Header Unit

Top 15 – Angra: i migliori brani della band commentati

Oltre venti anni di carriera, tre cantanti che si sono alternati e molti album di successo, anche se, forse, con una carriera un po’ altalenante. Nel 1996, quando gli Angra pubblicarono “Holy Land“, che rimane comunque il loro album più significativo, il power metal stava vivendo un momento di grande splendore, e la band brasiliana si fece notare subito, fra i tanti motivi, per la sua capacità di associare sonorità metal con quelle etniche della musica sudamericana. Ora, a due decenni di distanza, con una formazione che vede solo i due chitarristi, Kiko Loureiro e Rafael Bittencourt, ancora superstiti da quella storica line-up, gli Angra ripropongono per intero dal vivo tutto quell’album così importante. Non poteva esserci occasione migliore, a pochi giorni dal loro passaggio in Italia in occasione dell’Holy Land 20 Years Tour, per buttare un occhio sul passato della band ed estrarre dalla loro discografia i loro pezzi migliori.

ANGELS CRY

Sicuramente uno dei brani più conosciuti degli Angra, ma anche un pezzo che mostra il lato più raffinato e melodico del power metal, ma non manca di lanciarsi in un crescendo ricco di velocità e cambi di ritmo che lascia senza fiato. Anche se sono passati oltre vent’anni dall’uscita, poche sono le band che hanno saputo eguagliare gli Angra in quanto a classe e scintillante bellezza. Il passaggio con gli archi può anche apparire abusato ai nostri giorni, ma nel 1993 era qualcosa di sorprendente, così come l’uso perfetto di ritmiche in accelerazione e melodie vocali sovrapposte. Sei minuti che hanno fatto la storia del metal melodico (Riccardo Manazza).

WUTHERING HEIGHTS

I giovani Angra di “Angels Cry”, decisero di inserire nel proprio album di debutto la cover del famosissimo brano “Wuthering Heights” di Kate Bush. La song ricalca fedelmente la struttura dell’originale, sfruttando l’incredibile estensione vocale di Andre Matos, perfettamente a suo agio anche nei passaggi più alti interpretati nel 1978 dalla cantante inglese. Il crescendo elettrico, gli arrangiamenti orchestrali e la verve metal conferita al brano si incastonano perfettamente in questa versione di “Cime Tempestose“, trasformandola in una delle cover metal meglio riuscite di sempre. Ed inserita puntualmente nelle compilation dell’epoca, preparate su cassetta con le ballad metal ideali per rimorchiare (Alessandro Battini).

CARRY ON

E’ veramente impossibile rimanere impassibili di fronte a un brano come questo. Il biglietto da visita di un album che ascoltato oggi, a 23 anni dalla sua uscita, suona più moderno e attuale del 90% delle power metal band in circolazione. Una mina. Il ritornello perfetto, semplice ma non banale, un arrangiamento arioso ma non stucchevole. E poi quei primi magici 40 secondi di canzone. In meno di un minuto nell’ormai lontano 1993 gli Angra, uno di seguito all’altro dimostrano al mondo un tasso tecnico, un gusto melodico e una forza che in quel momento non aveva eguali. E sì, al secondo 41 entra in scena Andre Matos e a quel punto non ce n’è proprio più per nessuno. Non abbiamo ancora passato il primo minuto di canzone e gli Angra hanno già conquistato l’Olimpo, con il primo singolo di un album storico e fondamentale. Power metal sarebbe riduttivo. Qui dentro c’è tutto, ma con una forma che poteva essere apprezzata anche da un bimbo di pochi anni che ascoltò per la prima volta gli Angra di passaggio su TMC. Ma questa è un’altra storia (Tommaso Dainese)

NOTHING TO SAY

Ricordo come fosse ieri quando sulle mitiche onde di Rock FM, Marco Garavelli passò in anteprima il nuovo pezzo degli ancor giovanissimi Angra, band, all’epoca da un paio d’anni sulla bocca di tutti dopo il magico esordio “Angels Cry”. Dopo l’atmosferica intro “Crossing” il ritmo spezzato d’apertura di “Nothing To Say” lasciò me e, visto il successo di “Holy Land”, buona parte dei metal fan a bocca aperta che in un orgia di arrangiamenti orchestrali, percussioni e chitarre elettriche (il riff portante è splendido) potevano apprezzare il lato più progressive metal dei brasiliani. C’era un gusto più raffinato rispetto all’esordio (album comunque inattaccabile è imprescindibile) e Andre Matos era, se possibile, ancor più sul pezzo per non parlare della coppia Loureiro/Bittencourt (forse la meglio assemblata dai tempi di Tipton/Downing). Canzone e album epocali (correte ad assistere ai concerti del ventennale). (Alberto Capettini)

