Top 10 – I dieci brani più tamarri dei Def Leppard anni ’80

Pochi gruppi in campo melodic rock o AOR hanno un sound riconoscibile come quello dei Def Leppard. Merito della band, certo, ma uno zampino importante ce l’ha messo pure Mutt Lange, produttore abituato a trasformare in oro tutto quel che passa tra le sue mani (tra gli altri, si sono avvalsi dei suoi servigi nomi del calibro di AC/DC, Muse, Foreigner, Bryan Adams, Michael Bolton e Nickelback) trasformando il gruppo britannico in un fenomeno musicale e commerciale di livello mondiale in un’escalation culminata con “Hysteria“. Spesso accusati di essere tamarri e di scrivere pezzi ruffiani, i Def Leppard hanno in realtà saputo scrivere pagine importantissime e sono stati punti di riferimento per una caterva di band che cercavano di copiarne le inconfondibili armonie vocali. Proprio la loro ironia, del resto, è forse il segreto di una longevità che li fa arrivare fino ai giorni nostri, con un nuovo album in uscita e la riproposizione nel 2013 – guarda caso in un posto sobrio e grigio come Las Vegas – del loro album di maggior successo commerciale. Ma noi in questo speciale abbiamo deciso di parlarvi proprio del lato più ruffiano e tamarro, di pezzi indiscutibilmente legati ad un’epoca che non c’è più, sicuri che se oggi non è socialmente molto ben visto chi li apprezza in realtà sotto sotto tutti quanti una volta ne abbiamo canticchiato uno sotto la doccia o accompagnandoci con un sontuoso air guitar. Signore e signori, ecco a voi i dieci brani più tamarri dei Def Leppard targati anni ’80!

 

Hello America (da “On Through The Night“, 1980)

Sgangherato ma estremamente melodico, “Hello America” è un pezzo che tradisce le influenze glam rock, in primis quei Mott The Hoople che molti anni dopo Joe Elliott omaggerà con i suoi Down’N’Outz. Nel video Elliott indossa maglietta a righine ed esibisce una folta chioma riccia: i Def Leppard non hanno ancora quel look kitsch che adotteranno con l’arrivo nello stardom. Musicalmente, è un brano molto poco laccato rispetto agli standard che verranno ma vale la pena aprire con questo perchè nel titolo e nelle lyrics anticipa in maniera ingenua ma probabilmente sincera le fantasie della band rispetto alle tournee in America. Un sogno divenuto fragorosa realtà. (Giovanni Barbo)

 

Let It Go (da “High N Dry“, 1981)

Let It Go” è uno dei singoloni tratti da “High N Dry”, album ancora saldamente hard rock e muscolare. Prima che si iniziasse a parlare di Satana, draghi o cose troppo impegnate per il venerdì sera, l’hard (e con un nome così come potrebbe essere diversamente) parlava di Donne, Sesso, Donne, Sesso… e Donne. “Let It Go” è il classico brano che svolge perfettamente il suo ruolo: divertire. Elliot al massimo della forza, ci accompagna in un turbine rock iper vitaminico, con le chitarrone di Clark e Willis che non mollano un secondo. “And get ready for the big “C”, yeah“… cos’avrà voluto dire? (Tommaso Dainese)

 

Rock Of Ages (da “Pyromania“, 1983)

Cosa dire di un brano come “Rock Of Ages”? Tra i brani che hanno segnato gli anni ’80, la cui fama è andata ben oltre quella dei suoi creatori, diventando un vero e proprio inno, in grado di identificare non solo un genere, ma un’intera era. Lacca, glitter, spandex.. “Rock Of Ages” è l’Arena Rock. Un brano tanto importante e famoso da dare addirittura il nome all’omonimo “Rock Of Ages”, prima spettacolo musical e poi film con Tom Cruise, mezzo flop al botteghino, ma divertentissimo (tanto sappiamo che anche se ascoltate roba da cattivoni ve lo siete guardato e avete pianto). Un brano perfetto nel senso che di meglio non si sarebbe proprio potuto fare. Pop? Probabilmente sì, ma se “Pop” deriva da “Popolare” siamo ben lieti di accogliere questo termine, perchè l’essere “pop” dei Def Leppard conquistò migliaia di ragazzi e ragazze che scoprirono il devastante mondo del rock. Ruffiano al 100%. Ci piace così. (Tommaso Dainese)

 

Rock Rock Till You Drop (da “Pyromania“, 1983)

Altro estratto da “Pyromania“, capolavoro della band britannica. Il ritornello quasi infantile e studiato propriamente per essere suonato dal vivo nasconde in realtà un riffone molto americano, quasi southern in un certo senso. Impossibile non sculettare e battere il piedone durante il ritornello, tra l’altro ottimo momento e occasione per l’approccio con la biondona che vi sta davanti, evidentemente annoiata dal fidanzato che le parla dell’83 e di quanto fosse bello comprare gli LP. Forse non un classico incredibile della band, ma un brano divertente e spensierato. Let’s PARTY! (Tommaso Dainese)

