Top 10 – Eroi, Guerra e Storia – I dieci brani più epici dei Saxon

I Saxon sono una formazione che in una onorevole e lunghissima carriera ha vissuto fasi molto diverse, sia musicalmente sia per ciò che riguarda le tematiche dei testi. Se infatti all’inizio a farla da padrone erano principalmente soggetti cari al rock  – come motori, donne e vita on the road, con il passare degli anni la band di Biff Byford ha rivolto la sua attenzione anche al lato più epic e battagliero del metal, regalando spesso una prospettiva più romanzesca che propriamente accademica. In concomitanza con l’uscita del bellicoso “Battering Ram”, abbiamo scelto dieci dei brani più rappresentativi tra quelli che i nostri hanno scritto con l’intento di raccontare gesta eroiche, campi di battaglia o eventi di particolare importanza storica. Via con la rassegna.

Power And The Glory” (da “Power & The Glory”, 1983)

Saxon-Power-And-The-GloryPer molti segna la fine del primo glorioso ciclo di album dei Saxon, vista la successiva sterzata di “Crusader”. La title track è nettamente il brano più memorabile delle otto proposte con un approccio epico e quasi power, anche se la base ritmica resta ancorata alle radici hard. Memorabile il video, con la band in stile semi-Ghostbuster, armata di pseudo cannoni aspirapolveri, entra in un castello (infestato?) per combattere… contro dei manichini! Il nonsense e la risata sono assicurati, ma è un video figlio di una genuinità che forse ora è andata perduta. Il chorus resta tra i migliori partoriti dai Saxon. Liricamente il brano parla di un soldato, pronto alla battaglia e forse pronto a morire. Diciamo forse perché, in realtà “Power And The Glory” nasconde anche una vena polemica e critica contro la guerra (“The General says we’ll will win the war / Just sacrificed a thousand more“), con la figura del soldato succube del suo comandante (“Command me, I’ll fire at will / I’ve got no emotions“)… in ogni caso “Raise Your Glasses High”, sempre! (Tommaso Dainese)

Crusader” (da “Crusader”, 1984)

Saxon-CrusaderOpener e title track dell’album omonimo (anche il favoloso artwork di copertina è ispirato al brano!) “Crusader” è il primo vero pezzo epic dei Saxon e si tratta di un tale capolavoro che non manca quasi mai dalla scaletta del gruppo inglese. I Saxon parlano dei crociati in modo romantico e avventuroso (“Crusader, crusader, please take me with you / The battle lies far to the east / Crusader, crusader, don’t leave me alone / I want to ride out on your quest”) e li tratteggiano in modo positivo ed anche con un tocco di patriottismo, forse ispirato alla terza crociata guidata dal re inglese Riccardo Cuor di Leone (“To battle, to battle / the Saracen hordes / We carry the sign of the cross / Warlords of England, Knights of the Realm / Spilling their blood in the sand”). A livello musicale il pezzo è caratterizzato da un incedere lento e pesante che ben si sposa alla linea vocale roca di Biff Byford. Risulta invece difficile capire come mai tutto il resto dell’album non abbia assolutamente nulla a che spartire con questo grandioso pezzo… (Leonardo Cammi)

Broken Heroes” (da “Innocence Is No Excuse“, 1985)

Saxon_-_Innocence_Is_No_ExcuseSe c’è un momento che unisce tutte le culture e le ideologie è il pianto per i propri morti. Accantonando, anche se solo in parte, la consueta partigianeria filo-britannica i Saxon con “Broken Heroes” sembrano volerci comunicare proprio che i morti in battaglia sono una tragedia che unisce tutti i popoli sotto la stessa bandiera, citando anche l’assedio di Stalingrado e il Vietnam. La melodia malinconica del brano sottolinea con enfasi lo scoramento per tutti quei combattenti privi di nome e di gloria che hanno semplicemente trovato una morte anonima in nome di una guerra che probabilmente non hanno neanche scelto di combattere. Se pur decisamente lontano dal sound heavy di tracce ben più dure contenute nella discografia della band inglese, una song come “Broken Heroes” era importante da segnalare proprio perché serve a non farci dimenticare che spesso la guerra non porta onore, ma solo morte e oblio. (Riccardo Manazza)

Battle Cry” (da “Rock The Nations”, 1986)

Saxon-Rock-The-NationsCosa ci può essere di più epico di un roboante grido di battaglia? Accompagnato da un martellante tambureggiare e da un riff cristallino un brano come “Battle Cry” è certamente tra i più convincenti del periodo Saxon tra metà e fine anni ottanta. Il chorus è poi quanto di più incisivo ci si possa attendere da una song hard & heavy come questa. Difficile parlare di puro epic metal, vista la componente melodica ben presente, ma lo spirito è comunque quello. La canzone, probabilmente non molto popolare in terra di Scozia, parla della battaglia di Culloden, ultimo scontro campale che portò alla definitiva dissoluzione delle velleità indipendentiste delle Higlands dal potere di Re Giorgio II. Un piccolo classico. (Riccardo Manazza)

