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Bad Bones – Recensione: A Family Affair

Dopo il già buono ‘Smalltown Brawlers’, che convinse a tal punto da meritarsi una pubblicazione ufficiale ad un anno dalla sua prima uscita, i Bad Bones non hanno certo tirato i remi in barca. La partecipazione a numerosi festival nella nostra penisola, tra cui ci piace ricordare l’Italian Headbangers Festival (un’iniziativa organizzata, suonata e vissuta solo da band italiane, esibitesi a prezzo politico nella primavera ed estate 2010), e soprattutto un tour negli U.S.A., portando il loro hard rock dal sapore southern in ben 22 locali, che forse saranno pochini per i 50 Stati che compongono la Federazione, ma sono tanti per chi proviene da questa parte dell’oceano, sono le tappe più significative che contraddistinguono i Bad Bones attuali. Alcuni brani, in particolare l’ottima ‘Ghost Town Blues’ e la cantilena piena di slide di ‘Don’t Let The Spirits Get In’, sono impregnati della visionarietà che solo certi paesaggi americani sa darti, mentre, dal lato opposto, ‘No Way Out’ e ‘Street Dogs’ mostrano il lato più propriamente rock di questo gruppo grazie ai loro riff aggressivi e ai ritmi dinamici. Anche i testi sembrano avere preso una piega leggermente più intimista, e non parlano soltanto di belle ragazze e di motociclette (non che ci sia nulla di male in questo, intendiamoci). C’è quindi una crescita generale, è una maturità che avanza, senza dimenticare comunque il divertimento che da sempre si accompagna al rock ‘n roll.

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