Top 10 – I migliori dischi Thrash Metal 1995 – 2000

Anche se negli ultimi anni il movimento thrash metal, soprattutto nell’underground, si è concentrato più frequentemente sul concetto di old school, nella sua storia lo stile musicale nato dalla fusione tra metal e punk-hardcore ha invece saputo evolversi costantemente, almeno fino alla fine degli anni novanta. Dalla violenza dello speed thrash, passando per l’evoluzione tecnica del techno-thrash, al thrash più groovy e compresso… tante sono le differenze tra le band e gli album più rappresentativi a seconda del periodo storico di riferimento. E come è normale che sia ad ogni passo avanti qualcuno si è sfilato, preferendo rimanere legato al concetto primordiale. Non di meno questa voglia di trasformazione è stata il motore di una creatività che ha permesso al genere di rimanere per così tanto tempo sulla cresta dell’onda, scambiando geneticamente elementi con altre stili e contribuendo in modo sostanzioso alla musica degli anni a venire. In questo articolo prendiamo in considerazione i lustro tra il 1995 e la fine del decennio, cerando di raccontare tale evoluzione attraverso l’analisi di dieci dischi particolarmente significativi, da cui in molti di coloro che hanno suonato metal negli anni successivi al cambio di millennio hanno, più o meno volontariamente, pescato idee e suoni.

Fear Factory – Demanufacture (Roadrunner, 1995)

fear factory demanufactureIl capolavoro dei Fear Factory non può che essere un capolavoro del metal in generale, in grado di mostrarci tutta la personalità e l’originale proposta di questa fondamentale band continuamente in bilico fra thrash, industrial e death, in ogni caso sempre fresca e alternativa. Tutto funziona alla perfezione nel delineare la storia fantascientifica raccontata nel concept, dalla tetra e cinematografica “Zero Signal” alla potentissima “New Breed”, mentre l’anthemica “Replica” è ormai da anni l’immancabile chiusura dei concerti del gruppo californiano. “Demanufacture” resta insomma un caposaldo di tutto il metal estremo e alternativo (Matteo Roversi).

Forbidden – Green (Gun Records, 1997)

forbidden green“Green” è uno di quegli album che hanno fatto epoca senza avere avuto il successo che sarebbe stato lecito attendersi. La band californiana ha infatti portato al massimo dell’espansione l’evoluzione del thrash in chiave groovy, non semplicemente seguendo le orme di band come Pantera e Machine Head, ma costruendo attraverso le proprie doti un sound tecnico e moderno, costruito con  un dosaggio perfetto di distorta melodia e aggressività. Canzoni come “Turns To Rage”, “Phat” o “Face Down Heroes” non sembrano invecchiate per nulla a vent’anni dalla loro uscita, mentre le melodie di “Blank” o “Green” conservano una tensione tutt’ora unica. Un gran disco che non ha avuto la considerazione meritata (Riccardo Manazza).

Meshuggah – Destroy Erase Improve (Nuclear Blast,1995)

forbidden erase destroy improveLa sirena di “Future Breed Machine” si conficca nella corteccia cerebrale per catapultarci in un vortice di thrash al contempo furioso e geometrico che diventerà un mantra per il gruppo svedese e i suoi numerosi fan. Indicati al tempo dei loro esordi (nei primi anni ’90), come la risposta europea ai Metallica con il presente “Destroy Erase Improve” i Meshuggah si elevarono ad una proposta nettamente più contorta, spinta dal drumming stellare di Tomas Haake, dalle vocals lancinanti di Jens Kidman e dalle aperture soliste di carattere jazz/fusion di Fredrik Thordendal. Il secondo album dei ragazzi di Umeå è uno dei punti più alti della loro discografia nonché uno degli apici del metal anni ’90 e stabilì un nuovo canone di thrash evoluto per una serie infinita di seguaci (ultimi in ordine di tempo i gruppi appartenenti al filone “djent” che parte proprio dalle intuizioni di Hagström & co.) (Alberto Capettini).

Nevermore – Dead Heart In A Dead World (Century Media, 2000)

nevermore dead heart in a dead worldLa summa artistica dei Nevermore. Un CD che si può definire capolavoro. Una traccia di apertura potente come “Narcosynthesis”, un pezzo di chiusura sognante ma rabbioso come “Believe In Nothing”: in mezzo ci sta un mondo di musica meravigliosa, un gioiello che Warrel Dane con la sua voce e Jeff Loomis con la sua chitarra (coadiuvati dalla poderosa sezione ritmica di Jim Sheppard e Van Williams) fanno scintillare. Si può pescare a caso e trovare la cover di “The Sound Of Silence”, trasfigurata, “Evolution 169” o “The River Dragon Has Come”: melodia, oscurità, bellezza pura e potenza traboccano da questa opera (Fabio Meschiari).

Pantera – The Great Southern Trendkill (Eastwest, 1996)

pantera the great southern trendkillDi certo non il loro disco più acclamato ma con una buona fetta di estimatori: rappresenta di sicuro l’evoluzione personale e stilistica di Phil Anselmo, facendo comparire toni sludge come in “Drag The Waters” e “10’s” e picchiando durissimo come nella title-track o in “Suicide Note Pt. II”, preceduta dall’acustica e ossessiva parte prima omonima. Forse un filo prolisso, questo disco, di sicuro con una qualità che scade un po’ nella seconda parte (pur trovandosi sempre su buonissimi livelli) ma sempre da considerarsi bellissimo e fondamentale e forse l’ultima grande prova di questa grandissima band che ha messo un tassello importante nella storia della musica metal con la propria esistenza (Fabio Meschiari).

