Dodsferd – Recensione: A Cursed Heritage

Non aspettavi nessuna manovra evolutiva da “A Cursed Heritage”. L’ottavo studio album dei greci Dodsferd risponde pienamente ai dogmi del black metal tradizionale, confermando dunque l’essenza sonora della band e i suoi relativi difetti, da vedersi in un canale espressivo parecchio rigido e senza vie d’uscita. Considerando come il gruppo sia però estraneo a ogni logica commerciale, così come lo sono i devoti al panorama in questione, costoro non mancheranno di apprezzare il platter. Il sound non è ricercato, ma in fondo, grazie a linee melodiche indovinate, al ricorso a brevi parentesi black’n’roll (“As The Light Revealed His Wound”) e in generale a un buon lavoro in fase produttiva, “A Cursed Heritage” riesce ad essere apprezzabile. In particolare il gruppo raccoglie buoni frutti quando i brani sono snelli e privi di fronzoli, supportati dal diabolico ed efficace screaming del front-man Wrath. Ne abbiamo un esempio nelle schegge impazzite “Exile” e “Disposable Human Wastes”, reminiscenti di un certo speed metal d’annata, mentre sono più monotoni e poco lucidi gli episodi ambient (“Drowned In Silence” e “Deserted”), semplici lugubri nenie decisamente anacronistiche e prive di spessore. Inutile dilungarsi ulteriormente, il nuovo album degli ellenici troverà di certo i suoi adepti, pronti a decantare l’attitudine e l’incorruttibilità della band.

Voto recensore
6
Etichetta: Moribund / Masterpiece

Anno: 2013

Tracklist:

01.  Exile (02:04)
02.  In The Ground Of Your Beseeching (07:36)
03.  As The Light Revealed His Wound (06:13)
04.  The Empty Desolation (05:30)
05.  Drowned In Silence (02:55)
06.  Disposable Human Wastes (01:20)
07.  Deserted (04:27)


Sito Web: https://www.facebook.com/pages/Dodsferd/186841848015396

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

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