Stryper: “To Hell With The Devil” – 30th Anniversary Track By Track

Il 1986 è stato un anno molto importante per l’hair metal, il class metal e l’hard rock melodico ma ancor di più per la scena christian rock e metal. In quei dodici mesi infatti sono usciti decine di album di gruppi nord americani con testi dichiaratamente di ispirazione cristiana, alcuni dei quali sono veri e propri capolavori; basti citare “Time’s End” dei Saint, “Rock For The King” dei Barren Cross, “Bloodgood” dei Bloodgood, “Captured In Time And Space” dei Petra, “Little Foxes” dei Barnabas, “Master Of The Metal” dei Messiah Prophet… ma la lista potrebbe continuare a lungo.

“To Hell With The Devil”, uscito il 24 ottobre 1986, rappresenta l’apice di quest’annata ricchissima di christian rock. L’Enigma Records lavora in modo convinto sugli Stryper e la produzione dell’album (realizzata da Stephan Galfas e dalla stessa band) è spettacolare, molti singoli vengono lanciati sul mercato e l’opera è la prima di christian rock a raggiungere il disco di Platino (il secondo album di christian metal a raggiungere il platino sarà solo “Satellite” dei P.O.D. nel 2001). Vengono realizzati anche diversi video e quelli di “Free” e “Honestly” raggiungono il primo posto su MTV a livello di passaggi e numero di richieste degli utenti (quello di “Calling On You” raggiunge il secondo posto).

L’album segna una svolta anche per il gruppo in quanto il lavoro è decisamente più aggressivo rispetto a quanto proposto in passato, soprattutto per alcune canzoni ma non solo. Infatti sorgono polemiche circa il tosto e forte messaggio che emerge dal dipinto scelto come copertina; questo raffigura i quattro Stryper in versione angelica mentre sono in procinto di fare a pezzi un diavolo con i jeans. L’artwork, ritenuto troppo forte in certi ambienti di riferimento (alcuni predicatori televisivi dell’epoca attaccarono la band), viene quindi nascosta con una cover all black con il logo della band.

Gli Stryper poi, a seguito di questa release, continuano a proporre live show eccelsi da ogni punto di vista, comprendendo anche quello dello spettacolo, grazie alla scelta di adottare le divise giallo/nere e di lanciare bibbie dal palco verso i propri ascoltatori.

Di certo “To Hell With The Devil” ha raccolto un successo globale di notevoli proporzioni ed ha contribuito non solo a render più visibile la scena christian metal e rock ma anche l’hair ed il class metal che in questo periodo raggiungono vette interpretative incredibili. (Leonardo Cammi)

Stryper: “To Hell With The Devil” – 30th Anniversary Track By Track

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Abyss (To Hell With the Devil) / To Hell With The Devil

Dopo la misteriosa introduzione di tastiera è la title-track ad aprire quello che si può definire come album di riferimento per l’intera scena hard & heavy di ispirazione cristiana negli anni ottanta. Un roccioso e semplice tempo di batteria accompagna un riff essenziale ma di grande presa, doppiato da più raffinati lick della seconda chitarra, a cui fa eco la sontuosa voce del sempre magistrale Michael Sweet. Il coro è declamatorio e serve da monito per tutti coloro che non si rendono conto di quanto il Diavolo possa essere subdolo e di quanto possa essere distruttivo seguirne il percorso. Ma anche se le liriche risultano, come spesso capitato agli Stryper (ma non solo, in quegli anni), piuttosto ingenue, il flavour epico del pezzo è da applausi. Un gran bell’assolo di Oz Fox spezza l’incedere monolitico del brano e diventa la ciliegina sulla torta di una canzone che definire un classico appare quasi riduttivo. (Riccardo Manazza)


Calling On You

“Calling You” fa parte, insieme a “Free”, del primo single di lancio per l’album è la ragione principale è che questa canzone rappresenta al meglio il sound degli Stryper del 1986: un anthem hard rock potente (ottimo drumming di Robert Sweet) con armonie stratificate eccellenti ed un ritornello talmente immediato da conquistare fin dal primo ascolto; il tutto viene arricchito dalla voce carezzevole e stupenda di Michael Sweet nonché da una produzione decisamente più professionale rispetto al passato. Il testo, semplice e diretto, è un atto d’amore verso Cristo: “You, You make my life complete / You give me all I need”. (Leonardo Cammi)


Free

Un pezzo come “Free” mette in mostra in maniera esemplare i migliori Stryper, coniugando un messaggio che è inusuale in ambito hard rock, la capacità di scrivere linee melodiche di facile assimilazione ed arrangiamenti heavy e carichi di grinta. Le lyrics parlano di libertà di scelta, seppur ovviamente dalla prospettiva della band, e la voce stentorea di Michael Sweet si traduce in un’interpretazione convinta e convincente, che ha portato il pezzo – primo singolo estratto da “To Hell With The Devil” – al primo posto in classifica. Il riffing ruvido e incisivo di Oz Fox è sostenuto dal possente drumming di Robert Sweet e il risultato è un brano di possente rock che conserva intatto il proprio fascino. (Giovanni Barbo)


Honestly

Questo è, insieme a “First Love” (in “Soldier Under Command”) il lento per antonomasia degli Stryper. Il mood della canzone è drammatico ed allo stesso tempo estatico perché dal punto di vista lirico si intende dichiarare apertamente la fede in Dio. Tastiere, cori soffusi e tanta melodia melliflua circondano la voce spettacolare di Michael Sweet che qui raggiunge uno dei suoi apici interpretativi. Chitarra e  batteria entrano in azione solo nella seconda parte del pezzo e contribuiscono ad accrescere l’emotività trasmessa. Ovviamente anche questo brano diventa un singolo.


