80′ Italian Metal Attack: Live Report – Day 2

La seconda giornata dell’80’ Italian Metal Attack festival inizia già di mattina, con il mercatino di rarità e I banchetti di CD presenti sempre al Wild Night Hawk, che per l’occasione apre I battenti sin dalle 10,00 di mattino.

Nel locale, dove sono presenti cinque/sei stand, si avvicendano gruppi sparuti ma accaniti di collezionisti che spesso mettono in difficoltà gli stessi espositori con richieste introvabili.

Ben preso ci si rende conto come questo festival abbia avuto non solo il merito di riproporre sul palco grandissimi gruppi che nessun ventenne avrebbe mai potuto ascoltare, ma anche di contribuire ad un fiorire di collezionismo e di riscoperta dei vecchi LP targati Italia.

Con tranquillità si giunge quindi alla sera, quando, intorno alle 21,30, salgono sul palco gli Old Flame di Milano/Bologna (che presentano nelle loro fila due componenti dei Bloody Skizz), gruppo volto soprattutto a suonare nei locali con un ottimo tributo ai Thin Lizzy; per l’occasione i nostri propongono alcune song della band irlandese unite a brani degli stessi Old Flame e dei Bloody Skizz, una delle prime band in assoluto, in Italia, ad aver pubblicato un 45 giri di heavy metal!

Proprio dei Bloody Skizz viene proposta la veloce e insospettatamente irruenta ‘I Want To Be Free’ che sembra colpire nel segno. Anche le composizioni hard rock degli Old Flame colpiscono nel segno con ‘Thank You’ e ‘Too Late For The Show’, brani che mostrano come sia salutare suonare dal vivo; infatti il combo formato dai chitarristi Maurizio ed Angelo, con la linea ritmica di Alex (basso) e Flavio (batteria), dimostra di divertirsi a suonare insieme e sciorina un’amalgama sonora perfetta, divertente e trascinante.

Ovviamente, però, sono poi i pezzi dei Thin Lizzy a colpire maggiormente il pubblico, fra tutte le mitiche ‘Black Rose’ e il lento ‘Still In Love With You’, cantato con maestria, sentimento ed in modo molto profondo dal bravissimo singer Sange.

Dopo un set trascinante e vivace come quello degli Old Flame è il turno di un hard rock-metal progressivo ed epico decisamente caratterizzato da tinte fosche ed oscure come quello presentato dagli Wyxmer.

I musicisti tornano sul palco forti di un album che viene presentato (com’era successo per i Synthesis la sera prima) proprio la sera stessa.

L’album di cui si parla è ‘Feudal Throne’, è uscito per la genovese Black Widow e contiene i quattro pezzi del MiniLP del 1991 ‘The Syre Of’ più sei nuove tracce.

Chiaramente il live degli Wyxmer presenta solo canzoni tratte dal recente ‘Feudal Throne’, cominciando con ‘Mystical Wyvern’, per continuare con ‘I Will Rise Again’, che accentuano il sapore progressivo del sound presentato. Colpiscono subito, del sound dei nostri, il peso importante delle tastiere di Eros Fromm, che permeano l’anima più profonda del sound della band; sempre oscure e onnipresenti marchiano a fuoco con un velo drammatico ed oscuro ogni brano dei nostri, infondendo anche dosi di epicità.

Altro elemento particolarissimo del sound degli Wyxmer è la voce molto singolare di Astor Pride, che seppur bravissimo dal punto di vista espressivo non sembra coinvolto ai massimi livelli emozionali (sembra quasi, a tratti, che si stia annoiando sul palco…).

Il concerto continua con ottime track come ‘Dissimilio’ e l’epicissima ‘Steed’n’Cavalier’, che viene esaltata da basi di tastierone molto fitte.

Il concerto, nonostante la particolarità della proposta, giunge al termine suscitando interesse legato proprio all’originalità dei pezzi presentati.

Giunge così il turno, potremmo dire, del padrone di casa, ossia di Mirko De Vox e dei suoi X-Hero, che salgono sul palco a deliziare il pubblico con un ottimo heavy-rock o class metal, a seconda dell’etichetta che si preferisce utilizzare per il sound fresco ed ancora accattivante di quest’ottima band.

Mirko sembra non aver risentito del tempo che passa e sullo stage colpisce l’intensità e l’energia della sua prova, come dimostrano i vocalizzi di ‘Like A Falling Angel’ e ‘Time Too Lose’.

Di certo il riffing dokkeniano dei due chitarristi Paris e Herman Tonini aiuta moltissimo a far salire la valutazione di questo breve show.

Infatti Mirko preferisce, da vero gentiluomo, decurtare la scaletta della propria band per concedere più spazio agli Swords.

Quindi, il live show degli X-Hero, iniziato con la zampettante ‘Baby Pearl’, si conclude prematuramente con la potente ‘Holy Ground’ , dopo solo cinque brani.

Nel frattempo la platea presente, già decisamente meno numerosa rispetto a quella del giorno precedente, continua a diminuire di numero e gli Swords salgono sul palco di fronte ormai a non più pochissime decine di astanti.

L’ultima versione del sound della band hard rock veneta, autrice fra l’altro dell’ottimo CD ‘The Reason Why’, si riversa perfetta sul pubblico.

Il sound dei nostri è ancorato ad un hard rock che risente moltissimo dell’influenza dei Whitesnake, come dimostrano pezzi come l’opener ‘My Life’ e le seguenti ‘Black Silent Angel’ e ‘Close Your Eyes’.

Sin dalle prime battute ci rendiamo conto di aver di fronte un’altra band estremamente professionale che gestisce il palco a proprio piacimento. Il singer–bassista Kess ha poi senz’altro un timbro molto blues-oriented che ricorda il buon vecchio David Coverdale. Altra ispirazione dei nostri è senz’altro il Bon Jovi dei tempi migliori, come dimostrano i pezzi più melensi del set list.

L’hard rock degli Swords riesce ad infondere energia e coinvolgimento ai massimi livelli, grazie alla linea ritmica rutilante (ottima la macchina spaccasassi suonata da Andrea Fabris… povero il suo drum kit…) nonché al tocco moderno ed al passo con i tempi.

Del resto, come precisa lo stesso Kess, il ritorno degli Swords non è volto soltanto a rinverdire i fasti del passato, bensì a produrre nuova musica, nuove composizioni.

Nel frattempo lo show continua con il bellissimo medley che unisce ‘Lady’s Crying For Me’, ‘You And Me’ e ‘Burning In My Heart’.

Si giunge così, seguendo il ritmo forsennato dei nostri, verso la conclusione, consci di aver di fronte una band di caratura notevole, che ripresenta sul palco un chitarrista come il bravissimo Fabio Pastore, fondatore della band e unico membro originale della line-up.

Purtroppo la performance dei nostri si chiude di fronte ad un pubblico esiguo e risicato ma ognuno dei presenti ha senz’altro apprezzato sino all’ultimo l’ottimo show degli Swords.

Con questo concerto si chiudono i battenti sulla seconda edizione dell’80’ Italian Metal Attack festival, che ha celebrato “i giorni del sogno”, come recita il sottotitolo dell’enciclopedia dedicata al Metal italiano scritta da Gianni della Coppa e presentata in questa occasione.

A questo punto rimane solo da aspettare un’edizione 2006 ancor più interessante e riuscita.

Nel frattempo date ogni tanto un’occhiata al sito di Mirko Galliazzo, http://italianmetal.nlz.it/, per scoprire di mese in mese, le notivà che bollono in pentola.

Foto di Leonardo Cammi

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

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