Header Unit

Top 10 – I Migliori Album Black Metal del 1993

Dopo una prima parte in cui abbiamo analizzato quindici tra i dischi più rappresentativi del genere usciti tra il 1991 e 1l 1992, proseguiamo il nostro viaggio tra le fiamme dell’Inferno proponendovi una secca top ten relativa al 1993. Anno un po’ particolare per la musica pesante, chi lo ha vissuto ricorderà come l’hard’n’heavy ebbe un periodo di crisi e stasi creativa e se ne stette in ombra rispetto all’imperante movimento grunge spinto dai media, sicchè molti rappresentanti del nostro panorama tentarono la via del cambiamento pur di scrollarsi di dosso un’etichetta che sembrava diventare stretta. Ma il mondo dell’underground si sa, non si lascia certo intimidire dal music business e in questo periodo il black metal continuò a lavorare come un tarlo, corrodendo la scena con della sana malvagità. In barba alle tendenze, il movimento continuava ad espandersi e per molti versi l’anno fu nevralgico.

Nel 1993 scomparve infatti Euronymous, controverso leader dei Mayhem, ucciso freddamente da Varg Vikernes. Ecco dunque che il genere e i suoi rappresentanti, volenti o nolenti, salirono sul trono della cronaca e uno stile che ancora veniva guardato con sospetto, iniziò a suscitare interesse (dapprima discriminatorio, poi più sincero) presso la stampa musicale. Gli atti vandalici commessi da alcuni protagonisti della scena restano naturalmente da condannare ma ebbero, consentiteci il termine, il “merito” di alimentare un alone di leggenda attorno a quelli che forse, furono soltanto degli adolescenti che si lasciarono sfuggire di mano la situazione.  E’ interessante infine notare, come proprio in quell’anno si fecero più sensibili le ibridazioni con altri generi musicali, a dimostrazione di come il metallo nero non fosse affatto incolto o incontrollabile, sebbene la tendenza fu sempre quella di inglobare le influenze differenti piuttosto che lasciarsi guidare da queste.

Ecco i dieci titoli che abbiamo selezionato. Anche questa volta, un po’ dolorosamente, abbiamo dovuto tirare una riga su alcune uscite interessanti, nell’obiettivo di fornirvi un bignami sintetico ma il più possibile completo (Andrea Sacchi)


I 10 MIGLIORI ALBUM BLACK METAL 1993

ABRUPTUM – Obscuritatem Advoco Amplectere Me (Deathlike Silence Productions)

abruptum-obscuritatem-advoco-amplectere-me

Il primo full-length degli Abruptum di Evil (ovvero Morgan Håkansson, di certo più noto per la sua carriera di chitarrista nei Marduk) non è quello che si può definire propriamente un capolavoro, ma di sicuro ha avuto il merito pionieristico di inserire lo spirito del black metal in un contesto musicale differente. In sostanza “Obscuritatem Advoco Amplectère Me” è principalmente noise estremizzata, dove il concetto di black metal interviene a creare atmosfere maligne e disturbanti, valorizzate dalla performance vocale di It (ovvero Tony Sarkka, che ricordiamo anche nei prime movers Ophthalamia).

L’album comprende due pezzi di 25 minuti ciascuno (intitolate semplicemente “Part I” e “Part II”) dove la forma canzone è del tutto elusa e il rumorismo interviene con una potenza inaudita. Distorsioni, urla, pianto, cacofonia, si susseguono senza logica nè soluzione di continuità. Un disco che naturalmente piacque poco, difficile da comprendere, forse da non comprendere affatto ma che dimostrò come il black metal potesse fondersi con un altro genere musicale asservendolo alla sua malvagia scintilla. (Andrea Sacchi)


BURZUM – Det Som Engang Var (Cymophane Records)

burzum-det-som-engang-var

Secondo album sulla lunga distanza per Burzum, al secolo Varg Vikernes, che segue l’omonimo CD dell’anno precedente e l’EP “Aske”: il 1993 è l’anno del primo arresto per il Conte, in seguito alle accuse di omicidio e dei roghi alle chiese. Il dipinto del pittore norvegese Theodor Kittelsen introduce questo lavoro il cui titolo tradotto suona come “Ciò Che C’era Una Volta”: una nazione la cui condizione è causa di tristezza per Burzum (lasciando perdere la connotazione politica che è molto forte nei suoi lavori) e che fra lingua madre e inglese declama i suoi testi.

