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Top 10 – Le copertine più censurate del Rock e del Metal!

La musica è appagamento, espressione della felicità, divertimento, fonte di rilassamento, ed è anche rabbia, andare controcorrente, manifestazione di un disagio sociale, desiderio di libertà, di cambiamento nei costumi. Per le sue mille sfaccettature, da secoli ormai (ne fu vittima anche Mozart, per intenderci) la musica portatrice di novità incontra spesso un nemico subdolo e strisciante chiamato censura. Non si contano nella storia del rock, ma ancora prima, con blues e R ‘n B, le accuse di vario genere relativamente a testi considerati troppo licenziosi, o con riferimenti espliciti all’uso di droghe, per non parlare delle accuse di messaggi subliminali e riferimenti satanici, che tanto spopolarono tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70.

In tempi più recenti, la puritana Tipper Gore diede vita al Parent Music Resource Centre (PMRC), che si scagliò contro portatori di messaggi pericolosissimi come Dee Snider e Blackie Lawless e si risolse poi con un nulla di fatto quando il marito di Tipper, Al Gore, iniziò la sua campagna elettorale per la presidenza degli Stati Uniti. Insomma, la censura ha cercato di abbattersi come una mannaia sull’espressività dei musicisti, che forse ne sono stati tanto più vittime quanto maggiore era la loro libertà mentale (prendiamo ad esempio Frank Zappa, a cui tante volte è stato chiesto di cambiare testi dei suoi brani, considerati troppo espliciti, e che se ne è sempre fregato altamente).

Non solo i testi, ma anche certe copertine di album anche molto celebri della storia del rock, e quindi anche del metal, sono state oggetto di cancellazioni e modifiche, prevalentemente per tre motivi: offese a una determinata religione (spesso quella cristiana), riferimenti sessuali troppo espliciti e immagini ad alto tasso di violenza o splatter. Fare un elenco di tutti i casi di copertine censurate sarebbe impossibile; ci siamo limitati a una breve panoramica di alcuni esempi di ogni categoria, ma sono tanti altri i nomi che possono venire in mente.

Basti pensare alla copertina originale di “The Origin Of The Feces” dei Type O’ Negative, a tutte le censure di cui sono stati oggetto gli Impaled Nazarene o a “Far Beyond Driven” dei Pantera per averne un’idea. Certo, a volte la censura colpisce a caso, oppure proprio non colpisce; ad esempio, non ci risulta che sia mai stata modificata la copertina di “Dawn Of The Black Hearts” dei Mayhem.  con la celebre immagine di Dead morto.

OFFESE ALLA MORALE RELIGIOSA

AEROSMITH – NINE LIVES (Columbia Records, 1997)

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“Nine Lives” degli Aerosmith è stato uno dei dischi simbolo degli anni ’90, un disco di hard rock radiofonico e concreto. Grandi canzoni – “Falling In Love (Is Hard On The Knees)”, il capolavoro “Hole In My Soul” e “Pink” solo per citare i singoli – ed una potenza radiofonica fuori dal comune. Ma il dodicesimo disco della band di Steven Tallarico è diventato anche uno dei dischi più controversi e criticati per la copertina originale. La polemica nacque a causa dell’opera di Stefan Sagmeister, che raffigurava la divinità indiana Krishna con volto di gatto e corpo femminile. Immediato fu lo sdegno di alcune parti del mondo hindu, al quale si aggiunse anche la polemica collegata ad alcune immagini del Kama Sutra. Onde evitare ulteriori “fastidi” e polemiche, la band – in accordo con la propria casa discografica – riprogettarono la copertina. Niente più divinità collegate al mondo indiano, ma una figura umanoide con faccia da gatto legata ad una ruota da lanciatore di coltelli. Il disco, nonostante questi incidenti di percorso, vendette una infinità di copie (svariati milioni e rimaniamo vaghi…) perché la qualità di quanto registrato è andata tranquillamente oltre a quanto ideato da Sagmeister. Che poi nell’edizione del ’98 il disco potesse contare dello smash-hit “I Don’t Want To Miss A Thing” (“Armageddon”, you know?) è solo un mero dettaglio tecnico (Saverio Spadavecchia)

