Whitechapel – Recensione: A New Era Of Corruption

Lanciati alla ribalta dall’interesse riscosso dal movimento deathcore i Whitechapel non si fanno certo segnalare per grandi doti di personalità. Se infatti a livello di costruzione musicale qualche miglioramento appare tangibile rispetto all’anonimo predecessore, lo stesso non si può dire per la inespressive linee vocali e per le scontato uso di ritmiche death/thrash e breakdown più metalcore. Si tratta in fondo di una formula che più o meno tutte le band di genere propongono identica e che già di base non ha certo molto da aggiungere alle correnti da cui trae ispirazione. I brani abusano fin troppo spesso di spezzature ritmiche, diventando poco scorrevoli e gli inserimenti più melodici sono tanto scontati quanto poco efficaci nel regalare qualcosa di più alla resa globale. La centralità della forza espressiva del gruppo rimane l’incattivimento in chiave death di quei standard metalcore che già ci sembrano aver detto molto più di quanto si potesse loro concedere. Senza dubbio “A New Era Of Curropton” rimane un disco formalmente solido e ben suonato, che probabilmente piacerà anche a chi dal morbo del deathcore si è fatto conquistare, ma a noi di emozioni ne comunica poche. Abbiamo davvero bisogno di così tante uscite legate ad una deriva stilistica che non ha né la potenza deflagrante e diretta del hardcore, né la malvagia oscurità e la varietà strumentale del death metal? A noi sinceramente pare proprio di no.

Voto recensore
6
Etichetta: Metal Blade / Audioglobe

Anno: 2010

Tracklist: 01. Devolver
02. Breeding Violence
03. The Darkest Day of Man
04. Reprogrammed to Hate
05. End of Flesh
06. Unnerving
07. A Future Corrupt
08. Prayer of Mockery
09. Murder Sermon
10. Nercomechanical
11. Single File to Dehumanization

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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