Speciale Mötley Crüe: “Dr. Feelgood” – 30th anniversary track by track

Dopo la pubblicazione di “Girls Girls Girls”, quarto album in studio dei Motley Crue uscito nell’estate del 1987, la band aggiunge un altro successo multi platino alla loro carriera. Ma, con l’aumento della popolarità, aumenta anche la propensione dei componenti a darsi agli eccessi e ad intraprendere uno stile di vita autodistruttivo, tanto che il bassista e songwriter della band Nikki Sixx viene dichiarato morto per un’overdose di eroina e resuscitato poco dopo grazie ad una seconda iniezione di adrenalina. Questo è stato sicuramente il punto di svolta non solo per il bassista, ma per tutto il gruppo, che non era da meno in fatto di vizi e dipendenze, tanto che il managment li spedisce in diversi centri per la disintossicazione.

Ripuliti e più concentrati, i quattro loschi figuri vanno a Vancouver ed iniziano a lavorare al quinto album, “Dr Feelgood”, sotto l’ala rigida del produttore Bob Rock, che li controlla come non mai in passato e li sprona ad ottenere il meglio. La tensione e gli screzi all’interno della band sono comunque notevoli, tanto che il produttore impone loro di registrare separatamente le loro parti in modo da evitare ulteriori problemi. Altra novità è l’inclusione del contributo di tutti gli altri membri della band nella stesura dei pezzi, in precedenza esclusiva assoluta di Sixx, che questa volta è autore unico solo della splendida “Kickstart My Heart”. “Dr Feelgood” ottiene subito un grandissimo responso sia dalla critica che dai fan, raggiungendo il primo posto della classifica di Billboard negli Stati Uniti, che li riporta nuovamente in vetta e li consacra  come leader indiscussi. Nel 2009, in occasione del ventennale dell’album, viene pubblicata una versione deluxe con incluso un altro disco di sole tracce demo e live, davvero una bella chicca per i collezionisti. (Eva Cociani)

T.N.T. (Terror ‘N Tinseltown)

A dispetto della sua brevissima durata (solo 42 secondi) e del suo essere più una traccia sonora che una canzone vera e propria, “T.N.T” rappresenta un’apertura potentissima per “Dr. Feelgood”: a portarci nel mondo distorto e allucinato di questo disco, sul filo del rasoio tra goliardia e distruzione, è il suono di un’ambulanza e la voce registrata di un paramedico che comunica di avere a bordo un paziente. Solo 17 anni. In stato di possibile overdose. Vi ricorda qualcosa?
Le sirene e il rumore di uno schianto sono come uno schiaffo sul viso dell’ascoltatore, il volto oscuro di un album capace di mixare angoscia e spensieratezza come mai nella storia della musica: come ricorderà Nikki Sixx molti anni dopo e con una band diversa, “Yeah, we had everything to lose / But we still lived like we were about to die. / After all, we were the drug scouts of America”. (Ilaria Marra)

DR. FEELGOOD

La title track è stata il primo singolo estratto dall’omonimo album e anche il primo singolo della band a raggiungere la sesta posizione della Top Ten della classifica di Billboard. Il brano già dal titolo è un riferimento alla droga; il “dottor sentirsi bene” non è altro che la sensazione di benessere che si prova dopo averla assunta  e anche la canzone narra di un trafficante di stupefacenti chiamato Jimmy che spaccia ai messicani di Hollywood e la cui storia viene ripresa nel video clip, alternata a riprese della band intenta a suonare e a sfasciare i propri strumenti. Il pezzo è stato composto da Sixx a cui si è successivamente aggiunto Mars per lavorare sulla parte musicale ed è un brano dall’inizio incalzante e roboante, con una ritmica che rimane subito impressa e che marchia a fuoco sfociando in un ritornello a tratti orecchiabile, ma dall’incedere sinuoso difficile da dimenticare. Un masterpiece per tutti i Crueheads. (Eva Cociani)

SLICE OF YOUR PIE

Un inizio quasi country per un pezzo meravigliosamente irriverente, che disegna con le parole la figura di una ragazza sexy e provocante e alimenta la mitologia dei Mötley Crüe e delle loro molte divinità femminili, tutte fatte di camminate sinuose, culi perfetti e labbra nate per baciare (il cosa e il dove lo lasciamo immaginare a voi).
Il pezzo è cadenzato e accattivante al pari della sua protagonista, il ritornello avvolge nelle sue spire e fa desiderare una fetta di quella torta citata nel titolo, che può essere per tutti qualcosa (o per meglio dire, qualcuno) di diverso; ma la vera sorpresa è nel chorus conclusivo che si rilassa in una melodia suadente. Abbandonati riff e chitarre, questa Slice Of Your Pie assume i suoi veri connotati: un momento di distesa delizia dopo una scarica di adrenalina. (Ilaria Marra)

