Brian Setzer – Recensione: 13

All’insegna del divertimento e della leggerezza, arriva l’album numero 13 per Brian Setzer, ovvero un antidoto a quanti, nel music business, si prendono troppo sul serio. Un forte richiamo, come sempre, al rock’n’roll (quello delle origini, quello che abbiamo colpevolmente dimenticato) e al rockabilly, unito all’invidiabile capacità di avvicinarsi con una certa efficacia al mood che caratterizzava la musica di quei tempi. Setzer si diverte a gorgheggiare à la Elvis in brani come ‘Take A Chance On Love’, ma non ha neppure paura di sporcarsi, come fa in ‘Broken Down Piece Of Junk’. Da non sottovalutare – rischio notevole visto lo spirito del lavoro – la grandissima versatilità chitarristica come sempre messa in mostra da Setzer, mai banale e sempre molto brioso: un esempio lampante arriva nella strumentale ‘Mini Bar Blues’. Geniale, poi, la chiusura affidata alle deliziose atmosfere folk di ‘The Hennepin Avenue Bridge’.

Setzer continua a fare la stessa cosa da anni, d’altra parte se la fa bene perché cambiare? Per non considerare il fatto che, più di un’imitazione, la sua sembra essere la vera e propria reincarnazione di un’epoca e di una concezione della musica. Accanto a ciò, una produzione semplicemente immacolata garantisce la piena riuscita di un’operazione magari lontana dai crismi dell’arte ma non per questo da disprezzare. Un modo veloce ed efficace per sfuggire agli stilemi della musica di oggi e fare un tuffo nel passato. Quando l’ancronismo ha un senso.

Voto recensore
7
Etichetta: Surfdog/Frontiers

Anno: 2006

Tracklist:

01. Drugs & Alcohol (Bullet Holes)

02. Take A Chance On Love

03. Broken Down Piece Of Junk

04. We Are The Marauders

05. Don´t Say You Love Me

06. Really Rockabilly

07. Rocket Cathedrals

08. Mini Bar Blues

09. Bad Bad Girl (In A Bad Bad World)

10. When Hepcat Gets The Blues

11. Back Streets Of Tokyo

12. Everybody´s Up To Somethin´

13. The Hennepin Avenue Bridge


giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

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