Speciale Gotthard: I migliori brani interpretati da Steve Lee

Anche se in Italia non hanno mai ottenuto lo stesso successo incredibile della loro patria di origine, i Gotthard sonogotthard-steve-2 una band che viene seguita da tempo con affetto e attenzione. La loro carriera non è lunghissima in termini temporali, dato che il loro primo album è datato 1992, ma questo periodo di tempo relativamente breve contiene una serie di brani che da subito sono entrati nei cuori dei fan e ancora oggi vengono riproposti con grande successo. Una carriera, la loro, che poteva essere stroncata anzitempo quando, esattamente cinque anni fa, il 5 ottobre 2010, il prodigioso e carismatico cantante Steve Lee  perse la vita sulle strade degli Stati Uniti in un incidente che sembra più che altro un beffardo scherzo del destino. Frontman d’eccezione, dal carisma straordinario sul palco e dalle grandi doti umane nella vita quotidiana, nel rapporto con la stampa e con i colleghi musicisti, con quell’incidente l’hard rock contemporaneo ha perso uno delle sue punte di diamante. Tralasciando i discorsi su quello che è successo ai Gotthard nel periodo successivo, vogliamo oggi ripercorrere la discografia della band elvetica, riproponendo un brano tratto da ciascun lavoro uscito nel periodo della loro produzione con Steve Lee; l’intenzione è quella di mostrare la sua versatilità nell’affrontare ballad suadenti e rock scatenati con la stessa appassionata interpretazione e risultando sempre estremamente credibile.

Angel (“Gotthard”, 1992)

gotthard albumIn questo brano Lee mette in mostra il lato più blues, andando in territori tipicamente frequentati dagli Whitesnake, con una performance degna del Coverdale più ispirato. E’ il primo album dei Gotthard, che si presentano però come una band già matura, con un frontman carismatico e credibile, con l’autorevolezza tipica dei grandi (Giovanni Barbo).

 

 

 

Mountain Mama (“Dial Hard”, 1993)

gotthard dial hardNascere in una culla di pietra, come si dice nella parte iniziale del testo, potrebbe non essere la cosa più divertente di questo mondo, eppure ai Gotthard è piaciuto tanto da dedicarle una canzone. Nonostante faccia parte del primissimo repertorio della band, “Mountain Mama”, dedicata alla patria Svizzera, è ancora oggi uno dei brani più noti e amati. Dal punto di vista musicale il pezzo è noto per l’introduzione del talk box nella sua parte centrale, e in sede live anche in quella iniziale, ad opera del chitarrista Leo Leoni (Anna Minguzzi).

 

In The Name (“G.”, 1996)

gotthard g.Con “In The Name” i Gotthard esplorano il vasto panorama dei testi impegnati, spingendosi a parlare di coloro che, all’interno di paesaggi surreali, combattono in nome di una ideologia religiosa non meglio identificata, mettendone in risalto l’inutilità. Brano scritto prima dell’onda emotiva derivante dall’11 settembre, è una di quelle ballad che caratterizzeranno buona parte della discografia successiva dei Gotthard, in cui un arrangiamento semplicissimo lascia ampio spazio alla voce di Steve Lee nel dare drammaticità e sentimento al pezzo (Anna Minguzzi).

You (“Open”, 1999)
gotthard_-_openIn questo mid-tempo dal crescendo irresistibile, Steve Lee mette talento e passione al servizio di un pezzo dal gusto pop improntato di romanticismo. Un’interpretazione che mette in evidenza quanto Lee fosse eclettico, capace di muoversi con agilità in un brano delicato come questo. E di far sentire tutta la propria profondità nelle piccole sfumature che colorano i passaggi più sentiti nelle strofe, rendendole diverse l’una dall’altra. Dimostrazione di come non serva abbassare la voce né sussurrare per comunicare qualcosa di differente, a prescindere anche dal testo (Giovanni Barbo).

Heaven (“Homerun”, 2001)

gotthard homerunNon si può parlare dei Gotthard senza citare “Heaven”, che allo stato attuale è il brano di maggior successo della band elvetica e l’unico le cui vendite gli hanno consentito l’ottenimento del disco di platino. Ballad per voce e piano, che nel ritornello aggiunge un po’ di strumenti, ma ancora una volta si regge per la maggior parte grazie alla voce di Steve Lee, “Heaven” è uno di quei brani da cantare con l’accendino alzato, uno di quelli per cui si va ad un concerto e uno di quelli dall’impatto emotivo tale che è difficile dimenticarlo. Non è casuale il fatto che, sull’onda emotiva successiva alla morte di Steve Lee, siano state pubblicate ben due raccolte intitolate proprio come questo celebre brano (Anna Minguzzi).

Top Of The World (“Human Zoo”, 2003)

gotthard human zooPer la sua struttura e il suo ritmo così intenso, “Top Of The World” è uno di quei pezzi che trova la sua massima espressione in sede live (come ci dimostra la sua esecuzione nel live “Made In  Switzerland). Il brano si ricorda per la perfetta combinazione tra una ritmica serrata e un testo che inneggia alla libertà e all’andare avanti nonostante tutto, che Steve Lee interpreta con semplicità, e che diventa una iniezione di energia a tutto volume (Anna Minguzzi).

