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Speciale Sepultura: The Golden Age – Gli album dal 1986 al 1998 commentati

A breve distanza dalla pubblicazione di Machine Messiah, che il 13 gennaio vedrà la pubblicazione su Nuclear Blast Records, Metallus.it vuole ripercorrere la storia dei Sepultura focalizzandosi sul periodo d’oro della band, ovvero quello prima dell’anno Domini 2000: 7 album che dal 1986 al 1998 sono riusciti a convincere tutti, portando la formazione brasiliana a livelli stratosferici,specie per quanto riguarda la formazione classica coi due fratelli Cavalera in compresenza. Per completezza si è voluto inserire anche il primo album del periodo Derrick Green, necessario per capire anche la transizione al di là delle polemiche e dei gossip. Buona lettura!

Vi ricordiamo anche la nostra recente intervista con Andreas Kisser.

MORBID VISIONS – Cogumelo Records, 1986

sepultura MORBID VISIONS

Morbid Visions”, uscito nel 1986, rappresenta il debut album dei Sepultura. Pur essendo ancora acerbo e fortemente influenzato dal thrash della Bay Area (Slayer su tutti) e più in generale dal metal estremo degli anni ’80, il disco mette già in luce l’enorme potenziale del combo brasiliano. Unicum nella discografia della band per quanto riguarda i temi satanici trattati, evidenti fin dalla copertina, il platter è il primo e ultimo a vedere come chitarrista Jairo Guedz al posto di Andreas Kisser. Una produzione grezza e ruvida, che nemmeno la reissue dell’album ha potuto limare più di tanto, dona la giusta atmosfera underground a un lotto di brani veloci ed energici. “Morbid Visions” e “Mayhem” sono perfetti proiettili thrash per i canoni dell’epoca, “Troops Of Doom” è più marziale e oscura, mentre la macchina da guerra di Igor Cavalera e soci prosegue inarrestabile anche su pezzi più corposi del calibro di “War” e “Crucifixion”. Sono comunque della partita anche un paio di canzoni parzialmente moderate come “Funeral Rites” ed “Empire Of The Damned”. “Morbid Visions” non sarà il capolavoro dei Sepultura, ma la loro storia parte proprio da qua. (Matteo Roversi)


SCHIZOPHRENIA – Cogumelo Records, 1987

Sepultura schizophrenia

Un’intro orrorifica, esattamente un anno dopo il grezzo “Morbid Visions” apriva le danze di quello che possiamo definire il primo album dei Sepultura “classici” (quelli dell’inaspettato successo commerciale che si ridimensionerà dopo l’abbandono di Max Cavalera).

“Schizophrenia” è un lavoro dove si intravedono già ampi miglioramenti tecnici (soprattutto nei solos dell’entrante Andreas Kisser) e di produzione (perlomeno nelle versioni rimasterizzate uscite dal 1990 in poi) anche se l’iniziale e mitica “From The Past Comes The Storms” (errore grammaticale a parte) risente ancora pesantemente dell’influenza Slayer; belle alcune variazioni ritmiche che troveranno in “Beneath The Remains” e “Arise” la vera e propria apoteosi e i primi accenni a melodie sinistre tipiche del metal anni ’80. Igor Cavalera spinge come un dannato sulla successiva “To The Wall” mentre non possiamo esimerci dal citare “Inquisition Symphony” bellissimo instrumental thrash con numerosi cambi di tempo dettati dalla coppia Cavalera/Kisser come anche la rivisitazione di “Troops Of Doom” proveniente dall’album precedente (non presente nella prima edizione).Un vero e proprio “nuovo inizio” ed un album da avere per chi vuole cibarsi di pane e thrash metal. (Alberto Capettini)


BENEATH THE REMAINS – Roadrunner Records, 1989

sepultura beneath the remains

“Beneath The Remains” è con molta probabilità l’album della maturità dei Sepultura. Un disco che ha visto crescere il potenziale lirico e musicale dei nostri. Prima che la musica centrale nello sviluppo dei brasiliani l’abbandono di temi “banali” (da un certo punto di vista quasi adolescenziali), per iniziare ad indagare tematiche strettamente legate ai mali della società. Guerra, politica, dolore ed ingiustizia si legano in maniera indissolubile ad una materia musicale solidissima. Imponente la crescita di Max come cantante, megafono del disagio e della sofferenza di un popolo (non solo quello brasiliano) che attraverso l’heavy metal cerca di rialzare la testa. Notevole la crescita dietro le pelli del fratello Igor, che unisce alla brutalità una certa raffinatezza. Da brividi la title track ed “Inner Self” (probabilmente la canzone più bella scritta dai Sepultura), piazzate in rapida successione e figlie di una scena thrash anche ancora nel 1989 aveva ancora gioielli da svelare. Da applausi anche “Stronger Than Hate” e la doppietta “Hungry” e “Primitive Future”.”Who has won? Who has died? Beneath the remains”. (Saverio Spadavecchia)


