Speciale Kreator: Top 10 – i brani più violenti dal 1985 a oggi

In occasione della monumentale edizione 2015 del Summer Breeze, il prestigioso festival open-air tedesco dedicò una delle proprie giornate all’esibizione in sequenza dei “teutonic four”, ovvero i quattro mostri sacri del thrash germanico: Tankard, Destruction, Sodom e Kreator. Proprio a questi ultimi toccò il ruolo di hedliner, con uno show serale sul Main Stage davanti a una folla oceanica; segno del fatto che, nonostante tutti i gruppi appena citati siano allo stesso modo formidabili e dalla qualità eccelsa, la band di Mille Petrozza sia riuscita a conquistarsi quel qualcosina in più in termini di popolarità e immagine internazionale. In occasione del loro recente passaggio in Italia per il tour di “Gods Of Violence” (la recensione), rendiamo dunque omaggio ai Kretor con una TOP 10 di alcuni dei loro brani più violenti (vuoi per potenza esecutiva, vuoi per tematiche trattate o per cattiveria espressa), ripercorrendo nella nostra sintesi tutta la discografia di questo gruppo fondamentale per lo sviluppo del metal estremo. (Matteo Roversi)

Endless Pain (“Endless Pain”, 1985)

Il primo brano del disco di debutto dei tedeschi Kreator appare istantaneamente come un manifesto stilistico. La band vuole suonare violenta, demoniaca e iper-veloce. La semplicità della struttura della canzone e l’incisione ancora grezza contribuiscono ad un immediatezza che mostra in parte faciloneria giovanile (ancora un po’ amatoriale), in parte rabbia primordiale e sincera. L’effetto è a dir poco sconcertante, tant’è che anche a distanza di molti anni, dopo gli enormi miglioramenti tecnici e professionali fatti dal gruppo, questa e altre delle canzoni del primissimo periodo rimangono imbattibili per ferocia metallica. (Riccardo Manazza)

Tormentor (“Endless Pain”, 1985)

Discorso simile può essere fatto per un altro dei pezzi top di inizio carriera per i Kreator. “Tormentor” è una sciabolata mortale, una violenta scheggia sonora sorretta da un riff nervoso e da una ritmica ossessiva. Un vero inno alla barbarie in nome di Satana, scritto con la (poca) cognizione che possono avere dei pischelli meno che ventenni con qualche birra di troppo in corpo. Non di meno una canzone efficace e terribilmente trascinante nella sua breve durata, visto che in meno di tre minuti di essenziale nichilismo sonoro i nostri portano ancora un po’ in avanti il confine dell’estremo, per arrivare a lambire il black metal più grezzo. (Riccardo Manazza)

Pleasure To Kill (“Pleasure To Kill”, 1986)

E’ il 1986 quando il trio formato da Mille Petrozza, Jürgen Reil e Rob Fioretti dà alla luce un album fondamentale per il thrash come “Pleasure To Kill”, ma bistrattato il più delle volte a causa della sua violenza allo stato puro: la title track ne è un esempio lampante, col suo testo macabro che tratta di un serial killer compulsivo nella notte e del piacere che trae nel togliere la vita. Il suono è grezzo, violento, un tappeto di velocità corredato da un assolo lancinante che a distanza di trent’anni e più riesce ancora a ferire e troncare le gambe a molte band del giorno d’oggi, a perpetua testimonianza della bontà e delle capacità intrinseche del gruppo mostrate quando deve maneggiare la sua materia di pertinenza. (Fabio Meschiari)

Riot Of Violence (“Pleasure To Kill”, 1986)

Sostenuta ma non spezzacollo fin dal titolo e dal suo inizio, “Riot Of Violence” mette le carte in tavola: un pezzo abbastanza elaborato ritmicamente per far parte di questo “Pleasure To Kill” e che riesce a regalare vere e proprie perle come l’accoppiata di basso e batteria prima dell’accelerazione. Un sound cattivo e volutamente maligno che esplode nel solo, impazzito e schizofrenico: si torna su tempi leggermente più umani ma la ferocia è dietro l’angolo e torna a palesarsi dopo poco. Forse un pezzo troppo avanti per i tempi, screziato di marciume punk e in grado di essere fuori da ogni logica temporale, corredato da un testo semplice ma suggestivo in linea coi riferimenti della band. Male. Male vero. (Fabio Meschiari)

Betrayer (“Extreme Aggression”, 1989)

Anche se fedeli ai loro dettami di travolgente brutalità (e un titolo come “Extreme Aggresion” la dice tutta in materia) i Kreator non sono mai stati allergici ai cambiamenti e di fatto ognuno dei loro dischi porta qualche elemento di novità. “Betrayer” è però, all’interno della tracklist di un album piuttosto vario e articolato, una delle canzoni che più rimanda all’aggressività semplice e diretta dei primi lavori. Solo che oggi i nostro hanno imparato a suonare meglio e con la formazione allargata a quattro elementi il muro di suono è ancora più devastante. Tutte caratteristiche che fanno di “Betrayer” una di quelle canzoni da pogo sfrenato in sede live e che rischiano di farvi staccare la testa per il troppo headbanging. (Riccardo Manazza)

People Of The Lie (“Coma Of Souls”, 1990)

