazione cromatica blu/arancione della copertina non sia esattamente una dichiarazione di originalità (si potrebbe organizzare una mostra su come questa dicotomia è stata interpretata da grafici più o meno ispirati negli ultimi anni, fatemi sapere nei commenti), essa suggerisce un’idea di bilanciamento che, ascolto dopo ascolto, non sembra così fuori luogo per descrivere il suono degli italiani-per-metà A New Tomorrow. Da un lato infatti questa proposta londinese poggia su solide basi di cori classicheggianti “(A Million Stars)”, tinte blues ed assoli di chitarra da tutelare come specie protette: dall’altro il drumming piuttosto groovy ed articolato di Tim Hall, unito ad un solido supporto ritmico, svecchiano il tutto plasmando un hard rock di verosimile, zeppeliniana ruvidità (…Home), nella quale persino la pronuncia tricolore di Alessio Garavello – comunque autore di una prova davvero notevole – finisce per trovare una ragione di piacevole, migrante autenticità.

L’operazione di amalgama, bisogna dirlo, ha successo, perché quello che si ottiene non è un arlecchino affaticato, alla ricerca di un passo che lo etichetti. Capita oggi che molti dischi suonino artificiosi e ricomposti, pieni di possibilità tecnologiche che abbattono le distanze tra i musicisti ma evidenziano una mancanza di chimica che alle orecchie si trasforma, quasi per una sorta di contrappasso a somma zero, in sconsolante vuoto. “Universe”, al contrario, è pieno di pulsioni e vive di vita propria perché ha linee nervose, cori di discreta efficacia, tempi all’occorrenza dilatati, suoni per nulla affettati, e pure una sensibilità ambientalista che oggi è meglio metterla, finendo per ricordare a tratti ancor più l’immediata godibilità di Myles Kennedy con Slash (“Golden Sands”) che non gli Alter Bridge, oppure ancora gli Starbreaker di Tony Harnell (Starbreaker, 2005) piuttosto che il disco di noiosa e composta educazione al quale il suo ying/yang fire/ice di facciata sembrerebbe condannarci tutti. Qui ci sono muscolo ed intelligenza, massa ed agilità, brani che si rincorrono e ricongiungono nei titoli e nelle tematiche, capacità di creare l’attesa per il momento nel quale un buon ritornello – mai eccessivamente “catchy” – possa finalmente sfociare. La composizione degli elementi è funzionale, ingegnerizzata con tatto, e rappresenta un caso nel quale il risultato finale è superiore alla somma delle sue parti: che, se vogliamo, è un po’ il concetto del creare una band e sbattersi insieme per rincorrere un obiettivo più grande.

“Universe” profuma di clorofilla e suona vero ed onesto, come il lavoro di una band coesa affiatata e concentrata, che dialoga e si conosce, che concede spazi ai musicisti ed al tempo stesso lavora per ammirevole, determinata sottrazione: non troverete tentazioni progressive, variazioni improbabili, fughe circensi, spezzoni di telegiornali distanti, gemiti vintage da porno con baffi ed altre inutilità che indeboliscono molto metal, soprattutto italiano, alla ricerca di scorciatoie scolastiche per trovare salvifico spessore, sapore di strada, senso di struggimento ed altre sprezzanti esse ancora. L’album è materia viva che sa essere sia frizzante ed immediatamente piacevole come un aperitivo (“I Wanna Live”) sia contemplativa ed intrigante (“Mother Earth Is Calling, Step Into The Wild…”), ma sempre concentrato sul groove solido nel quale i musicisti riescono meglio, con una ammirevole determinazione alla quale i dieci anni trascorsi dalla formazione del quartetto al debutto discografico sulla lunga distanza non possono non aver contribuito.

L’etichetta è il metodo, il procedimento si fa stile e l’alternanza dei momenti regala un ascolto chic che non impegna, né annoia: se per creare un brano memorabile bisognerà svendersi smaliziarsi ancora un po’ (nemmeno £Universe” lo è, ma ciononostante chiude davvero bene gli ascolti, prima della trascurabile bonus track), se l’intento era quello di fotografare un percorso interessante e divertire con gusto, il prodotto può dirsi onestamente, felicemente & sorprendentemente riuscito.

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