Speciale: “In The Name Of The Father” – Track By Track, Intervista e “Anima Christi” in anteprima

In anteprima abbiamo modo di presentarvi la metal opera intitolata “In The Name Of The Father” che uscirà prossimamente per Underground Symphony. L’artista che si cela dietro al monicker Enzo & The Glory Ensemble è il compositore, cantante e chitarrista Enzo Donnarumma, già salito alla ribalta nel 2010 grazie al debutto di prog metal della sua band Members Of God intitolato “Ten Talking Words”.

Questo nuovo lavoro è un progetto decisamente ambizioso, una vera rock opera di christian metal che vede coinvolti una lunga lista di guest della scena prog metal mondiale. Citiamo Kobi Farhi (Orphaned Land), Marty Friedman (ex Megadeth, ex Cacophony, ecc.), Ralf Scheepers (Primal Fear, ex Gamma Ray, ecc.), Brian Ashland (Shadow Gallery), Gary Wehrkamp (Shadow Gallery, che si è occupato anche del mixaggio), Nicholas Leptos (Warlord), Mark Zonder (Warlord, ex Fates Warning, ecc.) e le italiane Tina Gagliotta (Poemisia) e Amulyn (Whisper From Heaven). Si tratta davvero di una carrellata di ospiti di livello superbo, che Enzo ha saputo coinvolgere nel suo progetto, ossia l’esecuzione in chiave metal, molto melodico, colmo di passione ed interpretativo, delle più importanti preghiere della religione cristiana nonché di passi della Bibbia.

La cover bellissima che raffigura l’interno di una chiesa ed una croce, è opera di Jahn Carlini e possiamo senz’altro affermare come il dipinto colga in pieno il messaggio più profondo del CD.

Abbiamo avuto modo di ascoltare alcuni pezzi in anteprima e quindi procediamo a presentarveli.

In The Name Of The Father (1:24): intro molto efficace, dal sapore mediorientale, con fiati e un vocalist di sottofondo… la perfetta apertura per il pezzo che arriva subito dopo, ossia l’opener…

Psalm 63 (5:33): il pezzo con cui la metal opera inizia ha come testo la trascrizione integrale del Salmo di Davide n. 63. La canzone è abbastanza movimentata, una cavalcata power abbastanza complessa impreziosita da una prova alla batteria davvero ottima; alla voce Enzo duetta con Brian Ashland degli Shadow Gallery.

Anima Christi (3:16): canzone ammaliante che miscela ritmiche mediorientale e strumenti acustici alla chitarra elettrica ed alla batteria. Troviamo come ospite alla voce Kobi Farhi (Orphaned Land) che duetta con Enzo. E’ stato anche realizzato un video di questo brano che evidenzia lo stuolo di strumenti utilizzati, dai violini al corni. Il testo della song è una famosissima preghiera medievale, tuttora recitatissima nei Rosari ed in varie occasioni liturgiche.

In anteprima per Metallus.it

Benedictus (4:12): brano dai ritmi sostenuti che fin dall’inizio vede protagonista Gary Wehrkamp alle tastiere; con il suo strumento il tastierista/chitarrista degli Shadow Gallery crea atmosfere affascinanti. In seconda battuta citiamo gli stupendi fraseggi di basso dello stesso Enzo, che donano un incredibile dinamismo al brano.

Hail Holy Queen (4:33): brano lento, melodico e mistico che ripropone il “Salve Regina”; il pezzo, cantato da Enzo, è davvero emozionante ed è arricchito dalla chitarra di Marty Friedman.

Maybe You (5:16): altra traccia dal sapore soffuso e molto dolce; questa canzone non è una preghiera o un estratto dalla Bibbia e propone un messaggio molto positivo, incitando lo stesso ascoltatore ad agire per migliore la qualità della vita. In questo brano dalle tinte rock-pop corali abbiamo una carrellata di ospiti ossia Brian Ashland e Gary Wehrkamp, Nicholas Leptos e Mark Zonder.

Vediamo ora di cogliere qualche altro segreto circa la metal opera dalle parole dello stesso compositore, Enzo Donnarumma.