Particolare la voce, così come la sonorità che scaturisce da ogni singolo brano, comprese le due strumentali “Han Som Reist” e “Naar Himmelen Klarner” che rappresentano la difficoltà di accostarsi ai lavori di Burzum in virtù di sonorità particolari, strumenti non accordati, ma che si rifanno anche a musica pesante come in “Lost Wisdom” o al mare piatto di “Key To The Gate” per chiudere con la feroce “Snu Mikrokosmos Tegn” e con l’ambient di “Svarte Troner”. Un lavoro decisamente particolare e che segna la storia del Conte, al di là di ogni polemica ideologica. (Fabio Meschiari)


DARKTHRONE – Under a Funeral Moon (Peaceville Records)

darkthrone-under-a-funeral-moon

Se a “Blaze In The Northern Sky” aveva rappresentato la rinascita del grezzo black metal nelle terre del Nord, “Under A Funeral Moon” diventa da subito il canone di un genere che sta vivendo un’espansione incredibile (ovviamente anche aiutata dai noti fatti di cronaca). I Darkthrone sono così ormai sulla bocca di tutti e la loro rinnovata fede nelle nera fiamma raccoglie adepti. Lo stile della band qui si definisce con un profilo maggiormente personale, soprattutto per ciò che riguarda le scelte sonoro.

Un sound gelido e scarno, volutamente amatoriale e dal retrogusto antico, funziona alla perfezione quando si tratta di recuperare lo storico impianto di riff retaggio della prima ondata. Non proprio difficili da rintracciare sono le influenze di Hellahammer/Celtic Frost (“The Dance Of Eternal Shadows”) o Bathory (“To Walk The Eternal Fields”), ma anche il tipico taglio norvegese introdotto dai Mayhem trova tra queste canzoni una nuova linfa interpretativa (“Natassja In Eternal Sleep” o “Under A Funeral Moon” sono veri classici, che verranno imitati migliaia di volte). Un album bellissimo e fondamentale per lo sviluppo di una scena che ancora oggi raccoglie nuovi estimatori. (Riccardo Manazza)


DISSECTION – The Somberlain (No Fashion)

dissection-the-somberlain

A cavallo tra black e death metal, “The Somberlain” costituisce lo straordinario album di debutto degli indimenticati Dissection, band che ci ha regalato musica tanto sopraffina quanto minuta è stata la sua produzione nel corso di una troppo breve carriera. Il disco in questione possiede un fascino senza tempo e il suo marchio inconfondibile attinge forza dal fatto di miscelare le tipiche sfuriate black con melodie malinconiche e dal travolgente impatto emotivo. La cavalcata introduttiva “Black Horizons” è feroce e potente, ma al contempo intenerita da un riff e un refrain immediati di tipica scuola swedish e da splendidi rallentamenti acustici: un capolavoro nel capolavoro.

La title track è altrettanto straordinaria nel mantenere le caratteristiche e l’atmosfera della opener; “A Land Forlorn” si mantiene poi sempre molto coinvolgente, ma fa trionfare un approccio più solenne, mentre “Heaven’s Damnation” è pura furia e velocità, senza però rinunciare ai consueti, magistrali riff di chitarra. Facciamo quindi menzione di “In The Cold Winds Of Nowhere”, un concentrato di gelide sensazioni, per citare infine i raffinati intermezzi strumentali che impreziosiscono il platter. In conclusione non ci resta che rimarcare come “The Somberlain” rappresenti un must per tutti gli appassionati sia di black che di melodic death metal, punto. (Matteo Roversi)


EMPEROR – Emperor (Candlelight Records)

emperor-emperor

Quattro pezzi, gelidi come la tormenta che circonda una figura oscura che avanza nella neve candida al crepuscolo, incapace di procedere e destinata a soccombere agli elementi naturali: il mini CD omonimo degli Emperor lo si può riassumere così, in fin dei conti. La stregoneria maligna di “I Am The Black Wizards” (nel futuro debut CD) apre l’opera, fra lo slancio epico dato dalle tastiere e il suono marcio in sottofondo sottolineato dalla batteria e dalla resa grezza degli strumenti in toto. “Wrath Of The Tyrant” e “Night Of The Graveless Souls” sono prese da un demo dell’anno precedente e sinceramente non possono definirsi capolavori del genere ma riescono ben a delineare cosa significa black metal per Ihsahn, Samoth, Mortiis e Faust, componenti della band in questa prova, allo stato più grezzo.