ARISE – Roadrunner Records, 1991

sepultura-arise

Dopo l’esplosione di “Beneath The Remains” il nome dei Sepultura è un po’ sulla bocca di tutti in ogni parte del mondo e la pressione è tanta, ma questo non fa che galvanizzare i ragazzi brasiliani che si chiudono ai Morrisound Studios e affidano a Scott Burns la produzione di questo “Arise”, tuttora pietra miliare del thrash/death di tutti i tempi: nove tracce disperate e ipercinetiche, il cui trio iniziale è da incorniciare. L’assalto consumato subito con la title track in apertura, “Dead Embryonic Cells” e “Desperate Cry” tramortirebbe un branco di rinoceronti, combinando un suono violento ma che prevede qualche commistione industrial metal (vedi il secondo brano) o momenti più particolari (l’arpeggio iniziale, sinistro e malato, di “Desperate Cry” che anticipa il gioco di pieni e vuoti della canzone): una tempesta di canzoni arrabbiate e dai forti connotati di denuncia sociale, che anticipano influenze future (la parte tribale di “Altered State”) e dipingono scenari funerei come in “Under Siege (Regnum Irae)”, “Murder” fino alla conclusiva “Infected Voice”. Un vero e proprio capolavoro che non può mancare in ogni collezione di dischi pesanti. (Fabio Meschiari)


CHAOS A.D. – Roadrunner Records, 1993

sepultura chaos a.d.

Dopo essersi imposti sulla scena mondiale con un disco stupendo come “Arise“, i Sepultura riescono a consolidare la loro posizione e ampliare la propria proposta musicale con il successivo “Chaos A.D.“, disco che rappresenta uno dei vertici compositivi più alti del combo brasiliano. Il loro processo di crescita e maturazione artistica spinge le atmosfere Death/Thrash Metal verso soluzioni influenzate dall’immaginario lirico e attitudinale del Punk e dell’Hardcore, lasciando che tematiche ambientali, belliche o la diversità facciano capolinea tra i solchi di questo disco. L’anima ribelle e sovversiva trova la giusta valvola di sfogo in questo full-length che, sotto l’aspetto musicale, unisce il sound degli esordi con sfuriate frontali come l’opener “Refuse/Resist“, “Propaganda” o “Biothech Is Godzilla” a sperimentazioni tribali che portano alla realizzazione di una piccola gemma come “Kiowas“, brano in cui vengono gettate le basi per il successivo capolavoro, “Roots“. A oltre vent’anni di distanza “Chaos A.D.” mantiene inalterato il suo fascino e tutto il suo enorme valore artistico capace di influenzare la scena Metal a venire. (Pasquale Gennarelli)

Dall’archivio la recensione di “Chaos A.D.”


ROOTS – Roadrunner Records, 1996

Sepultura-Roots

L’album di maggior successo della band (sette dischi d’oro) ed il più coraggioso, ancora straordinariamente attuale venti anni più tardi. “Roots” non fu soltanto l’ultimo disco con Max Cavalera in formazione (a lui l’onore e l’onere di aver preso una simile decisione nel momento di maggiore popolarità del gruppo), ma a giudizio di chi scrive l’apice di quel “groove metal” tanto caratteristico e impegnato da un punto di vista sociale e politico, un’opera che purtroppo i brasiliani non riuscirono più ad eguagliare. Il sound già diverso ma ancora legato al thrash/death di “Chaos A.D.” trova qui un ulteriore sviluppo confluendo nel canale del crossover e del nu-metal (quello più potente, è ovvio), lasciandosi sedurre dalle sperimentazioni con la musica etnica e pennellate di elettronica, il tutto sapientemente diluito durante l’ascolto. “Roots” è un album a cui parteciparono numerosi ospiti, tra cui Jonathan Davis (Korn), Mike Patton (Faith No More) e Dj Lethal (Limp Bizkit, allora negli House Of Pain), diabolica triade che rese il pezzo “Lookaway” un qualcosa di fuori dal comune. C’è poi la metal/world song “Itsàri”, registrata insieme ad alcuni indigeni Xavante e la presenza di Carlinhos Brown, celebre musicista brasiliano. Il perfetto incontro tra musica, groove e testi di brani come “Roots Bloody Roots”, “Attitude”, “Dictatorship” e “Ratamahatta” è semplicemente da tramandare ai posteri. (Andrea Sacchi)