RATTLESNAKE  SHAKE

Certamente uno dei picchi del disco, Rattlesnake Shake, scritto da tutta la band, unisce un testo sensuale e sinuoso ad un corredo musicale che vuole essere magnifico omaggio ai migliori Aerosmith, con un andamento saltellante e giocoso ed un ritornello immediato e ruffiano. Il quartetto viene affiancato dal vivacissimo piano honky tonk dell’ospite John Webster e rinvigorito dai fiati dei Marguerita Horns, soprattutto nella lanciata parte finale. Il “caos controllato” della produzione di Bob Rock dona grande vitalità anche in questo caso, regalando il giusto spazio e degna gloria a tutti gli strumenti, compreso il buon Vince Neil, non sempre precisissimo ma facilitato da una melodia di grande appeal commerciale. (Antonino Blesi)

KICKSTART MY HEART

Dopo i bagordi, in senso positivo (il successo commerciale) e negativo (gli eccessi ormai inarginabili) del periodo post “Girls, Girls, Girls” bisognava cercare di rientrare nei ranghi e si potrebbe individuare proprio nel riff immortale di “Kickstart My Heart” la via che i Mötley Crüe scelsero per attualizzare il proprio sound. Il pezzo era inoltre, dal punto di vista lirico un chiaro riferimento all’ormai famosa overdose patita da Nikki Sixx (autore del brano) due anni prima.

Il giro di chitarra di Mick Mars è di quelli che si ficcano in testa per tutta la vita, l’andamento della strofa stile marcia militare una grande trovata, le gang vocals in appoggio alla sguaiata voce di Vince Neil (che purtroppo non sarà mai in grado di replicare degnamente il pezzo dal vivo negli anni successivi), la parte centrale più dimessa e infine l’utilizzo della talk box, lo rendono la traccia trainante di “Dr. Feelgood” (insieme alla title track)… insomma un pezzo centrato e riuscito dall’inizio alla fine. (Alberto Capettini)

WITHOUT YOU

Qual è il segreto per catturare un metallaro? Ovviamente, far partire la ballad.
Without You è LA ballad di “Dr. Feelgood” e ne possiede tutte le caratteristiche fondamentali, dalla melodia da accendini al vento al testo melensissimo, fino ad arrivare ad un video perfettamente in linea con la fine degli anni ’80: qui c’è tutto, immagini giustapposte della band che esegue il pezzo, Vince Neil inguainato in pelle nera e circondato da tanto di quel fumo che la metà basta, un giaguaro che si fonde con il tatuaggio di Tommy Lee, un’ambientazione quasi Maya e l’immagine di una chiave che apre un ciondolo a forma di cuore contenente, manco a dirlo, l’effige della donna amata.
Donna amata che, qui, sembrerebbe essere l’attrice Heather Locklear, all’epoca moglie di Tommy Lee e successivamente sig.ra Sambora. Non siamo abbastanza pratici da dare un giudizio sulle sue doti recitative, ma di certo possiamo dire abbia ispirato un pezzo indimenticabile nella sua semplicità. (Ilaria Marra)

SAME OL’ SITUATION

Same Ol’ Situation (S.O.S.)” è il quinto singolo tratto da “Dr. Feelgood” uscito nel 1990 e il cui video è stato registrato il sette luglio dello stesso anno durante un concerto all’Alpine Valley Music Theater ed è dedicato ai fan dei Crue, come viene esplicitato all’inizio durante l’arrivo della band in elicottero. Questo brano rappresenta la vera essenza del divertimento, una perfetta party song ottima per fare festa e mettersi nei pasticci, anthemica e ruffiana al punto giusto, ideale da cantare a squarciagola ai loro live o in qualsiasi discoteca rock sparata ai massimi volumi. Un up-tempo sbarazzino e dalla ritmica irrefrenabile con la chitarra graffiante e sempre in primo piano, un rock’n’roll spassoso  e dal grande hype. Dal punto di vista lirico viene affrontato il tema dell’omosessualità e parla di un ragazzo che viene scaricato dalla sua ragazza Cindy che preferisce essere chiamata Sin (ossia peccato) per un’altra ragazza. Al momento dell’incontro con i due quest’ultima si presenta vestita solo di cellophane e a quanto pare il ragazzo sembra declinare l’invito delle signorine trincerandosi con un “I Say No No No”. (Eva Cociani)