 

Lift U Up (“Lipservice”, 2005)

gotthard lipservice“Lipservice”, primo disco pubblicato dai Gotthard con Nuclear Blast, è forse l’album che gli ha fatto fare un salto di qualità e ha lanciato la band più a livello internazionale. Come primo singolo estratto, “Lift U Up” ha ottenuto un successo strepitoso, diventando la colonna sonora della nazionale di calcio svizzera agli Europei 2008 e oggetto di diversi remix. Il segreto del suo successo? Un brano breve, trascinante, giocoso, dalla semplicità disarmante, guidato come sempre da una voce inconfondibile, appoggiato da un video in cui Steve Lee guida una corte dei miracoli che finisce per fare festa sotto il palco, accomunata dalla voglia di divertirsi. Semplice ma geniale (Anna Minguzzi).

 

The Oscar Goes To… (“Domino Efffect, 2008)

gotthard domino effectIl periodo di permanenza alla Nuclear Blast è contraddistinto anche da “Domino Effect”, un disco a tratti controverso perché forse non riesce a replicare in pieno il successo del suo fratello maggiore “Lipservice”. Nonostante queste difficoltà di partenza, l’album contiene anche brani interessanti e solidi, come “The Oscar Goes To…”, pezzo tipicamente hard rock con un ottimo assolo centrale, incentrato ancora una volta sulla vita vissuta indossando una maschera, nascondendo i propri sentimenti anche di fronte a chi ci ama. Non si sa il motivo per cui i sentimenti siano nascosti, l’importante è che questa capacità è talmente sviluppata che l’oggetto di amore si merita appunto un Oscar per la sua ottima interpretazione, a metà strada fra ironia, amarezza e rabbia (Anna Minguzzi).

Shangri-La (“Need To Believe”, 2009)

gotthard need to believeQuando i Gotthard stavano promuovendo “Need To Believe”, Steve Lee ci disse che inizialmente l’album si sarebbe dovuto intitolare proprio “Shangri – La”, ma che poi il titolo era stato cambiato per evitare confusioni con altri prodotti estranei alla musica (ad esempio, esiste una marca di detersivi con questo nome). Nonostante non sia diventato la title track, “Shangri – La” resta uno dei pezzi unici nella carriera dei Gotthard, una favola su un regno incantato, introdotto da un coro che arriva da lontano e poi si condensa in un mid tempo incisivo, creando un perfetto contrasto fra un testo onirico e visionario e una parte musicale solida e concreta (Anna Minguzzi).

 

The Train (“Homegrown – Alive In Lugano”, 2011)

gotthard alive in luganoC’è qualcosa di tristemente ironico in questo ultimo inedito pubblicato con Steve Lee alla voce. “The Train” fa parte del live “Homegrown”, che registra uno degli ultimissimi concerti dei Gotthard con il vecchio cantante. “The Train” è una ballad acustica, dalla struttura semplicissima, accompagnata solo da chitarra e percussioni, e quindi giocata quasi tutta sulla voce di Steve Lee. Il testo riprende la metafora della vita come viaggio e del treno come suo veicolo principale. Anche se questo tipo di viaggio prevede la possibilità di non poter tornare a stazioni già viste o strade perse, ci ricorda Steve Lee, l’importante è andare avanti e non perdere le occasioni, pur non sapendo quale sarà la destinazione finale (Anna Minguzzi).

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1 Comment Unisciti alla conversazione →


  1. capitan andy

    breve ma esplicativa carellata su alcuni dei capolavori di questa band e del grande talento di Steve Lee…..a mio modesto parere i gotthard sono stati la miglior band hard rock dal 1992 in avanti
    la loro storia con steve lee e’ durata poco meno di 20 anni ma ha prodotto una tale quantita’ di hit singles da far impallidire molte band piu’ blasonate degli anni 70 e 80!…la densita’ di brani belli per album e’ veramente incredibile!….come abbia fatto una band cosi’ nostrana a partorire tutti quegli hits e’ ancora un mistero!!!….a 5 anni dalla sua morte comunque Steve rimane vivo attraverso la sua splendida voce incisa su queste tracce….io lo ricordero’ sempre come un grande cantante e soprattutto una grande persona…ho avuto modo di conoscerlo e parlarci piu’ di una volta rimanendo sempre esterefatto della sua semplicita’ e bonta’ d’animo!
    riposa in pace grande steve….almeno ci hai lasciato al culmine del tuo stato di forma come i migliori
    vikinghi morivano in battaglia…magra consolazione ma c’est la vie!!!…la storia dei gotthard continua e un plauso a grande Leo Leoni che nonostante tutto e’ riuscito a ritrovare il bandolo della matassa…un filo veramente ingarbugliato….mi raccomando ragazzi…sostenete i migliori!!!!

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