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Lonewolf – Recensione: The Fourth And Final Horseman

Fedeli e coerenti più che mai i francesi Lonewolf tornano alla carica con la loro sesta fatica intitolata “The Fourth And Final Horseman”, un concentrato di heavy-speep power metal grezzo, prevedibile e privo di fronzoli, ma divertente e “confortevole”… un CD per chi ama non uscire dal seminato.

Ritroviamo fin dall’opener e title-track tutti i difetti e i pregi che ormai conosciamo da tempo e che non si faranno mai da parte nella carriera dei Lonewolf. Partiamo dalla voce roca e monotona di Jens Börner (anche chitarrista), sicuramente un singer non dotato di grandi qualità ma di uno stile riconoscibile che dona alla band personalità, particolarità che di questi tempi non è certo poca cosa. La seconda caratteristica che emerge prepotentemente dall’opener è lo stile “cavalcata” realizzato in particolare dalle chitarre di Alex Hilbert e Jens Borner che avvicina come di solito i francesi ai ben noti Running Wild; la parte strumentale a metà song in questo senso è quanto mai illuminante.

Alcune note di novità relativa, per i Lonewolf, sono legate ad un appesantimento e rallentamento del sound in generale, che prevede anche alcuni pezzi vagamente epic, come nel caso di “Time For War”, brano che ricorda non poco i Manowar.

Altri brani degni di nota non mancano, come ad esempio la veloce power speed “Throne Of Skulls” o ancora le due fiere cavalcate “Dragonriders” e “The Brotherhood Of Wolves” (forse il pezzo più vicino allo stile Running Wild del disco).

Dal punto di vista dei testi i nostri ripropongono una serie di clichées parecchio noti, a partire dall’artwork che propone proprio la morte, presentata quindi come quarto cavaliere dell’apocalisse.

Decisamente un piacevole CD per gli amanti del metal classico che non vogliono rischiare sorprese.

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