 

Photograph (da “Pyromania“, 1983)

Descritta da Joe Elliott come un pezzo riguardante “qualcosa su cui non riesci a mettere le mani“, “Photograph” è il primo e più importante singolo di “Pyromania” e quello che meglio definisce le sonorità di una band che su quest’album acquisisce definitvamente una propria riconoscibilissima identità. E questo arrivando al tempo stesso al numero uno della classifica delle Top Tracks di Billboard. Nel video Joe Elliott indossa la maglietta con bandiera inglese d’ordinanza, a ribadire l’orgoglio di una band che è partita da Sheffield, Inghilterra ed è arrivata a conquistare il mondo. (Giovanni Barbo)

 

Action! Not Words (da “Pyromania“, 1983)

Shock Me! Make It Electric!” Ci sono, come spesso accade in questo periodo e ancor di più accadrà negli album successivi, un protagonista maschile e una “babe” al centro delle lyrics di una canzone che direbbe tutto nel titolo, ma decide di reiterarlo con varie formule. Un pezzo meno noto di altri, non tra i migliori di “Pyromania“, ma che vale la pena menzionare in questa sede per il suo tono scanzonato e per l’uso delle armonie vocali che nel corso di quegli anni diverrà trademark della band per rimanerlo fino ai giorni nostri. (Giovanni Barbo)

 

Pour Some Sugar On Me (da “Hysteria“, 1987)

Uno degli album di maggiore successo dei Def Leppard è sicuramente “Hysteria” del 1987. La formazione di Sheffield, dopo il tragico incidente díauto che costò l’amputazione del braccio al batterista Rick Allen, si affida nuovamente a Mutt Lange per la produzione di questo disco. Sicuramente uno dei brani più ruffiani e di successo del lotto è la grintosa “Pour Some Sugar On Me” caratterizzata da un suono di chitarra vibrante e da un ritornello irresistibile e ficcante. Il pezzo è stato nominato agli Mtv Music Awards, ma la band ha invece vinto due statuette come migliore artista nella categoria metal/hard rock e anche come miglior album sempre nell’edizione del 1989. (Eva Cociani)

 

Love Bites (da “Hysteria“, 1987)

Sempre da “Hysteria” un altro brano di successo planetario è stata la dolce e suadente “Love Bites“. Originariamente la composizione era nata come una country ballad, modificata in seguito dal gruppo grazie all’inserimento di parti più elettriche e da quel pathos e quella emotività che ha reso la band capitanata da Joe Elliott maestra in questo campo. Il titolo di “Love Bites” in origine viene usato per un altro brano che diventerà in seguito “I Wanna Be Your Hero” usato come b-side di Hysteria e più tardi sull’album “Retro Active”. (Eva Cociani)

 

Animal (da “Hysteria“, 1987)

Primo singolo estratto da “Hysteria” è “Animal“, un pezzo grintoso e trascinante, un vero e proprio tormentone che finalmente porta notorietà ai Def Leppard anche allíinterno dei patri confini. Una hit diretta e ariosa sorretta da melodie vincenti e da un Elliott graffiante e suadente quanto basta. All’interno del brano è presente un riferimento all’album “Rust Never Sleeps” di Neil Young nel verso: “Like the restless rust, I never sleep” che rende omaggio ad uno degli artisti preferiti del combo d’albione. (Eva Cociani)

 

Armageddon It (da “Hysteria“, 1987)

In quella miniera di singoli che è “Hysteria“, “Armageddon It” è il sesto pezzo ad essere scelto e lanciato al successo planetario. Il titolo si basa sul gioco di parole “I’m A Gettin’ It”, usato durante le registrazioni dell’album. Al di là del titolo, il testo non mira certo ad esplorare pensieri profondi, basandosi piuttosto su espliciti doppi sensi (per usare un eufemismo), in perfetto stile party rock. E proprio il clima divertente e divertito prefigura la direzione che verrà presa su “Adrenalize”, arrivato palesemente fuori tempo massimo in piena era grunge. Prima dell’assolo di Steve Clark, Joe Elliott si rivolge a lui con: “C’mon Steve, get it”. Dopo la scomparsa del chitarrista, in concerto la battuta è stata sostituita con “C’mon, boys”. (Giovanni Barbo)

2 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Giulia

    Nessun brano dei Def Leppard è tamarro. NESSUNO. Vi prego di non accostare questa affascinante, elegante, raffinata rock band a quell’aggettivo.

    Reply
    • andrea

      son d’accordo! se loro son tamarri i primi poison cinderella e ratt cosa erano? tutte band che adoro sia chiaro eh?

      Reply (in reply to Giulia)

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