SILENCE AND DISTANCE

Parte totalmente da altri presupposti rispetto a “Nothing To Say” la successiva “Silence And Distance” col suo incipit delicato da ballad pianistica per poi presentarci il lato più prog mai sentito dagli Angra; quando il pezzo parte infatti si caratterizza per una serie di variazioni di ritmo studiate a puntino ed una linea vocale che sale e scende seguendo gli umori delle melodie. Pezzo raffinatissimo, che tanti colleghi power metal (se volessimo assolutamente imbrigliare i brasiliani in un genere) si sognerebbero di concepire; gran presenza di tastiere anche se non mancano ritmo e un’assolo breve quanto efficace. (Alberto Capettini)

CAROLINA IV

Se l’intero “Holy Land” è un manifesto di inventiva e abilità compositiva, la sola “Carolina IV” permette un balzo incredibile all’intero movimento del power metal melodico. Probabilmente si tratta di un incipit che ha in realtà poco a che spartire on l’idea stessa dell’heavy metal, ma l’intreccio iniziale con ritmiche di estrazione tribale e passaggi melodici estremamente raffinati è perfetto per regalare quelle emozioni che possono esaltarsi al meglio nelle parte più veloce e power oriented che segue. Il lungo stacco centrale che mischia musica classica, folklore sudamericano e progressive rock, gli inserti strumentali più metal e baroccheggianti, o il finale che riprende il tema iniziale… ogni cosa emana gusto ed equilibrio e tutto contribuisce a fare di “Carolina IV” una canzone splendida e ancora oggi del tutto originale (Riccardo Manazza).

LISBON

Anche se “Fireworks” è considerato da fan ed addeti ai lavori il disco meno riuscito degli Angra dell’era Matos, “Lisbon” è entrato comunque nel cuore di tutti. Il primo singolo estratto dal terzo lavoro della band carioca è una ballad metallica dal sapore etnico e dal testo intenso. Il cantato di Andrè, questa volta, non punta a stupire a tutti i costi, ma si muove su toni bassi e soffusi, soprattutto nella strofa, morbida e sofferta, accompagnata da un clavicembalo invece variopinto. Il crescendo del bridge non deve trarre in inganno, perché “Lisbon” non esplode in un refrain metallico, ma mantiene il mood malinconico dell’incipit, grazie ad un ritornello emozionante e di rara bellezza. Il ripetersi quasi ossessivo della frase “Oh, skies are falling down”, nel finale sovrapposta al guitar solo, ci rapisce e ci conduce per le vie della città portoghese, attraverso questa preghiera sognante e delicata (Alessandro Battini).

METAL ICARUS

Questa canzone è inserita nel terzo ed ultimo album in cui abbiamo il mark numero 1 degli Angra, forse quello più noto, che comprende il singer André Matos, i chitarristi Kiko Loureiro e Rafael Bittencourt, il bassista player Luis Mariutti ed il drummer Ricardo Confessori. La classe infinita di questo quintetto rende speciale anche questo brano che di per sé è una classica cavalcata power sostenuta e corposa che pone in primo piano la linea ritmica ma prevede arzigogoli melodici e linee melodiche che esaltano il ruolo degli axemen e l’ugola d’oro del cantante. Ottimo anche lo stacco strumentale a metà brano che dona una breve vetrina a tutti i musicisti (Leonardo Cammi).

NOVA ERA

Il terremoto in casa Angra, con la dipartita di André Matos e l’arrivo dietro al microfono di Edu Falaschi aveva diviso i fans, suscitando molti dubbi sul prosieguo della carriera della band brasiliana, priva del proprio leader carismatico. Per presentare il nuovo arrivato, Loureiro e Bittencourt, decisero di andare sul sicuro con “Nova Era”, un brano power metal al cento per cento, semplice nella struttura, ma dotato di un ritornello ultramelodico e assolutamente vincente. Gli stacchi dell’intro, il guitar riff sovrapposto dall’assolo che ripete il canto del refrain, sono soluzioni ampiamente sfruttate dagli Helloween in poi, eppure in questa opener tutto funziona a meraviglia. La strofa accelerata, le aperture di archi sulla melodia centrale valorizzano il cantato di Falaschi, che non prova a scimmiottare Matos, ma mette al servizio del brano il suo timbro più graffiante, ma ugualmente melodico. La parte strumentale è di pura tecnica chitarristica, con intrecci di note, ritmiche serrate, chiuse da un urlo rabbioso di Edu, che più classico non si può (Alessandro Battini).

HEROES OF SAND

Un brano che è perennemente in bilico tra momenti di dolcezza e di furia metallica, un ritornello che, complice anche un’alzata di tono nel finale e una serie di accompagnamenti corali che saltano fuori a più riprese, resta tra i più emozionanti di “Rebirth“, i continui dialoghi tra voce e chitarra e una struttura in continua evoluzione. “Heroes Of Sand” è un brano che ripesca dal passato degli Angra per l’inizio acustico e l’esplosione successiva, una struttura che ad esempio si trovava già in “Stand Away“, e che contemporaneamente ha il profumo di un qualcosa di nuovo. La voce di Edu Falaschi si erge sicura e convinta lungo tutto il brano, dinamica, carezzevole e solare, nonostante il testo descriva, in sostanza, la caduta degli idoli e il loro essere effimeri  (Anna Minguzzi).