AGAINST – Roadrunner Records, 1998

sepultura against

Lo split tra i “suoi” Sepultura e Max Cavalera è stato senza dubbio uno degli eventi traumatici della musica metal negli anni novanta. Senza entrare nel merito della questione, ampiamente dibattuta altrove, quello che ci proponiamo qui è valutare se “Against”, a distanza di così tanti anni dalla sua uscita, è stato comunque un disco di un certo interesse artistico. A dirla tutta, ci verrebbe da dire di si. Se infatti la scelta di sostituire un personaggio carismatico, dotato di una voce altamente riconoscibile, come Max, con un cantante sicuramente molto meno notevole come Derick Green, non risulta onestamente vincente, va comunque detto che musicalmente il disco ha i suoi pregi. Innanzitutto il gruppo non ferma la propria evoluzione e l’alternanza di brani aggressivi thrash-core o dal taglio groovy e moderno (“Against”, “Reza” ,“Boycott” o “Choke”), con altri più ragionati e sperimentali (“Rumors”, “Floaters In Mud” o “Old Earth”) garantisce sia una certa varietà che la giusta originalità. Ovvio che se si mette l’insieme a confronto con quanto fatto prima risulti perdente, ma stiamo parlando di un corpus produttivo che in quegli anni ha avuto un impatto tra i più grandi al mondo e stare sotto a certi standard non è comunque una tragedia. Di certo alcune lungaggini e la citata non eccelsa qualità delle vocals non fanno gridare al discone, ma in fondo almeno metà delle tracce sono da salvare e rivalutare come onesti esempi di un metal in trasformazione. Processo a cui anche “Against” ha contribuito con i suoi dieci centesimi. (Riccardo Manazza)

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

Saverio Spadavecchia

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Capellone pentito (dicono tutti così) e giornalista extraordinaire in perenne bilico tra bilanci dissestati, musicisti megalomani e ruck da pulire con una certa urgenza. Nei ritagli di tempo “persona seria” per n-mila testate e prodigioso “untore” black-metal @ Radio Sverso. Fanatico del 3-4-3 e vincitore di 27 Champions League con la Maceratese, Dovahkiin certificato e temibile pirata insieme a Guybrush Threepwood. Ah sì, anche “cantante” in una band metal-qualcosa. Non ci facciamo mancare niente insomma. Lode e gloria all’Ipnorospo.

Pasquale Gennarelli

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"L'arte per amore dell'arte". La passione che brucia dentro il suo cuore ad animare la vita di questo fumetallaro. Come un moderno Ulisse è curioso e temerario, si muove tra le varie forme di comunicazione e non sfugge al confronto. Scrive di Metal, di Fumetto, di Arte, Cinema e Videogame. Ah, è inutile che la cerchiate, la Kryptonite non ha alcun effetto su di lui.

andrea.sacchi

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Poser di professione, è in realtà un darkettone che nel tempo libero ascolta black metal, doom e gothic, i generi che recensisce su Metallus. Non essendo molto trve, adora ballare la new wave e andare al mare. Ha un debole per la piadina crudo e squacquerone, è rimasto fermo ai 16-bit e preferisce di gran lunga il vinile al digitale.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

4 Comments Unisciti alla conversazione →


  1. Meskiofaccilagrazia

    Schizophreia e Morbid Visions non sono mai piaciuti, lo ammetto, nemmeno un po’… ma da Beneath in poi… apriti cielo: 4 killer album uno in fila all’altro non sono roba da tutti, proprio no!
    Difficile sceglierne uno… forse solo Beneath the remains è mezzo gradino sotto agli altri tre, ma l’album è ancora figlio della propria epoca, in seguito la band ha semplicemente “travolto” e guidato la scena con una prepotenza ed una credibilità che solo una manciata di band può vantare. Ricordate il video di Refuse/resist? Ricordate la copertina di Slave New World? Non me ne voglia nessuno, ma forza dirompente anche nei simboli e nei messaggi, altro che aquile e crocifissi rovesciati!!!
    REDAZIONE, quando dite “attualissimo anche dopo 20 anni” mi fate desiderare una classifica “INOSSIDABILI” con i capolavori senza tempo, dai ce la regalate per favore?
    Ci ho pensato tante volte, per me un posto va assolutamente riservato a DEMANUFACTURE (22 anni e non sentirli) sembra registrato ieri ;*

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  2. Fabio Meschiari

    Grazie per il tuo commento (E PER IL NICKNAME, mi ricopri di responsabilità!) !!! Sulla “Capolavori senza tempo” si potrebbero scatenare faide da terza guerra mondiale, eh…

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  3. Fabio Meschiari

    Fai bene a tirarmi in mezzo!!! Ed è un piacere leggere i tuoi commenti, fidati. A questo punto rilancio ai piani alti la tua proposta. Grazie di nuovo

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