Conquistador” (da “Metalhead”, 1999)

saxon-metalheadIl brano inizia con un quasi ovvio richiamo di chitarra acustica spagnola e si trasforma ben presto in una corposa cavalcata epic power che rientra di diritto fra i pezzi più riusciti dei Saxon. Dal punto di vista dei testi la visione della band inglese è come di consueto velata da un romanticismo che tende a ignorare la tragica realtà storica e investe di un tono avventuroso e quasi positivo le imprese dei conquistador (“Your stallions ride across the land / Your conquest has begun / You’re searching for the kingdom of the sun / A mighty empire found you there”). Ottimi nel brano Byford alla voce e il riffing delle due chitarre di Scarratt e Quinn, che sostengono in modo egregio le linee vocali. (Leonardo Cammi)

Killing Ground” (da “Killing Ground”, 2001)

saxon-killing-groundKilling Ground”, uscito nel 2001, è uno degli album della rinascita dei Saxon, insieme al successivo “Lionheart“, dopo un periodo se vogliamo “appannato”. Non siamo di fronte a un episodio memorabile, ma la title track è un ottimo esempio di heavy europeo suonato con gran classe e una potenza che comunque non è da sottovalutare. Il sound è moderno ma è pregevole di Paul Quinn e Doug Scarrat. Il tema centrale del brano è la battaglia, ma soprattutto il cameratismo e l’unione tra compagni, sul campo di guerra, come sul palco. Niente di così profondo, un classico tema alla Saxon che però funziona, soprattutto dal vivo e che vi farà abbracciare lo sbronzo tedesco che vi troverete di fianco a Wacken, all’urlo di “We are brothers in arms / We die for the cause“. Attenzione. Fermatevi lì, non lo accompagnate in tenda. (Tommaso Dainese)

Lionheart” (da “Lionheart”, 2004)

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Riccardo Cuor di Leone, citato indirettamente in “Crusader”, è il protagonista assoluto di “Lionheart”, title track dell’album uscito nel 2004; il monarca viene presentato seguendo la vulgata popolare di uomo giusto e coraggioso che dopo aver difeso la Terra Santa torna in patria a ristabilire l’ordine e la legge (“Send the message across the land the king returns with sword in hand / Law and order he will restore evil tyranny will reign no more”). Il pezzo è un mastodontico cadenzatone epico di sei minuti e rotti caratterizzato da ritmi decisamente sostenuti, in cui, oltre alla voce potente di Biff, si ritagliano delle fette di gloria anche i fraseggi della chitarra di Doug Scarratt. Aggiungiamo che a differenza di “Crusader” (la cui parte iniziale ricorda neanche troppo vagamente questo pezzo) la title track “Lionheart” è presente in un album decisamente più coerente anche dal punto di vista musicale, con diversi pezzi epici e power. (Leonardo Cammi)

Atila The Hun” (da “The Inner Sanctum”, 2007)

saxon-inner-sanctumE’ caratterizzato da un incedere camaleontico e varia da ritmiche cadenzate e lente ad accelerazioni quasi estreme quando si arriva al ritornello tostissimo. Non manca un break d’atmosfera centrale che viene riempito ben presto dalla potentissima linea ritmica. Protagonista delle lyric è il noto ultimo re degli unni Attila e la sua saga che, avvolta in un velo di avventura e mistero, viene anche in parte raccontata in un brano che ha addirittura cinque strofe; i versetti hanno come scopo quello di ricreare il terrore che il solo nome del condottiero incuteva ed infatti la canzone esplode proprio nel chorus quando Biff urla il titolo della song: “From The Towers Of Babylon / To The Deserts Of The Sun / In Temples Of Mighty Rome / To The Land Of The Earth And Stone / The Only Word That You Will Here / A Name That Brings You Panic And Fear / Just When You Think The Killings Done / A Million Voices Rise As One / Atila The Hun Atila The Hun”. (Leonardo Cammi)

Battalions Of Steel” (da “Into The Labyrinth”, 2009)

Saxon-Into-The-LabyrinthOpener del disco, è un vero pezzo da novanta della discografia degli inglesi e sicuramente una delle loro song più sostenute, veloci e potenti. L’epic power dei nostri qui si esprime ai massimi livelli con Byford che canta benissimo grazie anche a linee vocali perfettamente aderenti alla sua voce (perfetti anche i cori che sostengono il suo sforzo): lo stacco d’atmosfera sul finale (arricchito da cori in sottofondo) è da brividi. Ottimi anche Glocker alla batteria e Carter al basso che innervano di energia ogni secondo del brano; da segnalare anche l’ottimo assolo di chitarra di Scarratt, come sempre impeccabile. (Leonardo Cammi)

Hammer Of The Gods” (da “Call To Arms“, 2011)

saxonNon poteva mancare in questa carrellata il tributo pensato dalla band ai bellicosi popoli del nord Europa. “Hammer Of The Gods” è infatti la viking metal song dei Saxon, capace sia con la musica incalzante e il chorus belligerante, che attraverso un testo pensato con un taglio fortemente epico, di celebrare la brutale vitalità dei guerrieri nordici. Anche qui a prevalere è il senso romantico, teso a ricreare l’adrenalina e l’immaginario eroico, in un’ottica quasi cinematografica, di ciò che erano le incursioni vichinghe. In ogni caso si tratta sicuramente di una delle song migliori targate Saxon uscite negli ultimi anni, nonché un bel esempio, l’ennesimo regalatoci dai Saxon, di come una band possa continuare a picchiare come si deve anche dopo tanti anni di carriera. (Riccardo Manazza)

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