Sepultura – Roots (Roadrunner, 1996)

sepultura rootsRoots” è uno degli album più apprezzati e rappresentativi dei Sepultura, quello in cui avviene il perfetto connubio fra thrash e musica autoctona brasiliana, commistione evidentissima nel ritmo tribale di “Roots Bloody Roots” e nelle marcate influenze indigene di “Ratamahatta”. Spiccano inoltre l’ancora una volta folkloristica “Attitude” e la tesa e massiccia “Cut Throat”. Accreditato come uno dei maggiori successi commerciali del combo brasiliano, il dico assume un significato simbolico in quanto è l’ultimo a vedere la presenza in formazione dello storico membro fondatore Max Cavalera (Matteo Roversi).

Slayer – Diabolus In Musica (American recordings, 1998)

slayer_diabolus_in_musicaControverso. Una sterzata stilistica difficile da digerire per molti. I primi tre pezzi sono tremendamente massicci: “Bitter Peace”, “Death’s Head” e “Stain Of Mind”, cavalli furiosi come solito quelli cavalcati dal quartetto. Gli altri pezzi presentano novità, venature di suono diverse (il cantato di “Love To Hate”), oscure e tendenti al rallentamento (anatemi da parte della fanbase storica) come “Overt Enemy” o “In The Name Of God”. Gli Slayer sono il Male fatto musica: c’è chi suona più veloce, più pesante o più sporco ma loro in ogni occasione riescono a rappresentare (vedi il titolo di questo CD e la sua inquietante copertina) l’oscurità che striscia in questo mondo e quella che è nella più recondita parte dell’Uomo e che, chi più chi meno, ognuno ha. Fondamentale anche questo album (Fabio Meschiari).

Strapping Young Lad – City (Century Media, 1997)

city-50ef6f2954a35La definizione “thrash” è riduttiva per un disco del calibro di “City”: il leggendario album degli Strapping Young Lad di Devin Townsend è infatti genialità e sperimentazione allo stato puro. Le schizofreniche sonorità industrial, gli inserti elettronici e le folli grida dell’eccentrico frontman la fanno da padrone fin dal violento attacco costituito da “Velvet Kevorkian” e “All Hail The New Flesh”, mentre “Oh My Fucking God” rincara la dose con estro e imprevedibilità; ad accompagnare il tutto troviamo poi il tellurico drumming del sempre mastodontico Gene Hoglan. Siamo al cospetto di un vero e proprio classico del metal più estremo e fuori dagli schemi! (Matteo Roversi)

Testament – The Gathering (Spitfire, 1999)

testament the gatheringQuando “The Gathering” fu pubblicato nel 1999 su Spitfire molti fan dei Testament tirarono un lungo sospiro di sollievo dopo essere stati tramortiti dalla violenza death metal di “Demonic”. La prima collaborazione con il grande Andy Sneap vide il ritorno a sonorità più canonicamente thrash (con ancora qualche sconfinamento in zona estrema soprattutto nel growling di Chuck Billy) e una formazione rimaneggiata rispetto a quella classica; certo che se i sostituti si chiamano Dave Lombardo, Steve DiGiorgio e James Murphy non è difficile immaginare il livello esecutivo presente nel disco (forse leggermente inferiore quello compositivo). Schegge impazzite come “D.N.R.”, “Legions Of The Dead” e “Sewn Shut Eyes” sono lì a dimostrare quanto i Testament fossero (e siano tuttora) tra i Maestri del movimento thrash mondiale. (Alberto Capettini)

Voivod – Phobos (Hypnotic Records, 1997)

voivod-phobosRiascoltando “Phobos” non può che venire naturale chiedersi cosa sarebbe potuto essere questo disco con una qualità d’incisione adeguata. Dal punto di vista compositivo ci troviamo infatti davanti ad una delle opere più riuscite del periodo, un album capace di condensare le violenza post-thrash del groove più meccanico con la visione psichedelica e fantascientifica dei Voivod. Miscela che porta a risultati incredibili come la scurissima “Bacteria”, la straniante “Mercury” o la inafferrabile “Phobos”, song catapultata direttamente da una playlist marziana . La voce ruvida e aliena di Eric Forrest era perfetta per questa incarnazione della band e in song come “The Tower” o “Forlorn” mette in luce tutta l’abilità interpretativa, cambiando facilmente registro. Senza i Voivod il mondo sarebbe un posto notevolmente più noioso (Riccardo Manazza).

Questa la playlist Spotify con i migliori brani estratti da ogni album:

anna.minguzzi

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Va molto fiera del fatto di essere mancina e di essere nata a San Giovanni in Persiceto, paese della provincia bolognese. Ha scritto le sue prime recensioni a dodici anni durante un interminabile viaggio in treno e da allora non ha quasi più smesso. Quando non scrive o non fa fotografie legge, va a teatro, canta in due cori, va in bicicletta, guarda telefilm, mangia Pringles, beve the e di tanto in tanto dorme. Ci tiene a ribadire che adora i Dream Theater, che ha visto dal vivo almeno venti volte, e se non assiste ad almeno un concerto ogni settimana va in crisi di astinenza.

7 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. legion79

    L’ultima canzone di dead heart dei nevermore è la title track e non believe in nothing

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  2. Fabio

    tutti grandi album, forse i più belli demanufacture, the gathering e diabolus in musica

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  3. Erthrasho

    Chi ha fatto questa classifica ha un po’ di confusione in testa

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  4. andreastark

    Scusate…..ma i Grip Inc dove sono?????????????????????? eccheccazzo qui si discutono i massimo sistemi

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  5. andrea

    concordo sulla mancanza dei grip…solidify!!!!

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  6. Death_PD

    Noo non possono mancare The Haunted col loro l’album thrash di debutto del ’98!

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