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Cage – Recensione: 2

Se lo sono augurati in tanti che il progetto di Dario Mollo con Tony Martin potesse avere un seguito. Un desiderio avverato. Dopo la parentesi Voodoo Hill con Glenn Hughes è tempo, in Italia, di ristabilire il contatto con quell’entità hard rock che aveva ammaliato per alchimia quasi perfetta nell’album omonimo. Il secondo capitolo si intiola semplicemente ‘2’, due come le menti dietro la sua scrittura, due come gli indiscussi talenti al servizio di undici canzoni più una cover. Si vira maggiormente su territori Zeppeliniani sin dall’iniziale ‘Terra Toria’ soprattutto in alcune linee vocali di Martin per giungere alla cover di ‘Dazed And Confused’. Coordinate stilistiche ben impresse nel rendere al meglio in ambito hard rock nella coraggiosa ‘Life Love And Everything’, dove sono i groove a farla da padrone, spazio al cantato (ottimo) in italiano per alcuni momenti di ‘Amore Silenzioso’ prima dello strumentale di rito. La seconda parte del disco si apre su una delle intense ballate condotte da Tony Martin prima di riaccendere i forni con ‘Theater Of Dreams’ ed accelerare con ‘What A Strange Thing Love Is’. Tempo della cover summenzionata e via di nuovo con le ultime due cartucce che rappresentano le due anime di Cage, dove ‘Guardian Angel’ è quella più vicino ai Rainbow e la lunga ‘Poison Roses’ quella più meditativa. Una collezione di indubbio valore all’interno di un genere che sembra sempre sul punto di morire ma riesce a ripresentarsi vivo e vegeto, là dove il problema risiede più in una ostentata produzione di tutto ciò che possa in qualche modo “suonare” classico a discapito di ciò che classico lo è davvero, con stile. Come il secondo capitolo di Cage. Imprescindibile.

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