Ciao Enzo; dopo il debutto dei Members Of God si erano perse le tue tracce ed ora capiamo come hai impegnato questi ultimi anni; “In The Name Of The Father” è un album davvero ambizioso e di valore. La prima domanda (quasi ovvia) è… come hai fatto a coinvolgere tutti questi grandi artisti della scena mondiale? Ti va di racontarcelo?

“In effetti anch’io spesso mi domando come sia successo. La risposta che mi posso dare è che gli artisti che si sono uniti al progetto si siano lasciati catturare da una forte ispirazione presente in queste dodici canzoni. In questo album c’è molta sincerità, molta drammaturgia, molta sofferenza, molta speranza: elementi che ti fanno tirar fuori idee che neanche immaginavi di avere in corpo. “In The Name Of The Father” fu concepito due anni fa, quasi per gioco: desideravo musicare preghiere, inni e Salmi che recito ogni giorno. Appena finite le demo, le inviai a Gary Wehrkamp degli Shadow Gallery (con cui da anni nutro una profonda amicizia) e ne fu a dir poco entusiasta e mi propose di coinvolgere anche Brian, vocalist degli Shadow.

Dopodichè pensai: perchè solo loro due in alcune canzoni e nelle altre nessuno? Che senso avrebbe un album “Enzo e gli Shadow Gallery”?

Capii subito che avrei dovuto coinvolgere altre special guests e che questo disco doveva essere una reunion di musicisti di grande stile che offrissero la loro competenza alla preghiera musicale che stava nascendo. Non ho usato alcuna strategia, li ho chiamati e loro hanno accettato, fino a raggiungere il numero emblematico di sette. Per la fede che ho, credo che Dio abbia dato il Suo piccolo contributo a questa piccola grande storia.”

Tornando a quanto avevo accennato nella precedente domanda… hai impiegato molto per comporre ed ideare questa metal opera? Ti rendi conto del fatto che si tratta probabilmente del più grande progetto christian metal fino ad ora realizzato?

“I brani sono nati nel giro di un mese. Ero talmente coinvolto che tante idee mi balzavano in mente mentre ero in macchina. Tornavo a casa e molto spesso scoprivo che i testi, per puro caso o per chissà cosa, combaciavano già con le melodie, al punto che non ho dovevo arzigogolare quasi nulla. A volte mi sembrava che le canzoni esistessero già, dovevano solo essere scritte.

Pomeriggi interi nel mio studio a dialogare con la Provvidenza, chitarre e tastiere alla mano, a volte piangendo o ridendo come uno stupido. Non avevo un piano dell’opera, semplicemente trattavo i miei sentimenti con una sorta di sincerità spirituale.

A lavoro quasi finito mi resi conto di aver realizzato, per la prima volta nella storia, un “laudario Metal”. Certo, non è roba che si sente tutti i giorni ma, ripeto, quando un uomo si confronta con se stesso in modo autentico, fa sempre qualcosa di unico.

Forse, come dici, “In The Name Of The Father” potrebbe essere tra i più grandi progetti Christian, ma alla fine saranno gli ascoltatori a decidere. Quel che è certo è che ho spremuto tutto ciò che so immaginare, comporre e organizzare per ottenere questo piccolo figlio.

Spero che, al di là delle controversie tra metal pagano e cristiano, l’album venga giudicato per quel che è: un disco metal, innanzitutto. Se è vero che tanti giovani rifiutano le istituzioni religiose accusandole d’intolleranza, è pur vero che, nel caso opposto, sarebbe coerente non maltrattare a priori tutto ciò che è religioso, così da non combattere un’ottusità con un’altra ottusità e di credere nella tolleranza rivendicata.”

Quali sono state le fasi della realizzazione dell’opera e come hai collaborato con i vari ospiti?

“Questa è davvero un’ottima domanda! La prima fase è stata pormi una questione: come pregare col metal? Cosa diventa una preghiera sulle sei corde distorte? Ho pensato immediatamente al sinfonismo: dovevano esserci contrappunti sinfonici che facessero da tappeto volante su cui far viaggiare chitarre, basso e batteria, mandando tutto in cielo.