La chiusura affidata a “Cosmic Keys To My Creations And Times”, altro pezzo che verrà incluso nel debutto, è da urlo: una composizione che alterna caos, misticismo e trasuda epicità primigenia anche nel testo, rendendola una traccia imperitura e probabilmente fra le più rappresentative del genere in assoluto. Da incorniciare anche la copertina raffigurante “La Visione Della Morte” secondo Gustave Dorè. (Fabio Meschiari)


IMMORTAL – Pure Holocaust (Osmose Productions)

immortal-pure-holocaust

Non è un caso se il 1993 sia l’anno della vera esplosione del black metal. Molti sono i dischi imprescindibili che hanno visto la luce in questi mesi e nella lista non può mancare un vero caposaldo come “Pure Holocaust”, forse il lavoro che più ha contribuito a creare quell’immaginario gelido e mefitico che è poi diventato il trademark del genere. Le sonorità proposte sono infatti quanto di meglio per descrivere scenari coperti dalla neve, popolati da creature mitiche e malvagie, dove lupi inseguono le loro prede umane e guerrieri posseduti combattono per la gloria.

Già da questa uscita gli Immortal dimostrano una notevole personalità e una maturità artistica maggiore rispetto a molti altri, cosa che li porta a creare uno stile unico ben distinguibile, soprattutto in canzoni come “Unsilet Storms In The North Abyss”, la epica cavalcata “The Sun No Longer Rises” o la veloce e blasfema “Storming Through The Red Clouds And Holocaust Winds”. Una nuova strada veniva aperta e da qui in poi saranno migliaia gli imitatori e i devoti discepoli della nera fiamma nordica. (Riccardo Manazza)


MARDUK – Those of the Unlight (Osmose Productions)

marduk-those-of-the-unlights

Ascoltando ora un album come “Those Of The Unlight” ci si può rendere conto di come nel caos e nell’anarchia musicale generato dal movimento black metal di quegli anni, la musica prodotta fosse incredibilmente essenziale ed efficace e in qualche modo più accessibile rispetto alle tonnellate di riff e arrangiamenti iper prodotti propinati negli ultimi anni nella stessa scena.

Il secondo album dei Marduk è senza dubbio uno dei punti più alti della loro carriera. Siamo nel 1993 e, a questo punto, Morgan Hakansson, mastermind della band, ha affinato il sound della band dopo il primo exploit con “Dark Endless” (e il precedente EP “Fuck Me Jesus”). La vena death degli esordi è ormai scomparsa e le composizioni iniziano ad essere decisamente più raffinate, con una padronanza strumentale decisamente maggiore. L’influenza norvegese c’è ma non sovrasta il sound personale che i Marduk stavano costruendo in quegli anni, più rifinito e affilato. La prova al microfono di Joakim Gothberg (anche alla batteria) è sorprendente mentre al basso subentra B. War, che resterà fedelmente nei Marduk fino al 2004. Una vera perla nera, il perfetto bilanciamento tra l’oscurità black, il retaggio dei Venom e un songwriting di altissimo livello con brani come la micidiale doppietta “Wolves” e “On Darkened Wings”. (Tommaso Dainese)


MAYHEM – Live In Leipzig (Obscure Plasma)

mayhem-live-in-leipzig

Esistono veramente pochi album per cui la parola “cult” non sia malamente sprecata. Live In Leipzig è uno di questi. Il culto più totale. Registrato nel 1990 durante il “tour” tedesco dei Mayhem (in realtà poche date) all’Eiskeller Club di Lipsia, il live viene viene pubblicato solo nel 1993 come omaggio allo scomparso Dead (morto suicida un paio di anni prima); un mese dopo anche Euroymous scomparve sotto i colpi mortali di Vikernes. In 9 tracce i Mayhem racchiudono il meglio di Pure Fucking Armageddon, Deathcrush e del futuro De Mysteriis Dom Sathanas.