The Way

Classico esempio di class metal made in U.S.A. “The Way” si compone di tutti gli elementi che hanno reso gli Stryper una band imprescindibile del genere. Un riff incalzante, una base ritmica solida, parti vocali e un coro epico da cantare tutti insieme. Ovviamente la “Via” che viene consigliato di seguire è quella del Cristo Salvatore, in aperto contrasto con il “Sentiero della mano sinistra” proposto da una parte del rock e del metal. Lo spirito giocoso è ben sostenuto dalla linea vocale, ma anche dalle parti soliste che sprizzano energia ad ogni nota. Tutto suona come un epico inno alla gioia che porta la conoscenza della retta via da seguire. Una positività che non può che essere contagiosa, anche per chi magari non condivide con la band le stesse credenze. (Riccardo Manazza)


Sing-Along Song

Una tastiera tipicamente anni ottanta annuncia uno dei brani più particolari in scaletta. “Sing-Along Song” si compone infatti di un intreccio tra cori, tastiera, chitarra e base ritmica che lo rende una sorta di crossover tra heavy metal (la batteria pesante), gospel (i cori sovrapposti) e synth-pop anni ottanta (il tappeto di tastiera). Ancora una volta a farla da padrone è il sentimento di grande positività che anima buona parte della musica della band negli anni ottanta, ma a questo giro l’invito viene rivolto direttamente ai fan. Cantate con noi e vivete liberamente il vostro amore per il rock e per Gesù. Per chi scrive una delle canzoni top in scaletta! (Riccardo Manazza)


Holding On

Tipico mid tempo hard rock di stampo ottantiano “Holding On” si fa notare per i controcampi pomposi a sorreggere l’acuta ugola di Michael Sweet, che col passare del tempo ha acquisito maggior personalità grazie ad una timbrica più ruvida. Chiaramente, se collocata nel 1986, insieme al resto della track list, si capisce chiaramente perché “To Hell With The Devil” sia diventato album di platino e sia stato di vitale importanza per il proliferare del glam e hair metal nonché uno dei migliori album christian metal di tutti i tempi. (Alberto Capettini)


Rockin’ The World

A differenza della traccia precedente, “Rockin’ The World” alza il ritmo andando con un riffing decisamente metal e va a lambire lo stile di Judas Priest e Accept ed è il proscenio ideale per la parte centrale/solista di Oz Fox, chitarrista mai adeguatamente considerato ma che va a collocarsi ai vertici del genere hard rock in quanto a tecnica e gusto melodico. Ancora una volta i cori a più voci supportano un Michael Sweet abile conduttore dell’armata giallo nera. (Alberto Capettini)


All Of Me

Con le tastiere tipicamente Eighties a le melodie zuccherose, “All Of Me” è una ballad che ha ben poco a che fare con il rock e trova la propria ragione d’essere nel ribadire i concetti di amore e di eternità , finendo per suonare decisamente datata oggi seppur funzionale nel gioco di chiaroscuri di un album che ha momenti ben più aggressivi e maggiormente stimolanti dal punto di vista musicale. (Giovanni Barbo)


More Than A Man

Per chi ama il lato più heavy della band questa canzone viene considerata, insieme a “The Way” ed all’epica title-track, l’apice dell’opera. Il riff compatto e potente di Oz Fox e la linea di basso pulsante sostengono una linea vocale fra le più aggressive (per gli Stryper di quel periodo) di Michael Sweet che raggiunge la sua maggiore espressività nel ritornello caratterizzato da armonie molto aperte; inoltre il singer non lesina acuti e tipiche prove da screamer che hanno contribuito nel corso degli anni a formare la fama di questo cantante. Il riffone compatto di chitarra si completa con un bell’assolo di Fox. Dal punto di vista del messaggio i nostri affrontano forse la tematica più profonda, in quanto la song è dedicata a Cristo ed al suo sacrificio per salvare l’umanità: “God, I will follow you because you died for me / Gave to me your life to set me free”.


stryper

leonardo.cammi

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Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

giovanni.barbo

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Appassionato di cinema americano indipendente e narrativa americana postmoderna, tra un film dei fratelli Coen e un libro di D.F.Wallace ama perdersi nelle melodie zuccherose di AOR, pomp rock, WestCoast e dintorni. Con qualche gustosa divagazione.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

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