SPREAD YOUR FIRE

Come già capitato in altre occasioni, anche “Temple Of Shadows” è aperto da un’introduzione strumentale (che fa un po’ “Overture” di “Jesus Christ Superstar”) moderatamente pacata, che poi confluisce in un’esplosione sonora. “Spread Your Fire” è un buon brano di apertura per un album, tutto sommato altalenante, inquadrato com’è in un power metal abbastanza classico per lo stile della band. Anche in questo caso si ritrovano gli arrangiamenti corali che accompagnano la voce solista, questa volta fieri e potenti come un coro di cavalieri che vanno alla battaglia, mentre Edu Falaschi questa volta, e un po’ in tutto l’album, abbandona le tonalità più delicate della sua voce per darle una connotazione più simile al ruggito. Il pezzo rallenta leggermente durante il ritornello, seguito a sua volta da una di quelle parti strumentali che fanno impazzire tutti i fan degli Angra e da un finale troncato, a sorpresa. Un brano equilibrato per le forze in campo e per la sua struttura, degno opener di un lavoro degli Angra dei primi anni Duemila (Anna Minguzzi).

WISHING WELL

Il brano appartiene al concept “Temple Of Shadows” (2004), un album che nonostante l’inizio scoppiettante e potente propone soprattutto pezzi soft, lenti ed elaborati. Il migliore del lotto è probabilmente lo strabiliante “Wishing Well”, canzone ritenuta così valida da realizzare anche un video dedicato. L’incedere della traccia prevede un primo momento in parte acustico che esplode in un’accoppiata bridge/chorus da brividi, in cui Edu Falaschi colpisce nel segno con una linea melodica dalle aperture maestose (Leonardo Cammi)

THE COURSE OF NATURE

Se c’è un disco in cui in qualche modo gli Angra più recenti (si fa per dire, visti gli anni passati) hanno cercato di riappropriarsi dell’idea più progressive delle prime uscite, questo è certamente “Aurora Consurgens”. E in questa ottica un inizio come “The Course Of Nature” non poteva essere più azzeccato. La canzone in questione vive infatti di cambi di ritmo repentini, armonie ricercate e passaggi che mettono in mostra tutta la tecnica esecutiva in possesso dei musicisti. Il tutto viene però contenuto in un formato canzone piuttosto breve (quattro minuti) e ben consolidato da un ritornello orecchiabile e orientato al melodic power. Un piccolo gioiello dalla eleganza insuperabile, tanto per cambiare (Riccardo Manazza).

STORM OF EMOTIONS

Vent’anni dopo “Angels Cry” gli Angra sono una band molto differente che ha perso e riconquistato più volte la sua identità. Entra Fabio Lione, vocalist che non necessita di presentazioni, e ancora una volta le cose sembrano ritornare al posto giusto (ma la pace durerà poco…). Quello che ne esce è un album incredibilmente fresco e moderno. “Storm Of Emotions” è uno degli episodi più riusciti di “Secret Garden“. Il brano unisce la vena progressive (che non vuol dire ipertecnicismi) all’estro chitarristico di Kiko Loureiro, a questo punto uno dei migliori axeman sul Pianeta. Il brano si sviluppa in un crescendo che culmina nel finale quasi cinematografico, in cui viene valorizzato il basso di Felipe Andreoli. Non banale, accessibile ma complesso. Uno dei più recenti album a nome Angra (Tommaso Dainese).

NEWBORN ME

Dopo il punto più basso della carriera degli Angra, coinciso con la pubblicazione di “Aqua” (album che segnò la rottura con Edu Falaschi nonostante un tour memorabile coi Sepultura) mai ci saremmo aspettati un ritorno come “Secret Garden”, che l’opener “Newborn Me” rappresenta al meglio. Gli Angra 2015 targati Fabio Lione sono diversi ma ritrovano un’ispirazione che rimanda direttamente agli esordi lasciando il power tout court da parte e riprendendo un lato prog più marcato, esaltato dalla produzione di Jens Bogren; grandiose le parti di batteria del giovane prodigio Bruno Valverde che ci accompagnano ad un refrain da incorniciare e si scatenano prima dell’assolo in orgia di doppia cassa. La parte solista è memorabile tra acustiche, percussioni e gusto senza pari rendendo “Newborn Me” uno dei picchi dell’intera carriera del combo brasiliano (Alberto Capettini).

anna.minguzzi

view all posts

Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

tommaso.dainese

view all posts

Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

alessandro.battini

view all posts

E’ il sinfonico della compagnia. Dai Savatage ai Dimmu Borgir, passando per i Rhapsody, predilige tutto ciò che è arricchito da arrangiamenti sontuosi ed orchestrazioni boombastiche. Nato e cresciuto a pane e power degli anni ’90, si divide tra cronache calcistiche, come inviato del Corriere Dello Sport, qualità in azienda e la passione per la musica. Collezionista incallito di cd, dvd, fumetti, stivali, magliette dei concerti, exogini e cianfrusaglie di ogni tipo, trova anche il tempo per suonare in due band.

leonardo.cammi

view all posts

Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

alberto.capettini

view all posts

Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login