La fama del live album in questione non è di certo data dalla qualità del contenuto, questo sia ben chiaro. La registrazione è grezza e impastata, amatoriale. La performance della band è primitiva e scevra di qualsivoglia virtuosismo. Quello che trasuda dai 46 minuti di Live In Leipzig è la potenza vitale del black metal, pericoloso, punk, anarchico, assurdo nelle sue contraddizioni. Se dovessimo scegliere un brano, questo sarebbe sicuramente “Freezing Moon”, introdotto dal celebre “When it’s cold and when it’s dark” di Dead. Resta inoltre anche l’unica possibilità di ascoltare su una release ufficiale la voce del cantante svedese (insieme al singolo Freezing Moon e al semi-ufficiale “Out From The Dark” che contiene però delle prove in studio).

Consigliamo la recente ristampa pubblicata da Peaceville che riprende l’artwork della prima edizione (dell’italiana Obscure Plasma, poi Avantgarde); oltre alle 9 famose tracce, contiene un secondo CD con Live In Zeitz, già presente su diversi bootleg, e un booklet ricchissimo con foto e le imperdibili lettere di Euronymous ai vari promoter europei. (Tommaso Dainese)


NECROMANTIA – Crossing The Fiery Path (Osmose Productions)

necromantia-crossing-the-fiery-path

Come abbiamo sottolineato più volte, il black metal non fu un fenomeno circoscritto all’Europa del Nord, ma trovò terreno fertile in tutto il mondo, spesso incontrando il sostrato musicale e culturale esistente. Non è un caso dunque che il bacino mediterraneo ce lo proponga in vesti più melodiche e “calde”, spostando a volte il panorama lirico verso l’esoterismo e le leggende piuttosto che sul satanismo propriamente detto. Ne sono un caso lampante i greci Necromantia, i quali, benchè meno fortunati dei celebri connazionali Rotting Christ, ebbero un discografia interessante e furono tra i pionieri del melodic-epic black metal. Uno tra i primi concept album sul vampirismo, “Crossing The Fiery Path” presenta ancora un sound molto ruvido ma già numerosi sono gli spunti di interesse.

Innanzitutto la chitarra è uno strumento secondario, ad essa è preferito il basso a otto corde e abbondano le parti di tastiera che arricchiscono i brani con un alone fiero e drammatico. Pur soffrendo ancora di alcune ingenuità, la band appare tutto sommato fresca, diversa da altri gruppi di settore e ci offre, nelle suites come “The Warlock” e “Les Litanies De Satan” dei buoni esempi di black metal legato a melodie cupe e romantiche. (Andrea Sacchi)


ROTTING CHRIST – Thy Mighty Contract (Osmose Productions)

rotting-christ-thy-mighty-contract

In uno speciale a netta prevalenza scandinava trova posto anche un notevole esponente della scena mediterranea: parliamo ovviamente dei greci “Rotting Christ”, il cui album di debutto “Thy Mighty Contract”, pur provenendo da altre latitudini rispetto al seminale movimento norvegese, costituisce un disco fondamentale per le origini del black metal. La via scelta dai nostri per dare il proprio contributo al genere è tra l’altro molto personale, con composizioni meno gelide e ritmicamente forsennate, ma più marcatamente melodiche, di quelle dei cugini nordici.

La opener “The Sign Of Evil Existence”, appena due minuti di lunghezza, è tanto profondamente tetra e atmosferica quanto breve; “Transform All Sufferings Into Plagues”, dal ritmo non troppo sostenuto nella prima parte, vanta già una struttura molto vicina alla tradizionale forma canzone, a tratti quasi heavy metal, al pari di una “Exiled Archangels” o della monumentale “The Fourth Knight Of Revelation”. Parliamo sempre di canzoni d’altissimo livello, tasselli di un platter che non conosce punti deboli. Anche in terra ellenica si è insomma scritto un importante capitolo per le origini del metallo più oscuro. (Matteo Roversi)

tommaso.dainese

view all posts

Folgorato in tenera età dall'artwork di "Painkiller", non si è più ripreso. Un caso irrecuperabile. Indeciso se voler rivivere i leopardi anni '80 sul Sunset o se tornare indietro nel tempo ai primi anni '90 norvegesi e andare a bere un Amaro Lucano con Dead e Euronymous. Quali siano i suoi gusti musicali non è ben chiaro a nessuno, neppure a lui. Dirige la truppa di Metallus.it verso l'inevitabile gloria.

riccardo.manazza

view all posts

Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

andrea.sacchi

view all posts

Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

Fabio Meschiari

view all posts

Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

matteo.roversi

view all posts

Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login