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Strangelight – Recensione: 9 Days

Strangelight è il titolo di una delle (migliori) canzoni dei Fugazi, eminente/influente gruppo post-hardcore formatosi a Washington nel 1987, presente sul loro stupendo epitaffio discografico “The Argument” (2001). Da oggi però è anche il nome di una nuova band, un vero e proprio collettivo della scena post/emo-core, composto da Brendan Tobin, Cooper, Kenneth Appel, John Niccoli e Geoff Rickly, membri di altrettante notevoli realtà di genere come Thursday, Red Sparowes, Pigs e Kiss It Goodbye.

Il primo risultato di questa collaborazione dedicata al puro sound anni ’90 di casa Dischord si intitola “9 Days”, esattamente il tempo che è stato necessario alla band per comporre e registrare la mezza dozzina di brani dell’Ep.

Onesti e spontanei sia a livello programmatico che d’attitudine, gli Strangelight procedono inanellando ritmiche angolari e discordi, melodie vocali semplici e trascinanti (Geoff Rickly), il tutto realizzato senza eccedere in violenza o distorsione, proprio come vuole il copione redatto a suo tempo da Ian MacKaye e Guy Picciotto, palesi e costanti numi tutelari della compagine newyorkese.

Orgogliosamente revivalistico ma altrettanto fresco e vitale, “9 Days” è la registrazione in presa diretta e senza sovrastrutture della passione di questi ragazzi, divenuti musicisti affermati, per la scena e le sonorità che più d’ogni altra cosa hanno caratterizzato e indirizzato la loro formazione stilistica, come esemplificano la gioiosa intensità di “Mosh Party AD”, le melodie di “White Feather” e le belle atmosfere di “Tiers Of Joy”.

Un piccolo grande Ep, che si spera non resti un caso isolato, ma diventi l’avanguardia di una stabile produzione discografica.

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