Tre minuti e poco più sembrerebbero pochi, ma è ciò che serve a Mille Petrozza e soci per dipingere un affresco di ciò che è la loro musica: un riff pesante e arcigno che apre la strada a una ritmica imperiosa, quadrata e thrash americano fino al midollo. Potenza al 100%, esplosiva, con un assolo che concede un filo di melodia e riesce a dimostrare le capacità strumentali (invero abbastanza relegate in secondo piano nel passato del gruppo): non si può e non si deve decisamente chiedere nulla di più da un gruppo che riesce a balzare con sapienza dallo stile europeo a quello della Bay Area in questa maniera, riuscendo a risultare credibile e ispirato in ogni momento. (Fabio Meschiari)

Phobia (“Outcast”, 1997)

Canzone proposta abbondantemente dal vivo, e in tale sede sempre molto apprezzata, “Phobia” rappresenta il brano simbolo dello sperimentale disco “Outcast”. Aperto da un riff abrasivo, il pezzo procede con un incedere incalzante dominato dall’acidissima voce di Mille Petrozza. Il brano non sarà velocissimo come altri della band, ma riesce nonostante ciò a trasudare cattiveria e aggressività da ogni sua nota, e l’abilità dei Kreator sta proprio in questo. Anche negli anni ’90 i nostri si dimostravano insomma in grado di dispensare sane dosi di violenza. (Matteo Roversi)

Violent Revolution (“Violent Revolution”, 2001)

Per questo speciale dedicato ai pezzi più violenti partoriti dal combo di Essen, mi sono ritrovato a riascoltare la produzione più recente riscoprendo lavori tutto sommato ingiustamente sottovalutati; sì perché Mille Petrozza dal 2000 in poi ha ricominciato a pestare sul tasto del thrash teutonico puro ma allo stesso tempo dinamico e ricercato (caratteristica che, per chi scrive, eleva un gradino più in alto i Kreator rispetto ai cugini Destruction e Sodom). “Violent Revolution” (la canzone) è un cadenzato guidato dal solito drumming tellurico di Ventor e dal nuovo entrato Sami Yli-Sirniö (in formazione ancora oggi) che “addolcisce” la parte centrale con il suo stile più melodico. Pezzo abbastanza canonico ma facilmente memorizzabile. (Alberto Capettini)

Enemy Of God (“Enemy Of God”, 2005)

Un riff di chiara matrice Slayer lancia “Enemy Of God” a velocità spedita in tipica andatura thrash rendendolo davvero uno dei pezzi più “in your face” dei Kreator. Petrozza urla con la sua voce cartavetrata liriche apocalittiche (…purity and innocence is killed…peace died long ago when life stood still…) e , come spesso accade nel modo di comporre dei tedeschi, abbiamo un momento di apertura tra l’assolo e la conclusione tipicamente metal con la linea armonica guidata dalle chitarre all’unisono. (Alberto Capettini)

Phantom Antichrist (“Phantom Antichrist”, 2012)

Anche “Phantom Antichrist” (ennesimo titolo che dimostra come Petrozza non abbia un buonissimo rapporto con la religione) ha un riff intransigente posto in apertura; la produzione di Jens Bogren è leggermente più sporca rispetto a quanto ci ha abituati a sentire in sue altre collaborazioni però si adatta perfettamente allo stile dei Kreator; bellissimo lo stacco a metà pezzo con un riff assassino e un rallentamento solo apparente prima che il treno torni a correre a velocità impazzita. Davvero un macigno! (Alberto Capettini)

matteo.roversi

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Nerd e metallaro, mi piace la buona musica a 360 gradi e sono un giramondo per concerti (ma non solo per questi). Oltre al metal, le mie passioni sono il cinema e la letteratura fantasy e horror, i fumetti e i giochi di ruolo. Lavorerei anche nel marketing… ma questa è un’altra storia!

alberto.capettini

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Fan di rock pesante non esattamente di primo pelo, segue la scena sotto mentite spoglie (in realtà è un supereroe del sales department) dal lontano 1987; la quotidianità familiare e l’enogastronomia lo distraggono dalla sua dedizione quasi maniacale alla materia metal (dall’AOR al death). È uno dei “vecchi zii” della redazione ma l’entusiasmo rimane assolutamente immutato.

Fabio Meschiari

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Musica e birra. Sempre. In spostamento perenne fra Asia e Italia, sempre ai concerti e con la birra in mano. Suonatore e suonato, sempre pronto per fare casino. Da Steven Wilson ai Carcass, dai Dream Theater ai Cradle of Filth, dai Cure ai Bad Religion. Il Meskio. Sono io.

riccardo.manazza

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Incapace di vivere lontano dalla musica per più di qualche ora è il “vecchio” della compagnia. In redazione fin dal 2000 ha passato più o meno tutta la sua vita ad ascoltare metal, cominciando negli anni ottanta e scoprendo solo di recente di essere tanto fuori moda da essere definito old school. Il commento più comune alle sue idee musicali è “sei il solito metallaro del cxxxo”, ma d'altronde quando si nasce in piena notte durante una tempesta di fulmini, il destino appare segnato sin dai primi minuti di vita. Tra i quesiti esistenziali che lo affliggono i più comuni sono il chiedersi il perché le band che non sanno scrivere canzoni si ostinino ad autodefinirsi prog o avant-qualcosa, e il come sia possibile che non sia ancora stato creato un culto ufficiale dei Mercyful Fate.

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