Quindi mi sono messo a comporre partiture orchestrali per ogni brano. Non c’era un brano che non ne avesse bisogno. Mi ispiravo a Gustav Mahler, Bach, Ravel, Satie, ma anche ai grandi autori di colonne sonore come James Horner, Trevor Jones e Pino Donaggio.

La seconda fase è stata registrare il tutto, avvalendomi sia di ottimi software orchestrali che di musicisti d’orchestra in carne ed ossa che, sovraincidendo sulle tracce del software, contribuivano alla naturalezza del suono sinfonico.

La terza, lunga fase, sono state le registrazioni delle guest. Abbiamo lavorato a distanza e ciascuno da casa propria, abbiamo ha avuto tutto il tempo di ragionare, cambiare idea, correggere e rifare, cosa che da vicino, in pochi giorni, non sarebbe stata possibile.

Professionalità, serietà e umiltà delle guest mi hanno sconvolto: accettavano i miei sì e i miei no, non davano limiti di tempo finchè i brani non fossero come li desideravamo; a lavoro concluso erano felici come bambini e neanche volevano esser ringraziati. Ho imparato molto dal loro esempio e oggi so che un gran musicista mette al primo posto la voglia di fare buona musica.

La quarta fase è stata la più drammatica: bisognava fare in modo che flauti, corni, clarinetti, archi, trombe e timpani si sposassero con chitarre, bassi e batterie, ciascuno senza schiacciare l’altro. Compresi che l’ingegnere del suono non è mestiere fatto per me, per cui dovevo affidarmi a uno che sapesse trattare quel materiale con una competenza a me ignota. Chi se non Gary stesso? Ascoltando i delicatissimi incastri sonori di dischi come “Tyranny” mi convinsi che solo Gary avrebbe potuto occuparsi del mixaggio, durato poi nove mesi. Tengo a concludere la tua domanda citando un’ultima fase: la ricerca dell’etichetta. Ho rinunciato a numerosi ottimi nomi, in attesa del tipo di risposta che desideravo, proprio quella che mi giunse da un certo Maurizio Chiarello della Underground Symphony: fu sensibile non solo ai nomi delle guest, ma fu attento ai contenuti Christian, alla minuziosità del lavoro sinfonico, alle elaborazioni tematiche un pò in stile Bach e, senza usare il solito linguaggio ammiccante alla “ti farò fare grandi cose”, mi disse semplicemente che avrebbe lavorato come si deve, valorizzando gli elementi più intimi dell’opera. Ho accettato e, finora, ne sono onorato. La Underground Symphony è un vero laboratorio di cura dell’artista e sta concentrando il meglio delle sue competenze nella produzione dell’album.”

Quando uscirà il CD?

“La notte del 24 dicembre 2015. Una data desiderata dalla label stessa come simbolo di un bimbo speciale che nasce, di un messaggio celeste che s’incarna in una piccola confezione digipak. Visioni ascetiche a parte, stiamo tutti fremendo per l’uscita dell’album e non vediamo l’ora di stappare ciascuno una gran bottiglia di buon vino per un gran brindisi a distanza.”

Etichetta: Underground Symphony

Anno: 2015

Tracklist:

01. In The Name Of The Father
02. Psalm 63
03. The Lord’s Prayer
04. Anima Christi
05. Glory Be To The Father
06. Benedictus
07. The Apostle’s Creed
08. Hail Holy Queen
09. Guardian Angel Prayer
10. Psalm 3
11. Hail Mary
12. Maybe You


Sito Web: https://www.facebook.com/Enzo-Donnarumma-612519158880511/?fref=ts

leonardo.cammi

view all posts

Bibliotecario appassionato a tutto il metal (e molto altro) con particolare attenzione per l’epic, il classic, il power, il folk, l’hard rock, l’AOR il black sinfonico e tutto il christian metal. Formato come storico medievalista adora la saggistica storica, i classici e la letteratura fantasy. In Metallus dal 2001.

0 Comments Unisciti alla conversazione →


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Login with Facebook:
Login