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MARDUK – FUCK ME JESUS (Osmose, 1991)

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Il titolo del mini album è “Fuck Me Jesus” e in copertina una procace donzella solletica le sue parti intime (o qualcos’altro?) con un crocifisso. Ce n’è abbastanza da far impallidire il P.M.R.C., ma in genere gli organi di censura cercano i messaggi satanici negli Iron Maiden e in Marilyn Manson, ignorando che band come i Marduk urlano blasfemie alla luce del sole (si fa per dire). Uscito originariamente come demo nel 1991 e con una cover differente, “Fuck Me Jesus” fece scalpore alcuni anni più tardi, quando nel 1995 la Osmose lo ristampò con l’immagine incriminata. Il disco fu ritirato dal mercato in ben sette paesi e ai poveri Marduk non restò che leccarsi le ferite, portandosi però a casa una bella pubblicità. Non male per una band che fino a poco tempo prima bazzicava soltanto la scena sotterranea! (Andrea Sacchi)


SLAYER – GOD HATES US ALL (American Recordings, 2001)

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Un album che esce l’11 settembre 2001 (un tema su cui torneremo più avanti) e che per di più ha come copertina originale una Bibbia trafitta dai chiodi e sanguinante. Ce ne sarebbe abbastanza per invocare un esorcismo, ma stiamo parlando degli Slayer e quindi non c’è da stupirsi. C’è bisogno quindi di correre ai ripari, anche perchè il retro di copertina prosegue sulla stessa lunghezza  d’onda e mostra alcune pagine della Bibbia bruciate, un ulteriore segno di spregio alla religione cattolica, a cui si fanno continui riferimenti anche nel corso dell’album. Non si tratta di censura vera e propria, quanto del proverbiale “mettiamoci una pezza su”; all’immagine della Bibbia insanguinata ne viene quindi sovrapposta decisamente più casta, bianca con quattro croci dorate. Naturalmente poi, i testi non cambiano di una virgola e l’irruenza degli Slayer neanche, per quello che viene definito non come il capolavoro della band, ma di sicuro come un capitolo significativo della produzione dell’ultimo periodo (Anna Minguzzi).

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RIFERIMENTI SESSUALI ESPLICITI

THE BLACK CROWES – AMORICA (American Recordings, 1994)

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Un altro album che non è passato indenne sotto i colpi della censura è stato il terzo lavoro in studio dei southern rocker di Atlanta The Black Crowes, intitolato “Amorica”. La pietra dello scandalo riprendeva un’immagine provocatoria utilizzata dalla rivista americana Hustler nel 1976, praticamente un close-up ravvicinato di uno slip a tema stelle e strisce con dei peli pubici in bella vista. Tutto questo ha fatto si che l’album venisse boicottato e non distribuito nelle maggiori catene di dischi, fino alla sua sostituzione con una più innocua copertina a sfondo nero (Eva Cociani).

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GUNS ‘N ROSES – APPETITE FOR DESTRUCTION (Geffen, 1987)

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Il 21 luglio 1987 esce “Appetite For Destruction”, il masterpiece dei leggendari Guns N’ Roses che da subito fa scalpore non solo per lo street graffiante e unico proposto dalle cinque pistole e rose, ma anche per la copertina tratta da un quadro del pittore Robert Williams. L’immagine raffigura un mostro volante che cerca di difendere una ragazza svenuta e mezza svestita da un robot dalle intenzioni piuttosto esplicite. L’album viene immediatamente censurato e rimesso in commercio con una nuova copertina più “sobria” dove le teste dei membri della band in versione teschi sono incastonate su una croce e lo stesso simbolo è visibile anche come tatuaggio sul braccio del leader Axl Rose (Eva Cociani).