STICKY SWEET

“Dolce appiccicosa” è un chiaro riferimento alla protagonista di questo ennesimo inno ai “liberi costumi” ed al divertimento a due più che spensierato, per un pezzo che vuole semplicemente essere divertente e spudorato. “Sticky Sweet” è party metal con estremi riferimenti glam e dotato di grande forza anthemica, come i migliori Warrant del periodo “Cherry Pie”, con l’aggiunta speciale di un Mick Mars esplosivo ed in stato di grazia (autore della canzone insieme a Nikki Sixx) e due assoluti campioni alle backing vocals come il mitico Steven Tyler e l’insospettabile Bryan Adams, che danno ulteriore spessore al contagioso ritornello. Un piccolo classico minore, da rivalutare. (Antonino Blesi)

SHE GOES DOWN

Sono molti gli amori che animano “Dr. Feelgood”, passando attraverso la passione per le sostanze stupefacenti e il romanticismo di “Without You”, ma ce n’è uno che sembra svettare su tutti gli altri. Sappiamo che ci siete arrivati, anche perché dopo la già molto chiara “Slice Of Your Pie”, “She Goes Down” cala il poker d’assi con il suono di una zip che si abbassa e una risatina femminile ad aprire il pezzo: lei va giù, sappiamo perfettamente dove. Esplicita e festaiola, questa canzone fa svettare le capacità di Mick Mars alla chitarra, mentre basso e batteria scandiscono il pezzo con quadrata, ipnotica precisione, al pari del ritornello che ripete come un mantra down, down down down down.
All night long. (Ilaria Marra)

DON’T GO AWAY MAD (JUST GO AWAY)

 Don’t Go Away Mad (Just Go Away)” è una semi-ballad che si avvicina di soppiatto all’ascoltatore e che ci fa cullare in una prima parte più riflessiva che poi vira in modo repentino in sonorità più festaiole dal ritmo scatenato e coinvolgente, che ci conducono ad un coro estremamente catchy e melodico al punto giusto. E’ la classica canzone che cresce di intensità ascolto dopo ascolto e che dà assuefazione, come si può dire di buona parte dei brani che compongono “Dr Feelgood”. Nikki Sixx ai tempi riferisce di aver visto questa battuta in un film, ma di non ricordare quale di preciso e di aver pensato che fosse perfetta per il titolo di una canzone, un po’ sdolcinata e sarcastica allo stesso tempo. Anche Vince Neil è particolarmente legato al pezzo in questione in quanto lo fa sentire bene e ha un messaggio positivo, di speranza e contiene anche riferimenti lirici a “Too Young To Fall In Love” del 1984. La frase “Don’t Go Away Mad, Just Go Away” è anche usata nella canzone “Just Go Away” dell’album “Parallel Lines” dei Blondie del 78. (Eva Cociani)

TIME FOR CHANGE

Quasi una bonus track, “Time For Change” chiude quaranta minuti di stellare divertimento con toni sempre leggeri ma screziati da una dolcissima malinconia, grazie ad un testo dai toni più maturi e quasi pacifisti ed una inedita collaborazione tra Nikki Sixx e la corista Donna McDaniel. Un sottile pianoforte piacevolmente beatlesiano ci porta ad una melodia ariosa e dolceamara di fortissimo effetto, dove anche Vince Neil regala una prestazione più “adulta” e ben calibrata, coadiuvato ai cori da tutta la band degli Skid Row, nell’anno del loro clamoroso esordio discografico. Tempi lontani, tempi che devono cambiare, anche se non li dimenticheremo mai.  (Antonino Blesi)

eva.cociani

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Amo la musica a 360 gradi, non mi piace avere etichette addosso, le trovo limitanti e antiquate, prediligo lo street, il glam e anche il goth, ma non disdegno nulla basta che provochi emozioni. Ossessionata dalle serie tv, dalla fotografia, dai viaggi e dai live show mi identifico con il motto: “Live the life to the fullest”.

Ilaria Marra

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Braccia rubate alla coltivazione di olivi nel Salento, si è trasferita nella terra delle nebbie pavesi per dedicarsi al project management. Quando non istruisce gli ignari colleghi sulle gioie del metal e dei concerti, ama viaggiare, girare per i pub, leggere roba sui vichinghi e fare lunghe chiacchierate con la sua gatta Shin.

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

Antonino Blesi

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Ascolta metal dal 1983, ha 46 anni e non vuole certo smettere. La passione vince su tutto, e sarà anche scontato, ma la buona musica non morirà mai, finchè qualcuno continuerà a parlarne ed a canticchiare un vecchio refrain....

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