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SCORPIONS – VIRGIN KILLER – LOVEDRIVE (RCA Records, 1976 e EMI, 1979)

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La scure della censura si abbatte anche sui pacifici, rassicuranti e rasserenanti Scorpions degli anni ’70, un periodo di certo non tranquillo per il music business, che in qualche modo si doveva rivalere sulle rivoluzioni in atto in quel periodo. Sono quindi addirittura due, in una produzione comunque sterminata, i lavori incriminati. “Virgin Killer” è ormai quasi più noto per la sua copertina originale, raffigurante una ragazzina nuda le cui parti intime vengono nascoste solo da una ipotetica crepa in uno specchio, mentre a “Lovedrive” si contesta il seno nudo della donna in copertina. Passano quindi in secondo piano come come il fatto che “Lovedrive” sia l’album in cui Matthias Jabs fa il suo debutto nella band, o che “Virgin Killer” sia il primo lavoro che lancia gli Scorpions, finalmente, al di fuori del mercato discografico europeo. Funziona così, purtroppo, lo sappiamo. Entrambe le copertine vengono comunque rimpiazzate e si può tornare a parlare serenamente di musica. La ragazzina di “Virgin Killer” viene sostituita da una normalissima foto della band in quegli anni, mentre per “Lovedrive” si opta per lo scorpione simbolo del gruppo su sfondo nero (Anna Minguzzi).

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THE JIMI HENDRIX EXPERIENCE – ELECTRIC LADYLAND (Reprise Records, 1968)

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Ebbene sì, anche Jimi Hendrix, nel pieno degli anni della rivoluzione dei costumi, fu vittima della censura. Come non dimenticare infatti la miriade di belle figliole che mostravano le proprie grazie, oltre a immagini del grande chitarrista, sulla copertina della versione britannica di “Electric Ladyland“? Ma forse è proprio questo uni dei casi più eclatanti che dimostrano come, in fondo, la copertina di un album ne sia solo una parte, e che alla fine è facile passarci sopra se il suo contenuto passa indenne alla prova degli anni e diventa un punto di riferimento per più di una generazione. Non potrebbe essere altrimenti per un album che racchiude “Voodoo Child“, la celebre cover di “All Along The Watchtower” e “Gypsy Eyes“. E pazienza se poi, nel corso degli anni, la copertina con le belle figliole ignude è stata sostituita dalla più casta versione americana, con un ritratto di Hendrix sfumato nelle tonalità del giallo e del rosso: la sostanza non cambia (Anna Minguzzi).

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IMMAGINI VIOLENTE / SPLATTER

BRUJERIA – MATANDO GUEROS (Roadrunner, 1993)

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Negli ultimi anni, i messicani Brujeria stanno salendo agli onori della cronaca musicale e cominciano ad essere noti ad un pubblico sempre più ampio, seppur all’interno della fetta, tutto sommato underground, del grind-death metal.
La band è nota per un aspetto visuale decisamente crudo e per testi violenti e diretti, fortemente influenzati dall’ambiente geo-culturale di provenienza del gruppo. Non tutti sanno, però, che la copertina del loro album di debutto del 1993, “Matando Güeros”, ha superato per molti i limiti accettabili dalla censura. Il titolo del disco fa riferimento all’uccisione dei bianchi in Messico (güeros è un termine gergale ispanico per indicare le persone di pelle bianca) e l’artwork, dal deciso impatto visivo, mostra una mano che regge una testa mozzata e ad un primo stadio di putrefazione.
L’immagine di copertina, presa dalla rivista Alarma!, è stata censurata in molti paesi, ma non ha impedito ai Brujeria di fare di questa testa, ribattezzata Coco Loco, il grottesco simbolo della band (Ilaria Marra).

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THE BEATLES – YEASTERDAY AND TODAY (Capitol Records, 1966)

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Cosa c’azzeccano i The Beatles con Metallus e con le copertine censurate? Molto, ed in queste righe spiegheremo perché. “Yesterday And Today” degli scarafaggi di Liverpool non è solo una raccolta nel quale trovano dimora la superba “Drive My Car”, “Nowhere Man”, Day Tripper” e la meravigliosa “Yesterday”….ma è anche il disco nel quale i 4 di Liverpool spiazzarono fan ed opinione pubblica con una delle cover più controverse di sempre. Facciamo riferimento alla famigerata (o famosa?) “Butcher Cover”, nella quale John, Paul, George e Ringo (“Chi sono i quattro apostoli?” Chiedetelo alla svitata in abito da suora Deloris Van Cartier / Suor Maria Claretta) venivano immortalati con camici bianchi da macellai accompagnati da interiora varie e teste di bambole.

A guardarla ora – a trovarla – l’artwork pensato 50 anni fa dal fotografo Robert Whitaker, unito allo humor nero dei nostri 4 scarafaggi, sembra una copertina da educande. Ma nel 1966, una copertina del genere terrorizzò una buona parte di opinione pubblica. Ma la motivazione più profonda di un cover del genere secondo molti era quella di rispondere alla “macelleria” americana in Vietnam (parole di Sir McCartney nel 2002), seguita subito a ruota da quella di contestare la Capitol (l’etichetta discografica dei The Beatles per la The Land Of The Free) per la presunta “macellazione” dei brani sul suolo americano. Molti però trovarono anche molti collegamenti alla leggenda del “PID” (Paul Is Dead, caproni), come la presenza di una dentiera che simboleggiava i denti persi dal “primo” McCartney nell’incidente fatale o come l’ora segnata dall’orologio al polso del “Macca” che segnava l’ora esatta (o quasi) della presunta morte…..ma alla fine nessuno dei vari complottari si rese conto che l’album vide la luce mesi prima delle presunte tenebre del primo “Macca”.

Quindi la testa di bambola che è nei pressi di George Harrison non simboleggia la testa “persa” da Paul nell’incidente fatale. Inutile dire che, nonostante le leggende e le polemiche, il disco così pubblicato venne ritirato (sebbene qualche copia venduta all’asta anni dopo) e rimesso in commercio con una copertina diversa. Sappiate in ogni caso che Paul è vivo e lotta insieme a noi (Saverio Spadavecchia).

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CANNIBAL CORPSE – BUTCHERED AT BIRTH (Caroline Records, 1991)

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Chi è dentro lo sterminato mondo del metal, ormai, non si scandalizza forse più di niente. Quando però i Cannibal Corpse pubblicano il loro secondo album, qualche perplessità la destano. E’ difficile infatti accettare un lavoro la cui copertina raffigura un team di medici legali zombie impegnati a macellare una donna e prossimi a farlo con un bambino appena nato, mentre sullo sfondo un’altra serie di feti sono appesi come quarti di bue dal macellaio. Decisamente troppo per molti Paesi, fra cui l’Italia, che obbligano a una revisione dell’immagine. Ora, a molti anni di distanza, i Cannibal Corpse continuano a fare dischi e ormai sono ben noti per la loro vena autoironica, per cui è molto più difficile scandalizzarsi per un loro artwork, ma nel 1991, quando il death metal e il brutal erano ancora agli albori, niente di tutto questo si poteva dare per scontato. E stiamo parlando appena di 25 anni fa (Anna Minguzzi).


OUTSIDER

DREAM THEATER – LIVE SCENES FROM NEW YORK (Elektra Records, 2001)

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Non ci sono, questa volta, intenti provocatori nella copertina del mastodontico triplo live dei Dream Theater con cui viene riproposto dal vivo lo strepitoso “Scenes From A Memory“, oltre a una panoramica dei brani più belli del repertorio di James LaBrie e compagni fino ad allora, ma la macchina della censura scatta lo stesso per un tristissimo scherzo del destino. L’album infatti, non solo viene pubblicato il famigerato giorno dell’attacco alle Torri Gemelle, ma l’immagine di copertina originale raffigurava lo skyline di New York in fiamme. La casa discografica corse immediatamente ai ripari e sostituì l’immagine dello skyline e della Grande Mela in fiamme con un più sobrio logo della band, che è probabilmente quello che tutti noi abbiamo in casa. Se siete tra i pochi fortunati che possiedono una copia con l’artwork originale, complimenti, avete in casa una piccola rarità (Anna Minguzzi).

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anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. SIMONE

    Mancherebbe “slippery when wet” dei bon Jovi…

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  2. Squarcia

    Anche Far Beyond Driven dei Pantera.

    Reply

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